AgenPress. Lo scorso 2 giugno alla Festa della Repubblica il Presidente Sergio Mattarella si è soffermato a riflettere con un gruppo di giovani italiani sul futuro della Repubblica.
In “Ne parliamo con il Presidente. La Repubblica che verrà” il Presidente ha voluto anche una rappresentante, la campionessa di nuoto Sara Curtis, delle nuove generazioni d’italiani, come chiedono di essere chiamati i figli nati da famiglie con background migratorio stabilitesi in Italia.
È una situazione che il Presidente della Repubblica mostra di conoscere bene: “Ci sono giovani nati nel nostro Paese, nelle nostre città che hanno l’italiano come lingua madre, che parlano e pensano italiano, che sono nelle nostre scuole, hanno stili di vita italiani nelle letture, nello sport.”
In effetti, oltre ai ben conosciuti successi sportivi, questa è la realtà che va sempre più espandendosi e affinandosi. Cantanti, artisti, sportivi, imprenditori, mediatori interculturali, cominciano a essere tante le dimostrazioni d’eccellenza e si cominciano anche a intravedere giovani multiculturali “leader”, capaci di competenze e visione, che si stanno preparando a vivere attivamente la nuova Italia.
Secondo Nuove Radici World, sito web che li ha studiati: “Ci sono medici, startupper, artisti, politici, insegnanti, attivisti, scrittori tra i quasi tre milioni di giovani di seconda generazione e under 35 anni presenti sul territorio italiano ma non sempre formalmente italiani.
Talenti che cercano di cambiare in meglio la società, mettendosi in gioco.”
Nell’Italia multietnica e multiculturale ormai questi giovani non sono l’eccezione, ma la regola.
E sono un bene per il Sistema Italia al quale offrono la capacità di armonizzare la conoscenza di più lingue, più culture, più visioni del mondo. Questo è il vero significato di background migratorio.
Purtroppo l’errore più grande che stiamo commettendo negli ultimi decenni è quello di fare finta che la nuova Italia multiculturale non ci sia, che la crescita delle nuove generazioni di italiani sia un’interpretazione romantica del cambiamento.
Esistono invece dati oggettivi, facilmente verificabili, che testimoniano quanto l’immigrazione costituisca una risorsa per il Sistema Italia. Tuttavia questi dati non vengono esposti né commentati razionalmente nei media e nel discorso pubblico.
Al contrario, tutta la narrazione degli ultimi anni adotta una consapevole strategia di separazione fra la realtà e la sua rappresentazione, sempre e comunque chiusa in un contesto connotato da insicurezza.
All’esame razionale dei dati la narrazione pubblica preferisce la visibilità emotiva delle notizie, la cui cifra caratteristica è sempre la paura. La paura alimenta un circuito perverso nella percezione della nuova Italia multietnica e multiculturale perchè la paura fa spettacolo e attira il pubblico, giustifica il linguaggio aggressivo della politica, si appiattisce sui temi del presente ipotizzato insicuro e non sulle prospettive future della società.
Un altro chiaro messaggio, che media e politici dovrebbero ascoltare, è venuto fuori dall’incontro tra i giovani italiani e il Presidente Mattarella: vi è bisogno di persone che guardino la nuova Italia multietnica e multiculturale non guidate da ideologie di parte ma soltanto dal pensiero e dalla passione dei padri e delle madri costituenti.
Claudio Rossi
