A Gaza e in Libano oltre 110.000 casi di infezioni

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AgenPress. La rete internazionale composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS ,CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia)e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE esprime profondo allarme per l’escalation della crisi sanitaria che sta colpendo il Medio Oriente, in particolare Gaza e Libano, con conseguenze dirette sulla sicurezza sanitaria dell’intera area mediterranea.

Secondo le indagini interne accurate condotte dalla rete AMSI-UMEM, aggiornate alle ultime rilevazioni datate 4 maggio 2026, il quadro epidemiologico ha superato ogni soglia di emergenza: oltre 110.000 casi complessivi di infezioni, tra cui 33.500 casi di diarrea acuta (con incidenza pediatrica aumentata del 1500% rispetto al biennio 2021-2022), 54.800 infezioni respiratorie acute, 12.600 eruzioni cutanee e migliaia di casi di scabbia e varicella.

Nel dettaglio, i dati epidemiologici risultano così suddivisi:

GAZA
26.800 casi di diarrea acuta; 44.200 infezioni respiratorie acute; 9.700 eruzioni cutanee; migliaia di casi di scabbia e varicella.

LIBANO
6.700 casi di diarrea acuta; 10.600 infezioni respiratorie acute; 2.900 eruzioni cutanee; centinaia di casi di scabbia e varicella.

Dati che riflettono il collasso delle infrastrutture idriche, la mancanza di carburante e il sovraffollamento degli sfollati, condizioni che impediscono qualsiasi forma efficace di prevenzione e profilassi. Questo quadro non rappresenta più una crisi locale: il collasso sanitario in atto tra Gaza e Libano configura un rischio concreto di diffusione epidemiologica nell’intera area del Mediterraneo, con potenziali ripercussioni sui sistemi sanitari europei.
Il rischio è una pressione sanitaria diretta sui Paesi europei affacciati sul Mediterraneo, con possibili ripercussioni su flussi sanitari, emergenze infettive e capacità di risposta dei sistemi nazionali.

IL “VUOTO SANITARIO” E IL RISCHIO BIOLOGICO

Il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO, docente all’Università di Tor Vergata, sottolinea:
«Siamo di fronte a un pericoloso vuoto sanitario. La distruzione dei sistemi di sorveglianza epidemiologica, aggravata dal blackout delle comunicazioni, impedisce di intercettare i focolai sul nascere. Gli ospedali non riescono più a gestire nemmeno i rifiuti speciali, trasformandosi in potenziali centri di diffusione batterica. Gli operatori sanitari, senza dispositivi di protezione, diventano bersagli e vettori di contagio. Non chiamatela solo crisi umanitaria: è un’aggressione batteriologica ambientale».

CAUSE SANITARIE: ACQUA CONTAMINATA, INFRASTRUTTURE DISTRUTTE E COLLASSO IGIENICO


Alla base dell’esplosione epidemiologica vi è un insieme di fattori ambientali e strutturali convergenti: la distruzione delle infrastrutture idriche, il blocco degli impianti di desalinizzazione e la contaminazione delle falde acquifere stanno costringendo la popolazione all’utilizzo di acqua non potabile, favorendo la diffusione di malattie infettive. Il sovraffollamento degli sfollati e l’assenza di sistemi fognari funzionanti hanno eliminato ogni barriera sanitaria di base, trasformando intere aree urbane in ambienti ad altissimo rischio biologico. I danni agli impianti idrici ed energetici stanno già generando focolai epidemici e condizioni favorevoli alla trasmissione di patogeni su larga scala.

BLOCCO DELLA LINEA SANITARIA: OSPEDALI FUORI USO E SISTEMA REGIONALE IN CRISI


Il collasso sanitario è aggravato dal blocco della catena operativa ospedaliera: a Gaza oltre il 50% delle strutture sanitarie risulta non funzionante e fino al 94% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto, mentre intere aree risultano prive di ospedali operativi. In alcuni casi, oltre 25 ospedali su 38 sono fuori servizio e centinaia di centri sanitari sono stati distrutti.

Nel dettaglio territoriale:
GAZA. Oltre 25 ospedali su 38 fuori servizio; fino al 94% delle strutture ospedaliere danneggiate o distrutte.
LIBANO. 
Almeno 16 strutture sanitarie danneggiate, con riduzione significativa della capacità operativa nazionale.
MEDIO ORIENTE (dato complessivo).
 Almeno 50 strutture sanitarie chiuse e oltre 40 ospedali fuori servizio o gravemente danneggiati nei principali teatri di crisi.
Questo blocco della linea sanitaria impedisce cure, isolamento dei focolai e gestione delle emergenze, trasformando la crisi locale in una minaccia sanitaria regionale.

CESSATE IL FUOCO: CONDIZIONE SCIENTIFICA PER LA SOPRAVVIVENZA


Le associazioni evidenziano che il cessate il fuoco rappresenta una condizione scientifica imprescindibile per la sopravvivenza delle popolazioni civili: senza la fine delle ostilità non è possibile garantire la catena del freddo per i vaccini, la sterilità degli interventi chirurgici né il contenimento delle infezioni. «La stabilità del Medio Oriente è il presupposto della sicurezza sanitaria globale», prosegue Aodi. «Un’epidemia a Gaza o in Libano non resterà confinata entro quei territori». In queste condizioni, il rischio epidemico non è più contenibile con strumenti sanitari ordinari. Senza interventi immediati, il quadro epidemiologico rischia di diventare irreversibile nel breve periodo.

LIBANO: EMERGENZA SFOLLATI E RISCHIO COLLASSO SANITARIO


Particolare preoccupazione riguarda la situazione in Libano, dove quasi un milione di sfollati vive in condizioni precarie. Il modello di collasso già osservato a Gaza si sta progressivamente replicando in Libano, dove le condizioni degli sfollati e la pressione sulle strutture sanitarie stanno generando dinamiche epidemiologiche analoghe. «Chiediamo protezione internazionale per i civili e supporto logistico immediato», dichiara Aodi. «Senza interventi urgenti, anche in Libano le malattie infettive rischiano di diventare la principale causa di mortalità».

PROPOSTE OPERATIVE: INTERVENTI URGENTI PER CONTENERE LA CRISI

La rete AMSI-UMEM, insieme ad AISCNEWS e UNITI PER UNIRE, propone interventi immediati: cessate il fuoco totale e permanente, invio di kit per la potabilizzazione dell’acqua e carburante per le infrastrutture critiche, riconoscimento della neutralità delle strutture sanitarie e protezione per il personale medico.

EMERGENZA SANITARIA GLOBALE: CORRIDOI UMANITARI E OSPEDALI MOBILI

Urge garantire corridoi sanitari immediati per consentire ai pazienti più gravi di ricevere cure all’estero e attivare ospedali mobili nelle aree più colpite, in particolare a Gaza e in Libano, dove la presenza massiccia di sfollati sta amplificando il rischio sanitario. Prioritaria è la prevenzione della diffusione delle malattie infettive contagiose, soprattutto tra i bambini e nelle comunità sovraffollate. Fondamentale è inoltre il ripristino delle forniture energetiche e dei carburanti, indispensabili per assicurare il funzionamento degli ospedali, il trasporto dei farmaci e delle attrezzature sanitarie. La crisi in atto assume ormai i contorni di una nuova emergenza sanitaria globale legata ai conflitti, con effetti che si estendono oltre Gaza e Libano, coinvolgendo anche Sudan, Somalia, Yemen, Siria, Iraq e diverse aree del continente africano.

CONCLUSIONI: LA SALUTE GLOBALE NON HA CONFINI


«La nostra missione è salvare vite senza distinzioni», conclude Aodi. «Oggi la vita è minacciata dai batteri quanto dalle bombe: questa è a tutti gli effetti un’aggressione batteriologica ambientale. Fermare il conflitto è l’unico modo per curare questa terra». Le associazioni della rete AMSI-UMEMe CO-MAI ribadiscono che la tutela della salute globale deve diventare una priorità assoluta dell’agenda internazionale.

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