La conduttrice Francesca Martinelli Cavaliere della Repubblica, membro della Fondazione Insigniti OMRI, ha guidato insieme a Marco Mazzocchi la mattinata di “80. L’Alba della Repubblica” con 4.000 studenti di Roma e Lazio
AgenPress. «C’era una volta una ragazza. Si chiamava Repubblica».
È cominciato così, con una frase semplice e quasi fiabesca, uno dei momenti più originali e coinvolgenti della mattinata di «80. L’Alba della Repubblica», l’evento promosso il 2 ottobre al Circo Massimo dalla Fondazione Insigniti OMRI insieme alla Questura di Roma per celebrare gli ottant’anni della Repubblica Italiana.
A pronunciarla è stata Francesca Martinelli, conduttrice, Cavaliere della Repubblica e membro della Fondazione Insigniti OMRI, che ha guidato la manifestazione insieme a Marco Mazzocchi, noto giornalista e volto della televisione sportiva.
Davanti a circa 4.000 studentesse e studenti provenienti da 41 istituti di Roma e del Lazio, Martinelli ha scelto di raccontare la Repubblica non attraverso una successione di date, eventi e definizioni, ma attraverso una persona.
Una ragazza nata il 2 giugno 1946, in un’Italia appena uscita dalla guerra, povera di certezze ma con un futuro davanti. Una ragazza che, appena venuta al mondo, ha visto le donne italiane votare per la prima volta alle elezioni politiche e ha scoperto che la voce dei cittadini poteva contribuire a decidere il destino del Paese.
Da quel momento, la storia della Repubblica è diventata una storia di crescita. Una crescita non sempre facile: gli anni del terrorismo, le stragi, le ingiustizie, il dolore e il sacrificio di uomini e donne che hanno difeso la libertà, la legalità e la democrazia. Una ragazza che ha conosciuto le proprie ferite, che qualche volta è caduta, ma che ha trovato ogni volta la forza di rialzarsi.
Poi è arrivata la parte più sorprendente del racconto. Quella in cui la Repubblica ha smesso di essere una figura del passato per diventare una coetanea dei ragazzi che la ascoltavano.
La Repubblica ha 80 anni, ma la sua età cambia a seconda di chi incontra. Davanti a un ragazzo di quattordici anni, ha quattordici anni. Davanti a una ragazza di diciassette, ne ha diciassette.
E davanti ai quattromila giovani del Circo Massimo, in quel momento, aveva la loro età. È qui che la narrazione ha compiuto il suo salto: la Repubblica non era più qualcosa da studiare, ma qualcosa di cui sentirsi parte.
Da quella immagine è nato un dialogo ideale tra la Repubblica e le nuove generazioni.
«Adesso tocca a voi». Tocca a loro studiare e informarsi. Rispettare chi è diverso. Difendere le persone più fragili. Non voltarsi dall’altra parte davanti a un’ingiustizia. Avere il coraggio di dire la verità. Prendersi cura della propria città, del proprio Paese e del proprio futuro. Non una lezione, dunque, ma una consegna.
E il finale ha dato un senso ancora più profondo al racconto: «Io sono nata 80 anni fa. Ma se continuerò a vivere, dipenderà da voi». In quella frase c’è forse la chiave dell’intera giornata.
La Repubblica è la storia che abbiamo ricevuto, la libertà che abbiamo ereditato, ma anche il futuro che non è garantito per sempre e che ogni generazione è chiamata a custodire.
Francesca Martinelli ha trovato così una strada semplice e insieme potente per parlare di Costituzione, democrazia e cittadinanza a migliaia di adolescenti: ha trasformato la Repubblica in una ragazza della loro età, con una storia alle spalle e ancora la vita davanti.
È stata, in qualche modo, la prima voce di una giornata costruita per parlare ai giovani.Poi quella voce è diventata musica.
E la musica è diventata una sola voce: quella di quattromila ragazze e ragazzi che, guidati dalla Banda Musicale della Polizia di Stato e dal tenore Francesco Grollo, hanno cantato insieme il Canto degli Italiani.
Prima il racconto. Poi il canto. Infine quel «Sì!» spontaneo, gridato insieme, con i berretti lanciati in aria. La Repubblica aveva parlato ai giovani. I giovani, alla fine, hanno risposto.
