Il presidente americano rivela un accordo con Benjamin Netanyahu per interrompere i finanziamenti militari a partire dalla fine del 2026. «Israele è un Paese prospero, può acquistare le armi che vuole». Una svolta nei rapporti tra Washington e Tel Aviv, ma per renderla operativa servirà anche il via libera del Congresso
AgenPress. Una decisione destinata a segnare una svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Israele. Donald Trump ha annunciato che Washington interromperà, a partire dalla fine del 2026, gli aiuti militari annuali destinati allo Stato ebraico. L’annuncio è arrivato durante un’intervista a Fox News, nella quale il presidente americano ha spiegato che la scelta sarebbe già stata concordata con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
«Gli aiuti a Israele verranno interrotti alla fine dell’anno. Israele è un Paese prospero, non ha bisogno di 4 miliardi in aiuti», ha dichiarato Trump. Il presidente ha poi precisato che l’intesa con Netanyahu sarebbe stata raggiunta già da alcuni mesi: «Abbiamo già concordato che, entro la fine di quest’anno, non effettueremo più versamenti a favore di Israele».
Parole che indicano un cambiamento significativo nella politica americana verso uno dei suoi principali alleati in Medio Oriente. Trump, tuttavia, ha voluto chiarire che la fine dei finanziamenti regolari non significherà un’interruzione totale della collaborazione militare tra i due Paesi.
«Naturalmente, continueremo ad aiutare Israele qualora ne avesse bisogno», ha aggiunto, spiegando che Tel Aviv potrà comunque acquistare armamenti americani senza particolari limitazioni: «Possono comprare quello che vogliono».
La dichiarazione del presidente americano assume un significato particolare alla luce dello storico rapporto militare tra Washington e Tel Aviv. Gli Stati Uniti rappresentano da decenni il principale partner strategico di Israele e hanno garantito al Paese un sostegno economico e militare fondamentale per il mantenimento delle sue capacità di difesa.
L’attuale accordo decennale, sottoscritto nel 2016 durante l’amministrazione Obama, prevede infatti 38 miliardi di dollari di assistenza militare nel periodo 2019-2028. La cifra corrisponde a circa 3,8 miliardi di dollari all’anno: 3,3 miliardi destinati al finanziamento degli acquisti militari e altri 500 milioni per i programmi di difesa antimissile.
Tra questi ultimi rientrano sistemi strategici come Iron Dome, progettato per intercettare razzi e missili a corto raggio.
Trump sostiene che Israele abbia ormai raggiunto un livello di sviluppo economico e militare tale da poter fare a meno dei finanziamenti americani. Una posizione che si inserisce anche nel più ampio orientamento della sua amministrazione, favorevole a rivedere gli impegni economici degli Stati Uniti nei confronti degli alleati.
Nonostante l’annuncio presidenziale, resta da capire come e quando la decisione potrà tradursi concretamente in una modifica degli accordi finanziari tra i due Paesi.
L’attuale memorandum d’intesa prevede infatti finanziamenti fino al 2028. Inoltre, negli Stati Uniti il potere di approvare gli stanziamenti federali appartiene al Congresso. Per questo motivo, l’interruzione anticipata degli aiuti richiederà un passaggio istituzionale e politico tutt’altro che scontato.
La questione potrebbe aprire un confronto all’interno della politica americana, dove il sostegno a Israele è stato storicamente uno dei temi condivisi da democratici e repubblicani, anche se negli ultimi anni il dibattito è diventato più acceso.
La prospettiva di un’interruzione degli aiuti americani si inserisce in una discussione già avviata dallo stesso Netanyahu. Il premier israeliano aveva infatti manifestato in precedenza l’intenzione di ridurre progressivamente la dipendenza finanziaria dagli Stati Uniti, puntando a una maggiore autonomia dell’industria militare nazionale.
L’obiettivo è rafforzare le capacità produttive interne, investire nello sviluppo tecnologico e consolidare una collaborazione strategica con Washington che possa basarsi sempre più sulla ricerca, sulla produzione e sull’acquisto di armamenti, anziché sui tradizionali trasferimenti finanziari.
Resta però da capire quali saranno le conseguenze concrete di una simile trasformazione, soprattutto in una regione caratterizzata da tensioni e conflitti che rendono centrale la disponibilità di risorse militari.
L’annuncio di Trump, dunque, non rappresenta necessariamente la fine dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele, ma potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase. Washington punta a ridimensionare i trasferimenti economici diretti, mentre Tel Aviv dovrà dimostrare di poter sostenere autonomamente una parte sempre più consistente delle proprie esigenze di difesa.
La vera incognita riguarda ora l’attuazione dell’accordo e la reazione del Congresso americano. Perché tra l’annuncio politico di Trump e la fine effettiva dei finanziamenti esiste ancora un passaggio istituzionale decisivo.
