Nessun Paese al mondo ha raggiunto la piena uguaglianza giuridica per le donne e le ragazze.
Dalla protezione contro la violenza di genere alla parità salariale, le donne e le ragazze continuano a essere soggette a disuguaglianze giuridiche, poiché l’impunità per le violazioni dei loro diritti persiste in tutto il mondo.
UN Women Italy rilancia nel nostro Paese l’appello urgente per l’8 Marzo: anche i dati italiani mostrano numeri allarmanti in ambito lavoro, autonomia economica e sicurezza. La campagna globale 2026 chiama istituzioni, imprese e giovani all’azione immediata: senza giustizia per tutte, non c’è futuro per nessuno.
AgenPress. In un mondo attraversato da conflitti, instabilità democratiche e un evidente arretramento dei diritti fondamentali, UN Women presenta la campagna globale 2026: “Diritti. Giustizia. Azione. Per tutte le donne e le ragazze.”.
Partendo dalla nuova relazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite intitolata “Garantire e rafforzare l’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze” e presentata da UN Women il 4 marzo a New York in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il tema dell’anno pone al centro una questione cruciale: l’accesso equo alla giustizia, condizione indispensabile per garantire uguaglianza di genere, tutela dei diritti e partecipazione piena alla vita pubblica.
Le violazioni dei diritti di donne e ragazze, infatti, stanno accelerando, alimentate da una cultura globale dell’impunità che si estende dai tribunali agli spazi online, fino alle zone di conflitti. Le leggi vengono riscritte per limitare le libertà delle donne e delle ragazze, mettere a tacere le loro voci e consentire abusi senza conseguenze.
I dati del rapporto parlano chiaro: in oltre il 70% dei Paesi, le donne incontrano più ostacoli degli uomini nell’accedere ai meccanismi di giustizia, con solo il 64% dei diritti legali riconosciuti rispetto agli uomini, il che le espone a discriminazioni, violenze ed esclusione in ogni fase della loro vita. Le barriere vanno dalle leggi discriminatorie ancora in vigore alla mancanza di protezione effettiva nei casi di violenza, fino alla quasi totale assenza di donne nei ruoli decisionali del sistema giudiziario.
La stessa relazione rivela che in oltre la metà dei Paesi del mondo – il 54% – lo stupro non è ancora definito sulla base del consenso, il che significa che una donna può essere violentata e la legge potrebbe non riconoscerlo come un reato. In quasi 3 Paesi su 4, una ragazza può ancora essere costretta a sposarsi, in base alla legge nazionale. E nel 44% dei Paesi, la legge non impone la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore, il che significa che le donne possono ancora essere legalmente pagate meno per lo stesso lavoro.
Il rapporto mostra anche che l’87% dei Paesi ha promulgato leggi contro la violenza domestica e più di 40 Paesi hanno rafforzato le tutele costituzionali per le donne e le ragazze nell’ultimo decennio. Ma le leggi da sole non bastano. Le norme sociali discriminatorie – stigma, colpevolizzazione delle vittime, paura e pressione della comunità – continuano a mettere a tacere le sopravvissute e a ostacolare la giustizia, consentendo che anche le forme più estreme di violenza, compreso il femminicidio, rimangano impunite. L’accesso delle donne alla giustizia è inoltre ostacolato da realtà quotidiane quali i costi, il tempo, la lingua e una profonda sfiducia nelle istituzioni che dovrebbero proteggerle.
Il messaggio della campagna è chiaro e universale: se la giustizia non è pienamente accessibile a tutte le donne e le ragazze, non è giustizia.
ITALIA: UN DIVARIO STRUTTURALE CHE RICHIEDE AZIONE IMMEDIATA
Anche in Italia, i dati confermano che i diritti formali non garantiscono automaticamente giustizia sostanziale. Il divario di genere si manifesta in modo strutturale, incidendo sia sull’autonomia economica sia sulla sicurezza e sulle possibilità reali di autodeterminazione delle donne.
Diritti incompiuti: il lavoro che manca
In Italia, il tasso di occupazione femminile è fermo al 53,7%, uno dei più bassi in Europa, a fronte del 71,2% maschile. Nel Mezzogiorno, la situazione è ancora più critica, con un’occupazione femminile inferiore al 40%. Questa fragilità si riflette anche sui redditi: le donne percepiscono in media solo il 56,7% del reddito maschile, segno che l’accesso al lavoro non garantisce necessariamente pari opportunità. Questi dati contribuiscono alla posizione italiana nel Global Gender Gap Index 2025, dove il Paese si colloca all’85º posto su 148.
Ingiustizie accumulate: le carriere spezzate
Nel nostro Paese, il part-time involontario femminile supera il 15%, limitando progressione di carriera e prospettive pensionistiche. Il gender pension gap è del 28,6%, molto più alto della media europea. Le donne italiane risultano inoltre sovra-qualificate ma sotto-inquadrate: l’Italia presenta il più alto tasso di over-qualification femminile in Europa (24,3% donne vs 16,7% uomini), e solo il 2,2% dei CEO delle società quotate è donna. Un insieme di fattori che mostra come la giustizia economica non sia ancora garantita.
La necessità di un’azione collettiva
Il divario si amplia anche nella dimensione sociale e culturale. L’offerta di servizi per l’infanzia è insufficiente: solo il 30% dei bambini sotto i tre anni ha accesso a un asilo nido (nel Sud appena il 17,4%), mentre il congedo di paternità resta fermo a 10 giorni, limitando la reale condivisione della cura familiare. Sul piano della sicurezza, una donna su tre in Italia ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Infine, in tema di sicurezza digitale, solo il 44% delle donne possiede competenze digitali di base.
Questi dati confermano che il divario non è episodico ma sistemico, ed è necessario investire su occupazione di qualità, STEM, imprenditoria e leadership femminili, infrastrutture sociali per la vita familiare, cambiamento culturale e sicurezza.
La giustizia non è solo una questione giudiziaria: riguarda la possibilità concreta per ogni donna di vivere libera, sicura e autodeterminata.
“La campagna IWD 2026 di UN Women ruota intorno al tema ufficiale “Diritti. Giustizia. Azione. Per TUTTE le donne e ragazze”, un invito a trasformare impegni e parole in risultati concreti, eliminando ostacoli normativi e discriminazioni strutturali e garantendo accesso equo alla giustizia in tutte le aree della vita. In Italia come nel mondo i diritti delle donne restano una promessa incompiuta: non basta riconoscerli, dobbiamo tradurli in giustizia quotidiana. Per accelerare il cambiamento servono politiche coraggiose, investimenti mirati e un impegno collettivo che renda effettivo ogni diritto, dalla parità salariale alla sicurezza, dal lavoro alla vita familiare – per tutte” dichiara Darya Majidi, Presidente di UN Women Italy.
I FOCUS DELLA CAMPAGNA GLOBALE 2026
La campagna si concentra su quattro assi strategici:
- Difendere i diritti in un contesto globale di arretramento, contrastando la normalizzazione delle regressioni normative e culturali che limitano libertà e partecipazione.
- Rendere la giustizia realmente accessibile, assicurando diritto alla protezione, all’ascolto e ai servizi, e abbattendo barriere geografiche, economiche, culturali e digitali.
- Agire congiuntamente su diversi fronti essenziali:
- Legislativo: eliminare le norme discriminatorie e rafforzare quelle sulla violenza di genere.
- Economico: garantire lavoro dignitoso, parità salariale e progressione di carriera.
- Istituzionale: investire in servizi, formazione, welfare e governance inclusiva.
- Culturale: educazione al rispetto, inclusione digitale, contrasto agli stereotipi e agli abusi online.
- Coinvolgere nuove generazioni e nuovi pubblici: la campagna punta a mobilitare under 30, comunità educative, giovani professionisti e gruppi solitamente più distanti dall’attivismo di genere.
LA RICHIESTA ITALIANA ALL’AZIONE: UNIRE IL PAESE PER UN FUTURO PIÙ GIUSTO
UN Women Italy invita l’intero Paese a un impegno condiviso, partendo dai due focus principali – inclusione tecnologica e contrasto alla violenza e nuovi modelli maschili per un’azione mirata che colmi il gender gap – chiamando all’azione:
- Istituzioni, per rafforzare leggi, servizi e investimenti; garantire trasparenza e responsabilità politica.
- Imprese, per attuare misure concrete per parità salariale, leadership femminile, welfare aziendale e sicurezza sul lavoro.
- Scuole e Università, per promuovere educazione alle relazioni, competenze digitali, cittadinanza globale e partecipazione attiva.
- Media e piattaforme digitali, per contrastare hate speech e violenza online, dare voce a esperienze e soluzioni, amplificare la campagna.
- Giovani e società civile, per diventare protagonisti del cambiamento, portando l’appello per diritti e giustizia in ogni comunità.
“I diritti non avanzano per inerzia: avanzano quando diventano cultura diffusa, linguaggio condiviso, priorità collettiva. La comunicazione è il motore che abilita questo passaggio di paradigma. Non è solo racconto, è costruzione di senso, è responsabilità, è leva strategica per trasformare consapevolezza in azione e azione in diritti concreti.
Per UN Women Italy, comunicare significa presidiare lo spazio pubblico con visione e coerenza, accelerare il cambiamento culturale e contribuire a rendere i diritti non negoziabili, ma strutturali.
Per questo investiamo in una comunicazione capace di generare consapevolezza, spostare paradigmi culturali e trasformare il consenso in diritti concreti. Senza un racconto forte e condiviso, i diritti restano enunciazioni; con una strategia chiara e coraggiosa, diventano realtà” dichiara Caterina Tonini, Vice President – Head of Marketing and Communication di UN Women Italy.
