AgenPress. “Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 introduce un’impostazione che Uap”, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, “valuta positivamente: le liste d’attesa non possono essere affrontate considerando separatamente sanità pubblica e sanità privata
accreditata, ma devono essere governate attraverso una programmazione integrata delle capacità assistenziali disponibili, sotto una chiara regia pubblica.
Il Piano include infatti nell’offerta del Ssn gli erogatori pubblici e privati accreditati e, nella definizione degli
ambiti territoriali di garanzia, richiede di considerare unitariamente le risorse territoriali, ospedaliere e dell’accreditato”. È “un principio importante il privato accreditato non sostituisce il pubblico, ma concorre alla capacità del Ssn di garantire le cure nei tempi appropriati”, sottolinea in una nota la presidente di Uap
Mariastella Giorlandino che però avverte: “Restano 3 criticità decisive”.
Il Piano, analizza l’Uap, “compie un passo avanti sul piano organizzativo. Prevede che gli erogatori pubblici e privati accreditati afferiscano al sistema Cup regionale o infraregionale, con l’obiettivo di mettere in relazione in modo unitario l’offerta disponibile con la domanda dei cittadini. La stessa logica emerge nella programmazione: il Piano riconosce che oggi manca un modello nazionale uniforme per stimare il fabbisogno di prestazioni e che le metodologie utilizzate sono ancora troppo legate ai consumi storici.
L’obiettivo dichiarato è spostarsi verso una valutazione del reale bisogno di salute della popolazione, più utile per dimensionare correttamente l’offerta. Positivo anche il tentativo di rendere più omogeneo il monitoraggio. Il Piano riconosce che in passato i dati sulle liste d’attesa non erano pienamente confrontabili per differenze
nelle modalità di raccolta e punta ora a sistemi più uniformi, trasparenti e interoperabili”.
Quali sono dunque i nodi che restano da sciogliere? La prima criticità per l’Uap “riguarda la concreta possibilità di utilizzare tutta la capacità assistenziale disponibile. Il Piano integra pubblico e privato accreditato, tuttavia mantiene l’attività di quest’ultimo entro i limiti della programmazione regionale, dei budget assegnati e degli accordi contrattuali. Inoltre, il decreto stabilisce che l’attuazione debba avvenire con le risorse disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Si pone quindi una domanda
concreta: che cosa accade quando un cittadino è in lista d’attesa, una struttura accreditata dispone della capacità per erogare la prestazione, ma il relativo budget è esaurito o la tariffa non rende
sostenibile quell’erogazione?”
Giorlandino nella nota – Il nuovo sistema potrà funzionare soltanto se Regioni e aziende sanitarie alimenteranno i flussi con criteri realmente omogenei, verificabili e confrontabili. Per Uap, la
trasparenza delle liste d’attesa richiede quindi non soltanto piattaforme comuni, ma anche standard nazionali rigorosi e possibilità di verifica indipendente dei dati regionali”.
E infine il terzo punto: “Riguarda il ruolo attribuito alle farmacie. Il Piano valorizza correttamente la farmacia come presidio territoriale e punto di accesso ai servizi, ma include tra le attività anche prestazioni
analitiche di primo e secondo livello e prestazioni di telemedicina, con riferimento, fra l’altro, a Ecg, holter pressorio e holter cardiaco. Su questo Uap mantiene una posizione netta: quando una prestazione assume natura diagnostica, devono valere le stesse garanzie indipendentemente dal luogo in cui viene erogata.
Requisiti equivalenti di qualità, responsabilità professionale, controllo, sicurezza e tracciabilità devono essere assicurati a tutti gli erogatori. Non può esistere una disciplina più rigorosa per laboratori e strutture diagnostiche accreditate e una diversa soglia di requisiti per la stessa prestazione effettuata altrove”.
In sintesi, conclude Giorlandino, “il giudizio di Uap” sul Piano liste d’attesa “è favorevole nell’impostazione, ma condizionato alla sua concreta attuazione. Il Piano compie una scelta giusta: governare insieme l’offerta pubblica e quella privata accreditata. Uap chiede che questa scelta sia resa realmente possibile da tariffe sostenibili, budget coerenti con i fabbisogni, dati realmente confrontabili e regole uguali per chi eroga prestazioni diagnostiche. Il principio resta semplice: pubblico e privato accreditato sono componenti
diverse, ma integrate dello stesso Servizio sanitario nazionale. Il punto non è difendere l’una contro l’altra, ma utilizzare correttamente entrambe per garantire al cittadino la cura giusta, nel luogo appropriato e nel tempo necessario”.
‘L’intero sistema va valorizzato’, il 9 settembre nella Capitale si parlerà anche di tariffe che ‘riguardano diritto cura’ – “Pubblico + privato accreditato = Servizio sanitario nazionale”. Lo dice con una formula l’Uap (Unione
nazionale ambulatori, poliambulatori, enti, ospedalità privata).
E venerdì 9 settembre l’associazione promuoverà un incontro a Roma per ribadire il suo appello: “Basta contrapposizioni. Il cittadino ha diritto alla cura: tutte le capacità del Ssn devono essere programmate
e utilizzate sotto una forte guida pubblica”, riassume la presidente Mariastella Giorlandino. Il cittadino che ha bisogno di una visita, di una risonanza o di un esame di laboratorio, sottolinea Uap, “non chiede se la prestazione sarà erogata da una struttura pubblica o privata accreditata. Chiede al Servizio sanitario nazionale di essere curato bene e in tempo”. È da questo principio che si partirà nella Conferenza stampa nazionale in programma nella nella Capitale (a partire dalle 11 del 9 settembre negli spazi di CEOforLIFE Clubhouse), alla quale saranno presenti i presidenti delle Associazioni aderenti a Uap, “a testimonianza di una posizione condivisa dalle diverse componenti della sanità privata accreditata rappresentate nell’Unione”.
Per troppo tempo, ragiona Giorlandino, “abbiamo discusso di sanità pubblica e privata come se fossero due sistemi contrapposti. Non è così. Il privato accreditato integra, non sostituisce il pubblico.
La responsabilità della tutela della salute, la programmazione, le regole e i controlli devono restare pubblici. Ma pubblico e privato accreditato sono due componenti dello stesso Sssn”. Il problema, per Uap, è “utilizzare meglio” tutta la capacità assistenziale già disponibile. Se una struttura pubblica può garantire una prestazione
nei tempi necessari, deve farlo. “Se non può e nella rete privata accreditata esiste capacità disponibile, quella capacità deve poter essere utilizzata dal Ssn, sotto programmazione e controllo pubblici”, è il messaggio. “Se pubblico e privato investono entrambi in personale, tecnologie e strutture ma vengono programmati
separatamente, sprechiamo capacità mentre il cittadino aspetta. Questa non è difesa del privato: è buona amministrazione della sanità pubblica”, rimarca Giorlandino. Secondo l’associazione, le liste d’attesa sono “anche un problema di coordinamento della capacità complessiva. Se una parte della rete non riesce a rispondere alla domanda e un’altra dispone di capacità utilizzabile, lasciare il paziente in attesa significa non utilizzare pienamente le risorse del Ssn”.
E a Roma si parlerà anche di tariffe e della battaglia di Uap sul nuovo nomenclatore. Le tariffe, incalza l’unione degli ambulatori privati, “non sono semplicemente ‘quanto lo Stato dà ai privati’: attribuiscono un valore alle prestazioni che il Ssn deve garantire. Se quel valore è inferiore al costo efficiente, vengono danneggiate entrambe le componenti. Nel privato accreditato può ridursi la capacità di erogare e investire; nel pubblico il costo reale della prestazione non scompare, ma resta nei conti della struttura e deve
essere assorbito dal sistema. Per questo, sottolinea Uap, una tariffa incongrua non è un risparmio: può significare minore capacità di cura”. Anche sul nomenclatore, sottolinea dunque Giorlandino, “chiediamo quindi di cambiare prospettiva: non quanto dare al pubblico o al privato, ma quali cure servono ai cittadini, quanto costa erogarle in condizioni di efficienza e qualità e come utilizzare al meglio tutta la rete del Ssn”.
L’Uap, conclude la presidente dell’Unione che rappresenta una rete di circa 27mila strutture della
sanità privata accreditata, “difende il Servizio sanitario nazionale nel suo insieme. Difendere il pubblico significa renderlo forte nella programmazione e nel controllo. Difendere il privato accreditato significa preservare una capacità assistenziale che appartiene alla rete del SSN. Difendere entrambi significa tutelare il diritto dei cittadini alla salute. La sanità non si governa per ideologie o appartenenze. Si governa partendo dai bisogni di cura delle persone”.
