La Costituzione come orizzonte comune: il richiamo del Presidente Mattarella alla Repubblica dei valori

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La Repubblica appartiene a tutti i cittadini e non a una parte politica” e “la Costituzione italiana non è soltanto un insieme di norme organizzative, ma anche una Carta di valori e di obiettivi che indica una direzione di sviluppo della società”


AgenPress. Lo ha affermato questa mattina il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla Camera dei Deputati in occasione della cerimonia solenne per l’80° anniversario della prima seduta dell’Assemblea Costituente. Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha inoltre richiamato il pensiero di Giovanni Spadolini, sottolineando come nella Costituzione italiana confluiscano idealmente gli ideali del Risorgimento e quelli della Resistenza, in una sintesi alta dei valori che hanno contribuito alla costruzione dell’unità nazionale, della democrazia e della Repubblica. Parole che richiamano il carattere inclusivo e condiviso dei simboli e dei valori repubblicani, patrimonio comune dell’intera comunità nazionale al di là delle appartenenze politiche.

In tale prospettiva si inserisce il contributo del Dott. Costantino Del Riccio, Presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la comunicazione istituzionale, che ha partecipato alla cerimonia e che ci fornisce una preziosa riflessione che si pubblica integralmente.

La Costituzione, il volto umano della Repubblica

Ottant’anni dopo l’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è stato soltanto una commemorazione storica.

È stato soprattutto un richiamo ai valori che hanno reso possibile la rinascita dell’Italia dopo la tragedia del fascismo e della Seconda guerra mondiale.

In un tempo segnato da nuove tensioni internazionali e da crescenti divisioni politiche, il Capo dello Stato ha ricordato che la Costituzione continua a rappresentare il più solido punto di riferimento della democrazia italiana.

La Repubblica non nacque per caso, ma dal sacrificio di migliaia di italiani: partigiani, militari, deportati, cittadini perseguitati dal nazifascismo, ebrei vittime delle leggi razziali e della Shoah.

Senza quel prezzo altissimo non sarebbe stato possibile conquistare la libertà e affidare al popolo il compito di scegliere il proprio futuro attraverso il referendum del 2 giugno 1946 e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Mattarella sottolinea come l’Italia riuscì a costruire il proprio ordinamento democratico senza subire una gestione diretta delle potenze vincitrici, grazie alla presenza di una classe dirigente antifascista capace di guidare la difficile transizione.

È un passaggio fondamentale: la democrazia italiana nasce dalla responsabilità e non dall’imposizione.

La Costituente riunì culture politiche profondamente diverse — cattolica, liberale, socialista, comunista e azionista — che seppero mettere da parte gli interessi di parte per costruire una casa comune. Non prevalse lo scontro ideologico, ma il dialogo.

Quel metodo, spesso definito impropriamente “compromesso”, fu invece una straordinaria prova di maturità politica.

Proprio questa capacità di mediazione rese possibile una Costituzione destinata a durare nel tempo: non una Carta scritta per una maggioranza, ma un patto condiviso da un intero popolo.

La Costituzione italiana rompe definitivamente con l’impostazione autoritaria dello Stato fascista e pone al centro la dignità dell’individuo.

Nascono così i diritti fondamentali civili e sociali: il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà religiosa, alla partecipazione democratica.

Mattarella ricorda come questa scelta, inizialmente criticata da alcuni costituenti, si sia rivelata una delle intuizioni più lungimiranti della Carta. La Costituzione non si limita a organizzare i poteri dello Stato, ma indica anche i valori sui quali costruire la società.

Per la prima volta nella storia italiana le donne parteciparono pienamente alla vita politica, prima nella Consulta nazionale e poi nell’Assemblea Costituente.

Le ventuno Madri Costituenti contribuirono in modo determinante alla definizione dei principi di uguaglianza e dei diritti che ancora oggi caratterizzano la Repubblica.

Il Presidente richiama inoltre il difficile contesto internazionale nel quale nacque la nuova Italia.

Il Trattato di pace impose pesanti sacrifici, ma la lungimiranza di De Gasperi e della classe dirigente consentì al Paese di voltare pagina, scegliere con decisione la strada europea e occidentale e recuperare progressivamente prestigio sulla scena internazionale.

Di particolare attualità è il richiamo all’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa.

In un periodo segnato da conflitti e instabilità globale, Mattarella ricorda come la pace rappresenti uno dei pilastri irrinunciabili dell’identità repubblicana.

Il Presidente respinge anche la lettura secondo cui la Costituzione sarebbe il risultato di un semplice compromesso tra partiti.

Al contrario, essa rappresenta il punto più alto della politica italiana, capace di trasformare differenze profonde in un progetto comune.

La Repubblica, afferma implicitamente Mattarella, appartiene a tutti i cittadini, non a una parte soltanto.

Il discorso si conclude con le parole pronunciate dai protagonisti della Costituente, da Saragat a Terracini, che invitavano a costruire una Repubblica dal “volto umano”.

È proprio questo il lascito più importante degli uomini e delle donne che scrissero la Costituzione: una democrazia fondata sulla libertà, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco e sulla partecipazione.

A ottant’anni dalla Costituente, il richiamo del Presidente della Repubblica va oltre la celebrazione storica.

È un invito a custodire la Costituzione non come un documento del passato, ma come una guida viva per affrontare le sfide del presente e costruire il futuro dell’Italia.

Costantino Del Riccio – presidente del comitato consultivo della fondazione per la comunicazione istituzionale

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