Paraguay, nuove proteste davanti alla casa dell’ex presidente Santiago Peña: scontri con la polizia e agenti feriti

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Centinaia di persone sono scese nuovamente in piazza ad Asunción per chiedere che l’ex capo dello Stato venga trasferito in carcere e non resti agli arresti domiciliari. La rabbia è legata alla crisi di Ueno Bank, il cui collasso ha coinvolto milioni di correntisti. Durante gli scontri sono stati lanciati sassi contro le forze dell’ordine e un commissario è rimasto ferito al volto


AgenPress. Nuova notte di tensione in Paraguay, dove le proteste contro l’ex presidente Santiago Peña sono sfociate in incidenti davanti alla sua abitazione. Centinaia di manifestanti si sono radunati nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 novembre ad Asunción per contestare la decisione della magistratura di concedergli gli arresti domiciliari, chiedendo invece il suo trasferimento in carcere.

La mobilitazione è legata alla grave crisi politica e finanziaria provocata dal caso Ueno Bank, il cui collasso ha coinvolto circa tre milioni di correntisti, molti dei quali hanno denunciato difficoltà nell’accesso ai propri risparmi.

La situazione è rapidamente degenerata quando alcuni manifestanti hanno iniziato a lanciare pietre contro il cordone di polizia schierato a protezione dell’abitazione dell’ex presidente. Durante gli scontri, un commissario di polizia, Pedro Babera, è stato colpito al volto da un sasso. L’episodio ha richiesto l’intervento dei soccorritori. Le forze dell’ordine hanno risposto utilizzando lacrimogeni per disperdere la folla e ristabilire l’ordine nella zona.

La polizia ha inoltre denunciato la possibile presenza di gruppi infiltrati tra i manifestanti, accusati di aver contribuito ad alimentare gli incidenti. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione fornita dagli agenti e non accompagnata, al momento, da prove rese pubbliche.

Al centro della protesta c’è soprattutto il trattamento giudiziario riservato a Santiago Peña. Dopo la destituzione attraverso una procedura di impeachment, l’ex presidente è stato posto agli arresti domiciliari, in attesa che la Procura definisca le contestazioni nei suoi confronti. Una decisione che ha provocato indignazione tra i cittadini e, in particolare, tra le persone che denunciano di aver perso l’accesso ai propri risparmi dopo la crisi dell’istituto finanziario.

I manifestanti chiedono che Peña venga trasferito nel carcere contestando quella che considerano una misura troppo favorevole nei confronti dell’ex capo dello Stato. Davanti alla sua abitazione sono stati scanditi slogan contro la corruzione e contro i responsabili della crisi finanziaria. Numerosi cittadini hanno espresso solidarietà ai correntisti e ai pensionati che rischiano di non recuperare il proprio denaro.

La vicenda ha origine dalla crisi di Ueno Bank, istituto digitale che contava circa 2,94 milioni di clienti. Il caso ha provocato forti ripercussioni economiche e sociali, coinvolgendo anche risorse pubbliche e fondi di enti previdenziali. Tra le categorie maggiormente preoccupate figurano i pensionati dell’Instituto de Previsión Social, con circa 32mila persone interessate dalle difficoltà legate ai fondi depositati. La crisi finanziaria si è trasformata rapidamente in una crisi istituzionale, culminata con la destituzione di Peña attraverso il giudizio politico del Senato e il successivo provvedimento di arresti domiciliari. Al suo posto è subentrato il vicepresidente Pedro Alliana.

Dopo i nuovi disordini, le autorità hanno annunciato il rafforzamento del dispositivo di sicurezza nella zona della residenza di Peña. Tra le ipotesi valutate dagli organismi di sicurezza c’è anche il trasferimento dell’ex presidente al Regimiento Escolta Presidencial, una struttura militare, per evitare ulteriori tensioni davanti alla sua abitazione.

La situazione rimane delicata. La rabbia dei cittadini per la crisi bancaria si intreccia con la richiesta di responsabilità politiche e giudiziarie, mentre il nuovo governo è chiamato ad affrontare una delle più gravi crisi istituzionali ed economiche degli ultimi anni.

Le proteste potrebbero proseguire anche nelle prossime ore, mentre cresce la pressione affinché l’inchiesta sulla vicenda Ueno Bank faccia piena luce sulle responsabilità e sulle conseguenze finanziarie per milioni di cittadini paraguayani.

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