AgenPress. Una delle novità che abbiamo potuto apprezzare nelle celebrazioni degli 80 anni della Repubblica Italiana è stato l’evento pomeridiano “Ne parliamo con il Presidente. La Repubblica che verrà”.
La Repubblica che verrà, il futuro e con chi pensare al futuro se non con i giovani, che rappresentano gli italiani di domani? E così dieci giovani “in rappresentanza di tutti i giovani italiani” hanno riflettuto insieme al Presidente Sergio Mattarella sui futuri possibili dei prossimi 80 anni. Giovani nei quali sono stati con naturalezza compresi i cosiddetti giovani con background migratorio, la nuova Italia multietnica e multiculturale, rappresentati da Sara Curtis, campionessa di nuoto.
Simpaticamente il Presidente Mattarella ha poi aggiunto che “noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti Paesi d’Europa e a molti delle Americhe” e sappiamo che questo fenomeno “non è nuovo né transitorio”. Anche per questo ha poi sottolineato che è giusto avere fiducia nelle nuove generazioni figlie delle multietnicità e multiculturalità.
In realtà però molto poco si parla di questa nuova Italia, ancora attaccati come siamo allo stereotipo dell’immigrazione problema sociale da risolvere, anziché risorsa da imparare a utilizzare.
E così trascuriamo la crescita appunto delle nuove generazioni d’italiani. Questo il veloce panorama che ne fa il Censis:
- Il 18% di tutti coloro che sono nati negli ultimi 20 anni provengono da famiglie con almeno un genitore straniero, saliti al 21% nell’ultimo anno;
- anche senza contare i bambini e i ragazzi che hanno acquisito la cittadinanza italiana, il 12% (oltre 931.000) degli alunni iscritti a scuola sono stranieri, anche se il 65% di questi è in realtà nato in Italia;
- questi giovani si sentono e sono già multiculturali: quasi tutti coltivano amicizie stabili sia con giovani italiani, sia di origine straniera;
- quasi la metà giudica la propria identità culturale come un mix tra quella italiana e quella d’origine ma comunque il 40% si sente solo italiano;
- conoscono in media 4 lingue e il 70% considera come madre lingua l’italiano.
L’avanzamento della multiculturalità nella nostra società appare chiaro, ciò nonostante noi ci ostiniamo a considerare coloro che hanno anche altri patrimoni culturali come “diversi”, anche se in tutta evidenza rappresentano semplicemente uno spaccato della nostra cittadinanza che sta crescendo insieme.
Cerchiamo di non coprire la luna col nostro dito: l’antica Roma è nata da rifugiati e profughi che hanno prodotto un regno multiculturale con etruschi e sabini, l’Impero romano ha esteso a tutti gli abitanti la cittadinanza per rafforzare la coesione sociale, in Italia i Comuni medievali e le nostre città che tanto ammiriamo sono cresciute con l’immigrazione.
Mirabile la sintesi conclusiva del Presidente Mattarella:
“Il nostro popolo è il risultato di tanti apporti e il risultato finale di questa storia non ci dispiace affatto anzi siamo orgogliosi del popolo italiano, per questo non lo consideriamo un problema.”
Non pensate che la chiave di volta della Repubblica che verrà possa essere quella di credere nei giovani italiani, ammettere che ne siano parte integrante anche quelli con background migratorio e avere fiducia che la multiculturalità sia un valore? Sì, ha ragione lei Presidente. Grazie
Claudio Rossi
