Il portavoce delle forze armate iraniane, Mohammad Akraminia, rivendica il rafforzamento militare del Paese dopo mesi di guerra in Medio Oriente. Teheran minaccia una reazione immediata a qualsiasi nuovo attacco, avvertendo che il conflitto potrebbe estendersi ben oltre i confini della regione
AgenPress. L’Iran alza il livello dello scontro verbale con Washington e lancia un nuovo avvertimento agli Stati Uniti e a Israele. L’esercito della Repubblica islamica sostiene di essere oggi più forte e preparato rispetto all’inizio della guerra in Medio Oriente e assicura di essere pronto a rispondere immediatamente a qualsiasi nuova aggressione militare.
A dichiararlo è stato il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Irna. «Le forze armate della Repubblica islamica sono oggi in uno stato di allerta più elevato e sono più potenti di quanto non fossero all’inizio della guerra», ha affermato il rappresentante militare.
Secondo Akraminia, l’esperienza maturata durante il confronto diretto con Stati Uniti e Israele avrebbe consentito alle forze armate iraniane di migliorare la propria preparazione operativa, rafforzando capacità militari, motivazione e determinazione.
Il messaggio più significativo riguarda la possibilità di una nuova offensiva contro il territorio iraniano. Teheran ha fatto sapere che un eventuale attacco non rimarrebbe senza conseguenze e che la risposta militare potrebbe superare i confini geografici del Medio Oriente.
Secondo Akraminia, le forze armate agiranno sulla base delle direttive della Guida suprema e saranno pronte a intervenire in modo «immediato» ed efficace, senza limitazioni geografiche.
Una minaccia che amplia sensibilmente lo scenario di rischio: il riferimento a una risposta senza confini geografici lascia intendere che potrebbero essere coinvolti anche obiettivi e interessi statunitensi situati al di fuori dell’Asia occidentale. Non si tratta soltanto di una dichiarazione di deterrenza, ma di un messaggio rivolto direttamente all’amministrazione americana, in un momento in cui le tensioni tra Washington e Teheran restano particolarmente elevate.
Un altro elemento centrale dello scontro è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio internazionale di petrolio e per gli approvvigionamenti energetici mondiali. L’Iran considera il controllo di questa via marittima una leva fondamentale nei confronti dei propri avversari. Le dichiarazioni dei vertici militari iraniani collegano infatti la riapertura dello stretto all’accettazione delle condizioni poste da Teheran.
La situazione preoccupa i mercati internazionali, dal momento che un’ulteriore escalation potrebbe avere conseguenze sulle rotte commerciali, sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza della navigazione nel Golfo Persico.
Le parole di Akraminia arrivano in una fase particolarmente delicata del confronto tra Iran, Stati Uniti e Israele. Dopo mesi di ostilità, il rischio di una ripresa delle operazioni militari continua a condizionare gli equilibri regionali. Teheran sostiene di aver tratto importanti insegnamenti dal conflitto e di aver rafforzato le proprie capacità di difesa e di attacco. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali iraniane non costituiscono, da sole, una verifica indipendente dell’effettivo livello di potenziamento delle forze armate.
Il messaggio politico e militare resta comunque inequivocabile: l’Iran vuole scoraggiare nuovi attacchi e avverte che un’eventuale ripresa della guerra potrebbe avere dimensioni molto più ampie rispetto al passato. La minaccia di una risposta «senza limiti geografici» apre così un nuovo fronte di preoccupazione internazionale, perché un eventuale allargamento dello scontro potrebbe coinvolgere interessi militari ed economici ben oltre il Medio Oriente.
