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Cina. Il governo cinese vieta a Xie Yang, avvocato per i diritti umani, di esercitare la professione

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Agenpress – Il Dipartimento di giustizia dell’Hunan ha privato l’avvocato per i diritti umani Xie Yang della sua licenza professionale. Ne ha dato notizia  lo stesso Xie, spiegando che l’avviso delle autorità provinciali risale alla scorsa settimana. Egli è accusato di aver tentato in più occasioni di creare disordine nell’attività dei tribunali e di aver postato sui social media commenti diffamatori o pericolosi per la sicurezza nazionale.

Il legale è stato condannato tre anni fa per “incitamento alla sovversione contro lo Stato”. Egli ha rivelato di essersi dichiarato colpevole e di aver ritrattato precedenti dichiarazioni di aver subito torture in prigione, ricevendo in cambio l’impegno delle autorità a non infliggergli ulteriori punizioni.

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La polizia lo aveva arrestato nel 2015 in un’operazione di sicurezza denominata “709” (in quanto cominciata il 9 luglio di quell’anno), che aveva colpito altri 300 colleghi – fra essi anche alcuni cristiani protestanti e cattolici. Molti di loro sono stati processati e poi condannati; diversi hanno “confessato” in video le loro colpe; altri sono usciti dalla prigione molto provati dal punto di vista fisico e psicologico, a causa delle torture subite.

Xie è salito alla ribalta per aver difeso diversi attivisti politici, soprattutto esponenti del Movimento dei nuovi cittadini, che per anni si è battuto a favore di una transizione democratica nel Paese. Egli ha dichiarato di voler ricorrere in appello contro la decisione del Dipartimento di giustizia provinciale.

Wang Quanzhang, collega e amico di Xie, anch’egli arrestato nell’operazione 709, aveva annunciato in maggio di voler ricorrere in giudizio contro la sua condanna. Wang ha trascorso più di quattro anni in prigione per “sovversione contro lo Stato”, finendo di scontare la sua detenzione lo scorso aprile. In una recente intervista, egli ha confermato di essere stato torturato in carcere.

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Per diversi osservatori, il regime cinese è impegnato in una campagna di repressione del dissenso. Nei giorni scorsi, Cai Xia, una professoressa in pensione della Scuola centrale del Partito, è stata espulsa dal Partito comunista cinese e ha perso i suoi diritti pensionistici per aver attaccato le autorità in alcuni commenti pubblici. La docente 68enne aveva anche difeso Ren Zhiqiang, il miliardario dissidente finito nel mirino del regime per aver dato del “clown affamato di potere” a Xi Jinping.

Un altro noto accademico, il giurista Xu Zhangrun, è stato punito di recente per aver criticato Xi e chiesto aperture democratiche. Il docente dell’università Qinghua è stato arrestato il 6 luglio per aver “favorito la prostituzione”. Rilasciato pochi giorni dopo, il suo ateneo lo ha poi licenziato per “corruzione morale”. (asianews.it)

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