AgenPress. La Svezia resta con il fiato sospeso. Dopo la chiusura delle urne, le prime proiezioni avevano indicato un vantaggio piuttosto netto per il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson. Con il procedere dello scrutinio, però, il margine si è progressivamente ridotto, trasformando le elezioni parlamentari in un serratissimo testa a testa.
Gli ultimi dati disponibili indicano il blocco di centrosinistra appena davanti alla coalizione di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson. Secondo le proiezioni dell’autorità elettorale, il centrosinistra è arrivato a 175 seggi contro i 174 della destra, su un totale di 349 parlamentari. La soglia per la maggioranza assoluta è dunque fissata a 175 seggi.
La situazione è quindi tutt’altro che definita. Anche pochi voti possono modificare l’equilibrio finale e, soprattutto, determinare chi avrà la possibilità di avviare le trattative per la formazione del prossimo governo. Il conteggio delle schede, comprese quelle provenienti dall’estero, potrebbe infatti richiedere ancora tempo.
La rimonta della coalizione guidata da Kristersson rappresenta uno degli elementi più significativi della notte elettorale. Il premier conservatore, al governo dal 2022, punta a ottenere un secondo mandato, ma deve fare i conti con un quadro parlamentare estremamente frammentato.
Il risultato finale potrebbe dipendere dagli equilibri tra i partiti che compongono i due schieramenti e dalla capacità dei rispettivi leader di costruire una maggioranza. In Svezia, infatti, non è necessariamente il blocco che ottiene più voti a determinare automaticamente la composizione del governo.
Un altro dato importante riguarda i Democratici Svedesi, la formazione nazionalista e di destra radicale guidata da Jimmie Åkesson. Il partito, che nel 2022 aveva raggiunto il suo massimo storico con il 20,5%, sembra questa volta destinato a perdere terreno.
Il loro peso rimane tuttavia decisivo. Dal 2022 i Democratici Svedesi hanno sostenuto dall’esterno il governo Kristersson e, durante la campagna elettorale, il centrodestra ha aperto alla possibilità di un loro ingresso diretto nell’esecutivo in caso di vittoria.
La prospettiva ha reso il voto svedese particolarmente osservato anche fuori dai confini nazionali, soprattutto in un’Europa nella quale il peso dei partiti della destra radicale continua a crescere.
Sul fronte opposto, Magdalena Andersson ha rivendicato la possibilità di tornare alla guida del Paese. I socialdemocratici restano infatti la principale forza politica svedese, anche se il partito si avvia verso uno dei risultati peggiori della sua storia recente: con circa il 28% dei voti, potrebbe registrare il risultato più basso da oltre un secolo.
Il problema, per Andersson, sarà però trasformare l’eventuale vantaggio elettorale in una maggioranza parlamentare stabile. I rapporti tra i partiti del centrosinistra non sono privi di tensioni, in particolare sui temi dell’immigrazione e delle politiche economiche.
Le elezioni hanno quindi consegnato una Svezia politicamente divisa. Le prime indicazioni sembravano preannunciare una chiara vittoria del centrosinistra; lo scrutinio ha invece ridotto rapidamente la distanza, fino a trasformarla in un solo seggio.
Con 175 seggi contro 174, l’equilibrio resta appeso a un filo. Il risultato definitivo e, soprattutto, la successiva partita per la formazione del governo potrebbero richiedere ancora alcuni giorni.
Una cosa, però, è già chiara: chiunque uscirà vincitore dalle urne dovrà governare in un Parlamento estremamente equilibrato e dovrà costruire alleanze delicate per riuscire a ottenere una maggioranza.
