Midterm. In alcuni Stati serviranno settimane per conoscere i risultati: riflettori sull’Alaska, decisiva per il Senato. Giorni di attesa anche in Texas e California

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Non sarà necessariamente la notte elettorale a stabilire chi avrà il controllo del Congresso. Le diverse procedure di scrutinio, il voto per posta e le particolarità delle leggi statali potrebbero allungare i tempi. L’Alaska è uno degli Stati più delicati: il suo risultato potrebbe risultare determinante per gli equilibri del Senato


AgenPress. Gli americani sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, ma per conoscere il risultato definitivo potrebbe essere necessario attendere giorni, in alcuni casi persino settimane. È l’avvertimento lanciato dagli esperti elettorali, che invitano a non considerare i primi dati dello scrutinio come indicativi di un risultato ormai acquisito.

La partita più delicata riguarda il Senato, dove i repubblicani partono da una maggioranza di 53 seggi contro i 47 tra democratici e indipendenti. Con 35 seggi in palio, anche una singola competizione particolarmente combattuta potrebbe determinare quale partito controllerà l’aula nei prossimi due anni, condizionando direttamente la seconda parte della presidenza di Donald Trump.

L’attenzione è concentrata soprattutto sull’Alaska, dove la corsa per il Senato tra il repubblicano Dan Sullivan e la democratica Mary Peltola potrebbe rimanere senza un vincitore ufficiale per oltre una settimana. In questo Stato le difficoltà sono legate innanzitutto alla geografia: numerose comunità si trovano in aree remote, difficilmente raggiungibili via terra, e le schede elettorali devono talvolta essere trasportate in aereo prima di poter essere conteggiate. A questo si aggiungono le regole sul voto per corrispondenza, che consentono di ricevere schede spedite entro il giorno delle elezioni anche nei giorni successivi: fino a dieci giorni per quelle spedite dagli Stati Uniti e quindici per quelle provenienti dall’estero.

C’è poi il sistema del voto alternativo, il cosiddetto ranked-choice voting: se nessun candidato supera il 50% dei voti al primo conteggio, le preferenze vengono ridistribuite attraverso successive eliminazioni dei candidati meno votati. In questo scenario, la tabulazione definitiva potrebbe slittare fino al 18 novembre. Una prospettiva particolarmente importante perché, se il controllo del Senato dovesse dipendere proprio dall’Alaska, il Paese potrebbe dover attendere quasi due settimane per conoscere gli equilibri definitivi del Congresso.

Anche il Texas figura tra gli Stati da osservare con attenzione. Qui la competizione per il Senato è particolarmente significativa e i primi risultati potrebbero non raccontare l’intera storia. Le differenze tra le modalità di voto, i tempi di elaborazione delle schede e la distribuzione geografica dei consensi potrebbero modificare gli equilibri man mano che arrivano i dati dalle diverse contee. In una competizione ravvicinata, potrebbero quindi essere necessari diversi giorni prima di poter individuare con sicurezza il vincitore.

Tempi lunghi sono attesi anche in California, lo Stato più popoloso degli Stati Uniti, con circa 23 milioni di elettori registrati. Il grande numero di schede da elaborare e il massiccio ricorso al voto per posta rendono particolarmente complesso lo scrutinio. La legge californiana consente infatti di conteggiare anche le schede spedite entro il giorno delle elezioni e ricevute nei sette giorni successivi. A queste si aggiungono le schede provvisorie, che richiedono verifiche prima di essere inserite nel risultato definitivo. Per alcune competizioni, dunque, potrebbero trascorrere diversi giorni, se non settimane, prima di avere un quadro completo.

Gli esperti invitano inoltre a prestare attenzione ai risultati parziali diffusi durante la notte elettorale. Le schede conteggiate per prime non rappresentano necessariamente un campione equilibrato dell’intero elettorato: il voto anticipato, quello per corrispondenza e quello espresso direttamente ai seggi possono presentare caratteristiche politiche e geografiche differenti. Una candidatura in vantaggio nelle prime ore potrebbe quindi perdere terreno quando verranno conteggiati gli ultimi voti.

Il quadro complessivo rende queste elezioni particolarmente delicate. I democratici puntano a riconquistare il controllo del Congresso, mentre i repubblicani cercano di conservare la maggioranza e garantire a Trump la possibilità di portare avanti la propria agenda politica senza incontrare ostacoli parlamentari. Se il risultato nazionale dovesse essere determinato da poche competizioni, l’attesa per i dati definitivi potrebbe trasformarsi in una lunga partita politica. E l’Alaska, per la sua posizione strategica nella corsa al Senato, potrebbe diventare uno dei luoghi più importanti dell’intera notte elettorale americana.

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