Lettera aperta del Prof. Foad Aodi al mondo politico e alla società civile

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REFERENDUM GIUSTIZIA: DISAGIO SOCIALE AL 38% E SFIDUCIA GIOVANILE OLTRE IL 60% 

“Il voto non è più solo scelta ma segnale di rottura: cresce la distanza tra cittadini e istituzioni, mentre giovani e comunità chiedono risposte concrete su temi a loro cari come lavoro, sanità e integrazione”


AgenPress. Scrivo questa lettera dopo aver osservato con estrema attenzione ciò che è accaduto con il recente referendum sulla giustizia, andando oltre il semplice dato dell’affluenza per decifrare ciò che si muove davvero sotto la superficie del voto.

Lo faccio come medico, come cittadino e come rappresentante di una rete che da anni opera quotidianamente nei territori, negli ospedali e nelle comunità reali del Paese, avendo organizzato più di 1330 convegni ed iniziative a favore del dialogo interculturale, interreligioso, del mondo delle professioni e della sanità italiana. Parlo del lavoro condiviso con AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (Agenzia Mondiale senza Confini) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, realtà che ogni giorno raccolgono dati, percezioni e segnali concreti verificati sul campo.

IL VOTO COME SEGNALE DI DISAGIO, NON SOLO DI SCELTA

Quello che emerge con chiarezza dalle nostre rilevazioni è un dato che non può essere né ignorato né ridimensionato: solo il 42% dei votanti ha affrontato il referendum entrando realmente nel merito tecnico dei quesiti, dimostrando una volontà di approfondimento specifico. Al contrario, circa il 38% ha utilizzato l’urna per esprimere un profondo disagio politico e sociale.

Questo significa che una quota rilevante di cittadini non si è recata alle urne per scegliere tra opzioni tecniche, ma per segnalare una distanza crescente dalle istituzioni, una fatica evidente nel riconoscersi nelle risposte offerte e una richiesta implicita di cambiamento che non trova ancora una traduzione politica adeguata.

GIOVANI E SFIDUCIA: I DATI DI UNA FRATTURA SISTEMICA

Il quadro che emerge dalle nostre analisi-indagini trova conferma in diversi studi recenti sul rapporto tra giovani e politica in Italia e in Europa. I numeri delineano una crisi di fiducia senza precedenti:
-Rappresentanza: In Italia, il 53% dei giovani dichiara di non sentirsi rappresentato dalla politica attuale, segno di una frattura strutturale tra nuove generazioni e istituzioni.
-Futuro e Democrazia: Solo il 56% dei giovani italiani considera la democrazia la migliore forma di governo, mentre il 24% si dichiara disponibile ad accettare forme di governo autoritarie in determinate condizioni.
-Prospettive Personali: Più di 6 giovani su 10 (60%) dichiarano di aver peggiorato la percezione del proprio futuro, ritenendo che sarà peggiore rispetto a quello dei propri genitori.
-Difficoltà Sociali: Oltre il 70% dei giovani nel Mezzogiorno vive ancora con la famiglia, evidenziando una difficoltà reale nel raggiungere l’autonomia economica.

«Questi numeri confermano ciò che vediamo ogni giorno: non è solo un disagio percepito, è strutturale», afferma il Prof. Aodi. «I giovani non si sentono ascoltati e non vedono un futuro stabile. Quando oltre la metà delle nuove generazioni non si riconosce nelle istituzioni, il problema non è più elettorale ma sistemico. Va affrontato subito, non rimandato».

CITTADINI DI ORIGINE STRANIERA, L’INDAGINE NELL’INDAGINE. OLTRE LE NARRAZIONI SEMPLIFICATE

C’è poi un tema su cui è necessario essere netti: quello dei cittadini di origine straniera. Attraverso l’esperienza di AMSI, UMEM e Co-mai, lavoriamo a stretto contatto con professionisti e seconde generazioni. Possiamo dirlo con chiarezza: non esiste un “voto dei migranti”, esistono cittadini che votano come tutti gli altri.

Oggi, secondo le nostre indagini, oltre il 55% dei cittadini di origine straniera con cittadinanza italiana orienta il proprio voto in modo trasversale, basandosi sulle risposte concrete ricevute su sanità, scuola e lavoro. Al contrario, la partecipazione di chi non ha ancora la cittadinanza resta sotto il 20% per evidenti limiti giuridici. Continuare a raccontare queste comunità come un blocco uniforme significa non comprendere la realtà e alimentare un errore politico che si ripete da anni.

UN QUADRO STRUTTURALE CHE CHIEDE RISPOSTE

Se mettiamo insieme questi elementi – il 38% che vota per disagio, il 42% che prova a restare nel merito, oltre il 60% dei giovani sfiduciati e un elettorato di origine straniera sempre più consapevole ma in parte escluso – emerge un quadro che non può essere trattato come un semplice episodio elettorale. È un indicatore strutturale dello stato di salute del Paese.

SANITÀ DIMENTICATA, COMUNITÀ STRUMENTALIZZATE: IL DISAGIO CHE LA POLITICA NON ASCOLTA

AMSI, Uniti per Unire e AISCNEWS, insieme a UAP Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, enti e ospedalità Privata – tra le realtà più rappresentative del mondo della sanità tra privato accreditato e privato autorizzato – denunciano da anni un disagio profondo e crescente nel sistema sanitario italiano. Un disagio che si traduce in criticità strutturali, sotto finanziamento cronico e difficoltà sempre più evidenti nel garantire qualità e sostenibilità delle cure.
«Abbiamo più volte segnalato queste problematiche – sottolinea il Prof. Aodi – ma il mondo politico non ha ascoltato. Da qui nasce una forte delusione anche all’interno del Consiglio Direttivo UAP, per una mancanza di attenzione che dura da troppo tempo».
La sanità, ribadisce Aodi, «non può continuare a essere trascurata né sistematicamente sottofinanziata», mentre i dati peggiorano anno dopo anno, confermando un deterioramento progressivo del sistema.
Parallelamente, emerge con forza anche il disagio delle comunità di origine straniera e delle nuove generazioni, che chiedono rispetto e ascolto dopo anni di impegno concreto sul territorio. «Si tratta di realtà che lavorano, contribuiscono e amano l’Italia – evidenzia Aodi – ma che si sentono ignorate da tutti i governi degli ultimi vent’anni, senza risposte concrete alle proposte avanzate».

VOTO DELLE COMUNITÀ

Sul tema del voto e delle comunità musulmane, Aodi invita a superare narrazioni distorte: «Abbiamo assistito a troppe strumentalizzazioni. Non esiste un voto musulmano compatto, ma comunità diverse, integrate, che rispettano le leggi italiane e partecipano alla vita democratica».

A conferma di questo percorso, viene ricordata la nostra iniziativa di Uniti per Unire e Co-mai “#CristianinMoschea” dell’11 settembre 2016, che coinvolse oltre 1.250 tra comunità musulmane, centri culturali e realtà associative da Nord a Sud Italia: un’esperienza unica nel suo genere, simbolo concreto di dialogo interreligioso e integrazione.

«Mai nessuno ha pensato alla creazione di un partito religioso islamico – precisa Aodi – mentre le forme associative delle comunità rappresentano strumenti democratici utili all’integrazione. Strumentalizzare queste comunità significa non conoscere la realtà e rischia di compromettere percorsi virtuosi costruiti in anni di lavoro».
Per questo mi rivolgo al mondo politico, alla società civile e ai cittadini: non si tratta più di interpretare il voto, ma di rispondere a ciò che il voto sta urlando.

Quando il disagio entra nelle urne in questa misura, non è più un segnale debole ma un dato forte, che chiede risposte altrettanto forti, concrete e immediate.

Noi continueremo a fare la nostra parte, con il lavoro nei territori, con l’ascolto diretto e con dati che nascono dall’esperienza reale.

Adesso il Governo e il Mondo Politico di tutti gli schieramenti ci deve rispettare e ascoltare e concretizzare di più per essere credibili.

Prof. Foad Aodi – Direttore Responsabile Aisc News – Medico-fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale Membro Registro Esperti FNOMCEO | Docente Università di Tor Vergata.

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