AgenPress. “Non avete voluto ascoltare nulla, non avete voluto far tesoro delle esperienze del passato, avete pensato che vincere le elezioni vi desse la facoltà di fare e disfare a prescindere dell’evoluzione delle istituzioni. E per questo, per tenere accesa una speranza, dobbiamo votare contro”.
Così la senatrice Tatjana Rojc (Pd) oggi in Aula ha chiuso la dichiarazione di voto sulla riforma dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia che reintroduce nella regione Enti intermedi elettivi.
“L’abolizione delle province è stata votata all’unanimità e ricordarlo oggi – ha constatato Rojc nel suo intervento – suscita il fastidio del centrodestra. Il Consiglio regionale Fvg ha votato dopo un confronto molto approfondito e ha coinvolto realtà e comunità locali”.
Ricordando i mesi in cui “era stato il ministro Ciriani a premere a freddo il grilletto della crisi” che poi si era esaurita “tra titoli di scatola sui giornali, delegazioni ritirate dalla Giunta e un pellegrinaggio di Fedriga dalla presidente Meloni”, la senatrice dem ha affermato che in due legislature regionali non c’è stata “nessuna riforma, solo il declino demografico, la spesa effimera dell’abbondanza di risorse che viene dalla specialità, il tracollo della sanità” e ha sostenuto che “la resurrezione delle province è l’unico punto programmatico che il centrodestra e in particolare la Lega potrà vantare di aver realizzato”.
“Servirebbe un confronto strutturato e istituzionale tra Regione e Comuni” ha aggiunto Rojc precisando che “i Comuni che devono essere protagonisti del processo di riordino, perché sono il primo presidio istituzionale e il front office dello Stato e non possano essere esclusi dalle decisioni che riguardano le autonomie locali e i servizi essenziali”.
Nel suo intervento la senatrice, che è espressione della minoranza slovena, ha ammonito “quanti si fanno blandire dal profumo dell’attuale maggioranza, cui voglio dire che tornare alle province come erano e dove erano non porterà nulla alla tutela e alla valorizzazione delle minoranze”
