AgenPress. Intervista esclusiva al Sen. Domenico Scilipoti Isgrò.
Domanda. Senatore, lei parla spesso di crisi dell’Occidente. Che fotografia vede oggi?
Risposta. Vedo una fotografia molto chiara e molto dura. Oggi in questo Occidente il progressivo declino del cristianesimo è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti e un processo, a mio avviso, inarrestabile.
Gli occidentali avranno sempre meno a che fare con il cristianesimo. Non ne conoscono la dottrina e la storia, non frequentano i riti, non ne leggono il libro sacro, non accettano i valori, ignorano le preghiere.
Dal punto di vista religioso siamo entrati a pieno titolo in una condizione “post-cristiana”. Per molti il cristianesimo è già morto. Per altri sta morendo. Per i più è esistenzialmente irrilevante. I pochi giovani che lo praticano sono rare e trascurabili eccezioni. Solo per una minoranza di adulti e di anziani esso gioca ancora un ruolo significativo.
Domanda. E quali conseguenze ha questo vuoto?
Risposta. Le conseguenze sono storiche. Siccome nessuna altra religione ha preso e credo stia prendendo il suo posto, il risultato è una società senza religione.
Questo costituisce un fenomeno del tutto inedito nella storia mondiale, mai riscontrato finora nel lungo cammino dell’umanità. Mai le società umane, infatti, da quelle delle foreste a quelle delle piramidi, sono state senza una religione. Cioè senza un insieme di storie, di riti, di valori etici che tenevano insieme gli esseri umani parlando al loro cuore e non solo al loro portafogli. È questo che fa di un popolo una “società”. La parola stessa lo dice: dal latino socii, un insieme di soci.
Domanda. Quindi oggi non siamo più “soci”?
Risposta. Esatto. Dal punto di vista etico e valoriale, cioè in ordine all’aspetto più intimo e più importante di un essere umano, qui in Occidente non siamo più soci tra noi perché privi di un principio comune.
Siamo diventati “eticamente stranieri”.
Non ci riconosciamo più negli stessi valori fondanti. Non abbiamo più un linguaggio comune sul bene, sul male, sulla vita, sulla famiglia, sul sacrificio.
E questa estraneità reciproca ci fa camminare sull’orlo del nichilismo. Quando tutto diventa relativo, quando manca il ‘perché’, l’uomo resta solo con il suo io e con il consumo. È la morte del senso.
Domanda. Lei parla di “ravvedimento”. Cosa intende concretamente?
Risposta. Intendo che dobbiamo fermarci e fare un esame di coscienza collettivo. Dobbiamo riconoscere che senza radici non c’è futuro. Il primo passo è il ravvedimento: ammettere che ci siamo allontanati da ciò che ci ha reso grandi. Il secondo passo è tornare a leggere i Testi Sacri. Non come reliquia da museo, ma come bussola. La Bibbia, il Vangelo, sono piene di risposte sul ‘perché’ viviamo, sul ‘perché’ dobbiamo aiutarci, sul ‘perché’ ogni vita ha dignità. Il terzo passo è tornare alla preghiera. Alla preghiera personale, in famiglia, nelle comunità. La preghiera rimette l’uomo al suo posto: creatura, non padrone assoluto. E gli ricorda che non è solo.
Domanda. Pensa davvero che da qui possa nascere una speranza?
Risposta. Ne sono convinto. La speranza per la salvezza della nostra umanità nasce da qui: dalla riscoperta di Dio, dalla riscoperta dell’uomo come persona e non come numero, dalla riscoperta della comunità.
La tecnica, la scienza, l’economia da sole non bastano. Possono dirci il ‘come’ fare le cose. Ma solo la fede e l’etica ci dicono il ‘perché’ farle.
Se perdiamo il ‘perché’, il ‘come’ diventa un’arma.
Domanda. E la politica che cosa deve fare?
Risposta. La politica deve smettere di essere neutra sui valori. Deve scegliere da che parte stare: dalla parte della vita, della famiglia, dei più deboli, della verità. Deve difendere la libertà religiosa, sostenere la famiglia, finanziare la natalità, tutelare i Consultori e chi è in difficoltà. Deve ricordare che una legge giusta non è solo quella efficiente, ma è soprattutto quella buona.Senza questo, continueremo a produrre leggi perfette per una società che si sta disfacendo.
Domanda. Un messaggio finale ai cittadini?
Risposta. Vi invito a non rassegnarvi. Riaprite il libro, inginocchiatevi, parlate con i vostri figli. Raccontate loro da dove veniamo. Solo così ricostruiamo il “noi”. Solo così smettiamo di essere “eticamente stranieri” e torniamo ad essere comunità, popolo, umanità. La civiltà si salva se l’uomo ritrova l’anima.
