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Coronavirus. Cina. Per dire la verità, Li Wenliang ha pagato con la vita, Ai Fen è scomparsa

Agenpress – Li Wenliang, un oculista di 34 anni che lavorava in un ospedale di Wuhan, era stato uno dei primi medici cinesi a segnalare la possibilità che le misteriose gravi polmoniti di Wuhan di fine 2019 fossero causate da un coronavirus, e per questo era stato interrogato e accusato di diffondere notizie false e allarmistiche dalla polizia.

Quando i suoi avvertimenti si erano dimostrati fondati, in Cina era diventato una specie di eroe popolare: dopo la sua morte – avvenuta il 6 febbraio proprio a causa del coronavirus – è diventato un martire, intorno al quale si è costruito una specie di culto.

A fine dicembre Li Wenliang,  si era accorto delle anomalie in alcuni pazienti affetti da polmoniti gravi, le cui cause erano ignote. Valutando i sintomi – e confrontandoli con quelli di altre sindromi respiratorie gravi come la SARS – ipotizzò che la causa delle polmoniti potesse essere un nuovo coronavirus. Espresse le sue ipotesi in una chat di gruppo con altre persone, che dopo qualche ora si diffusero fuori da lì, spingendo le autorità a intervenire. Il 31 dicembre alcuni funzionari sanitari di Wuhan convocarono Li e gli chiesero perché avesse condiviso quelle informazioni; tre giorni dopo la polizia lo obbligò a firmare una dichiarazione in cui ammetteva di essersi comportato in modo “illegale”.

Nel frattempo, dopo essere stato falsamente accusato e poi scagionato, Li era tornato a lavorare nel suo ospedale a Wuhan. Qualche giorno dopo avere visitato una paziente che poi risultò positiva al nuovo coronavirus, iniziò a sviluppare sintomi e a soffrire di una grave infiammazione delle vie respiratorie. Gli fu confermato il contagio da coronavirus e, prima di morire, raccontò la sua storia su Weibo.

Insieme a Li Wenliang, un’altra dottoressa di Wuhan, Ai Fen,  che ha lanciato l’allarme sul coronavirus, è scomparsa. Si teme sia stata arrestata per aver raccontato al magazine “People” (Renwu) la sua storia. L’articolo, comparso il 10 marzo, è stato subito censurato. Ai ha parlato per la prima volta della nuova infezione in un post su WeChat il 30 dicembre. I superiori le ordinarono di tacere per non creare il panico, accusandola di essere una delatrice.

Secondo “60 Minutes Australia”, non si hanno notizie della dottoressa da metà marzo, quando su Weibo, il Twitter cinese, rassicurava tutti di stare bene e di essere tornata al lavoro. Dopo la trasmissione del servizio in Australia, sul suo account è apparso un post criptico: “Un fiume. Un ponte. Una strada. Un rintocco d’orologio”. Radio Free Asia suggerisce che l’account Weibo di Ai sia aggiornato dietro imposizione della polizia – per mostrare che non ci sono problemi.

Con Ai si allunga la lista delle persone critiche del regime di cui si è persa traccia durante la crisi epidemica.

Le ultime dichiarazioni rilasciate da Ai Fen prima della sua scomparsa, evidenzia Fox News, risalgono al mese scorso. In un’intervista concessa a un periodico, la donna aveva confessato di essere stata duramente ammonita dal governo di Pechino per avere tentato di avvertire la comunità internazionale del fatto che il coronavirus si sarebbe potuto espandere in tutto il mondo. È proprio dal giorno di quell’intervista che si sarebbero perse le tracce della dottoressa.

 

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