“Guai a chi lo tocca”: Maria Rosaria Boccia racconta il suo rapporto con Sigfrido Ranucci

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AgenPress.Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste” è il titolo del libro con cui Maria Rosaria Boccia ricostruisce, dalla propria prospettiva, quasi due anni di rapporto con Sigfrido Ranucci. Un racconto personale che prende le mosse nel settembre 2024, quando il nome dell’imprenditrice era al centro della cronaca nazionale, e che segue l’evoluzione di un rapporto nato nell’ambito dell’attualità e del giornalismo e trasformatosi, nel tempo, in un’amicizia.

Tutto comincia con un messaggio. È Ranucci, giornalista e conduttore di Report, a contattare Boccia: “Gentile Dottoressa Maria Rosaria…”. Un primo approccio legato alle vicende di cronaca e all’attività giornalistica, destinato però ad aprire una relazione che progressivamente supera i confini professionali.

Nel libro, Boccia affida il racconto ai ricordi personali, alle conversazioni e ai documenti, intrecciando la dimensione privata con quella pubblica. Il rapporto con Ranucci viene così osservato non soltanto attraverso la figura del giornalista conosciuto dal grande pubblico, ma anche attraverso l’uomo che l’autrice afferma di aver conosciuto nelle conversazioni quotidiane.

Telefonate e videochiamate diventano parte di una frequentazione sempre più assidua. Ci sono l’ironia, le discussioni, i confronti e anche gli scherzi. Tra questi, le prime pagine satiriche realizzate per gioco, che contribuiscono a costruire un linguaggio condiviso e una complicità che, nel racconto di Boccia, caratterizzano il rapporto.

Anche alcuni piccoli oggetti e dettagli della quotidianità assumono un significato particolare. È il caso dei gianduiotti, diventati quasi una sorta di moneta simbolica delle loro conversazioni, elemento ricorrente di un rapporto raccontato attraverso episodi apparentemente ordinari ma significativi per l’autrice.

E poi c’è un soprannome: “Superman”. È così che Boccia comincia a chiamare Ranucci, trasformando il noto giornalista televisivo in una figura più familiare e privata, lontana dall’immagine costruita attraverso gli schermi.

Il libro si sviluppa dunque lungo due piani paralleli. Da una parte ci sono le vicende pubbliche, la cronaca, il lavoro giornalistico e l’attenzione mediatica che continua a circondare i protagonisti. Dall’altra c’è il racconto di una relazione fatta di messaggi, telefonate, battute, divergenze e momenti di vicinanza.

È proprio questo doppio registro a caratterizzare “Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste”: la storia di un rapporto osservato dall’interno e ricostruito attraverso la memoria dell’autrice, che mette insieme ciò che è stato pubblico e ciò che, almeno nella sua prospettiva, appartiene invece alla sfera personale.

Boccia propone così la propria versione di una relazione nata in un momento particolarmente esposto alla cronaca e diventata, passo dopo passo, qualcosa di diverso. Un percorso fatto di incontri e conversazioni, ma anche di contrasti e tempeste, nel quale la figura pubblica di Sigfrido Ranucci finisce per lasciare spazio al “Superman” conosciuto nel privato.

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