Afghanistan. Strage a Jalalabad, i talebani sparano sui manifestanti, 35 morti

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Agenpress – Migliaia  di persone protestano a Jalalabad contro l’abolizione della bandiera nazionale afghana, sostituita ovunque dai talebani vittoriosi con la loro. Lo scrive Al Jazeera. “Da quando abbiamo visto l’arrivo dei talebani, tutte le bandiere sono state un po’ alla volta rimosse e rimpiazzate dalle loro. Ma a Jalalabad non si sono rassegnati”, scrive un giornale del Qatar.

Il bilancio è di 35 i morti durante le proteste contro i talebani che hanno  fatto esplodere a Bamiyan la statua dell’ex leader sciita  Abdul Ali Mazar, un leader sciita che combatté i Talebani durante la guerra civile negli anni Novanta. Mazari, esponente carismatico della minoranza hazara, venne assassinato dai Talebani nel 1996, quando il gruppo allora guidato dal mullah Omar prese il potere nel Paese. La provincia di Bamiyan è tristemente nota per aver ospitato anche le enormi statue dei Buddha distrutte con la dinamite dai Talebani poco prima dell’intervento militare americano nel 2001.

“Oggi il popolo che abita nella provincia afgana chiamata Nangarhar è uscito in strada con le vecchie bandiere dell’Afghanistan. Per fermarli, i talebani hanno sparato e ammazzato trentacinque persone”, ha detto un testimone oculare della protesta.

“A molta gente – ha aggiunto – questo non piace, ma molti hanno dovuto rassegnarsi. Ma a Jalalabad non si sono rassegnati e qui c’è stata la resistenza di una buona fetta della comunità”.

Le proteste nazionaliste sono nate in seguito alla decisione dei talebani di ammainare dai palazzi pubblici, in primis da quello presidenziale di Kabul, la bandiera tradizionale afgana, sostituendola con quella del movimento nazionalista.

Situazione ancora drammatica all’aeroporto di Kabul: almeno 17 persone sono rimaste ferite nella calca. Da giorni migliaia di afgani si affollano nello scalo della capitale, nella speranza di riuscire a lasciare il Paese.

 

 

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