Bespaloff tra Heidegger, Omero e ragione poetica

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AgenPress. La filosofia che naviga tra il tempo e l’essere è una filosofa che percepisce l’istante in un attimo. Filosofia dell’esistenza. Pensare l’istante. Vivere l’istante. O cercare l’istante? Rachel Bespaloff pensa nell’istante. Non costruisce sistemi. Apre soglie.  Nasce dalla musica e dalla danza. Ascolto e gesto.  Poi tutto si fa pensiero.  È una filosofa non sistematica, ebrea, suicida.  In questa condizione porta con sé il Novecento. Tempo spezzato, essere in fuga, libertà che coincide col destino. Tempo e essere. Il riferimento è Heidegger. Ma Bespaloff lo traduce.

Per Heidegger l’essere si dà nell’Augenblick, ovvero nell’istante. L’istante in cui il tempo si apre e mostra.

Bespaloff prende quell’istante e lo mette dentro Omero.  Ettore che saluta Andromaca. Elena sulle mura. Achille su Patroclo.

Tagli. In quei tagli l’essere appare e subito si ritrae.  Ecco l’angoscia: vedere l’essere e non poterlo trattenere. Bespaloff non commenta Essere e Tempo. Lo abita.  Lo abita da esule nel 1940.  E allora l’ontologia diventa carne.

L’essere non è concetto. È il colpo che ricevi quando Troia cade. Il pensiero viene vissuto come corpo tra la musica la danza e l’ascolto.

Infatti Bespaloff non nasce da un trattato. Nasce da una nota.  La musica le insegna l’ascolto totale. La danza il gesto prima della parola.  Scrive come si suona: per pause, per silenzi, per sospensioni. Con Šestov: “Le cose più importanti non si vedono. Si sentono”.  La sua filosofia è udito.  È attesa davanti all’Iliade.  È lasciare che il verso ti colpisca come un timpano.  Il pensiero diventa gesto. E il gesto diventa etica.  Ascoltare Ettore è già scegliere da che parte stare. In questo senso il legame e le contraddizioni tra libertà e destino sono forti. Con Simone Weil e Hannah Arendt, Bespaloff pone il nodo del secolo: libertà o destino. Con Weil la libertà è svuotarsi e obbedire al necessario.  Con Arendt la libertà è inizio, è azione che interrompe il destino.

Per Bespaloff la libertà è ascoltare il destino. Non subirlo. Non negarlo. Riconoscerlo e rispondergli.  Come Ettore che resta. Come Elena che parte.  Libertà è responsabilità davanti all’istante tragico. Tre ebree, tre esuli, tre corpi pensanti.  Ma Bespaloff è quella del silenzio.  E nel silenzio dice di più.

Sulla stessa linea ma con radici diverse c’è Maria Zambrano. La filosofa non ebrea traccia la stessa linea. Anche lei nasce da musica e poesia.  Anche lei è non sistematica.  Anche lei pensa l’istante come luogo dell’essere. Zambrano chiama questo “ragione poetica”.  Bespaloff lo chiama “ascolto”.  Due nomi per lo stesso movimento:  un pensiero che non domina l’essere ma lo abita. Zambrano ha l’esilio spagnolo e resiste.  Bespaloff ha l’esilio europeo e si suicida nel 1949.  Diverso destino, stessa verità. Il pensiero autentico nasce dalla perdita. Campeggiare comunque sempre Omero. Omero vissuto  come ontologia.

Per Bespaloff l’Iliade è Heidegger prima di Heidegger.  È trattato sull’essere. Perché mostra l’uomo nudo davanti al proprio limite. Ettore è essere-per-la-morte. Elena è essere-gettato-nel-desiderio. Achille è essere-per-la-gloria.  Nessuno sceglie liberamente. Tutti rispondono.  E rispondere è la forma più alta di libertà. Bespaloff ha orecchio.  Sente la pausa tra un verso e l’altro.  E in quella pausa abita l’essere. Quell’essere con il quale ha letto, in una ermeneutica metafisica, anche Albert Camus.

Qual è l’unico istante possibile nell’impossibile vivere? Bespaloff si uccide. Non per cedimento. Per coerenza.  Ha pensato l’angoscia fino in fondo.  Ha ascoltato l’essere fino a quando il silenzio è diventato insopportabile. Ci lascia questo testamentario: la filosofia non è sistema. È resistenza.  È musica. È danza. È ascolto. È stare nell’istante anche quando fa male. Heidegger le ha dato il concetto. Tempo ed essere.  Omero le ha dato le figure. Elena, Ettore, Achille.  La musica le ha dato il metodo.  La storia le ha dato il destino. Bespaloff ha scritto un unico, lunghissimo istante.  E in quell’istante l’essere si è mostrato tutto.Nel tutto c’è il senso tragico. Senza il tragico non ci si uccide. Lei lo ha attraversato. Poi lo ha abitato definitivamente. Perché la morte per Bespaloff è una costante ricerca versa una nuova partenza. Non è mai un arrivo o un approdo.

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