Referendum. L’Islanda dice no sull’adesione all’Unione europea

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Il fronte contrario alla ripresa dei negoziati con Bruxelles è avanti di 3,6 punti: 51,8% contro il 48,2% del «sì». Restano da scrutinare solo una parte delle schede in due dei sei distretti elettorali, entrambi orientati verso il «no».


AgenPress. Il «no» consolida il proprio vantaggio nel referendum islandese sulla possibile ripresa dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. Secondo i risultati parziali dello scrutinio, il fronte contrario alla riapertura dei colloqui con Bruxelles si attesta al 51,8%, contro il 48,2% del «sì», con uno scarto di 3,6 punti percentuali.

Lo spoglio è ormai alle battute finali: restano da scrutinare soltanto una parte delle schede in due dei sei distretti elettorali del Paese, entrambi caratterizzati finora da una prevalenza del «no». L’esito appare quindi sempre più favorevole al fronte contrario, anche se il risultato definitivo deve ancora essere ufficializzato.

Agli elettori non è stato chiesto di decidere direttamente sull’adesione dell’Islanda all’Unione europea. Il quesito riguardava invece la possibilità di riprendere i negoziati di adesione, interrotti nel 2013 dopo che Reykjavik aveva avviato il percorso nel 2009, sulla scia della grave crisi finanziaria che aveva colpito il Paese.

Un eventuale «sì» avrebbe quindi rappresentato soltanto il primo passo di un processo destinato a richiedere ulteriori negoziati e, in prospettiva, un nuovo referendum sull’eventuale accordo di adesione.

Il voto ha evidenziato una netta differenza geografica. Reykjavik si è orientata maggiormente verso il «sì», mentre nelle aree rurali il «no» ha raccolto consensi più ampi. I risultati parziali hanno mostrato percentuali vicine al 60% per il fronte contrario in diversi collegi fuori dalla capitale.

Al centro della campagna elettorale c’è stata soprattutto la questione della pesca, settore considerato strategico per l’economia e per l’identità nazionale islandese. Gli oppositori della ripresa dei negoziati temono che un’adesione all’Ue possa limitare il controllo di Reykjavik sulle proprie risorse ittiche e sulle quote di pesca.

I sostenitori del percorso europeo hanno invece sottolineato i possibili vantaggi economici e geopolitici di un’adesione, in un momento segnato da nuove tensioni nell’area artica e da un contesto internazionale profondamente cambiato rispetto agli anni in cui i negoziati furono sospesi.

La vittoria del «no» non chiuderebbe formalmente per sempre la questione europea, ma rappresenterebbe un nuovo stop al percorso di avvicinamento all’Unione. L’Islanda è già strettamente integrata nel mercato europeo attraverso lo Spazio economico europeo e fa parte dell’area Schengen, pur non essendo membro dell’Ue.

Dopo una campagna caratterizzata da un serrato testa a testa, il risultato sembra dunque orientarsi verso la conferma della linea di prudenza adottata da Reykjavik negli ultimi anni. Per il governo guidato dalla premier Kristrún Frostadóttir, favorevole alla possibilità di riaprire il confronto con Bruxelles, sarebbe un’importante battuta d’arresto.

L’attenzione resta ora concentrata sulle ultime schede da scrutinare e sull’ufficializzazione del risultato definitivo.

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