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Iran. Il medico Djalali non è più in isolamento. Condannato a morte per spionaggio

AgenPress – L’Iran ha interrotto dopo oltre 4 mesi la detenzione in cella di isolamento di Ahmadreza Djalali, il medico irano-svedese con un passato da ricercatore in Italia, condannato a morte nella Repubblica islamica per “spionaggio” a favore di Israele. L’isolamento era ritenuto l’ultimo passo prima della temuta esecuzione del ricercatore, che si è sempre dichiarato innocente. Lo riferisce Amnesty International.

“Dopo 140 lunghi giorni in isolamento, Ahmadreza è stato finalmente trasferito in una cella con altre persone, ma non può ancora contattare i propri familiari e il proprio avvocato. Non ci arrenderemo fino alla sua liberazione!”, scrive Amnesty su Twitter.

Il 18 marzo gli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani – i relatori speciali sulla tortura, sulla situazione dei diritti umani in Iran, sulle esecuzioni extragiudiziali sommarie e arbitrarie e la responsabile del Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie – avevano chiesto la scarcerazione immediata di Ahmadreza Djalali, che si trova in condizioni di salute critiche ed è definito “a un passo dalla morte” dopo mesi di isolamento totale.

La situazione di Djalali è realmente terribile. È in isolamento totale da oltre 100 giorni e sotto costante minaccia di esecuzione”, hanno dichiarato gli esperti, aggiungendo che è stato ordinato che la cella del detenuto sia illuminata 24 ore al giorno per privarlo del sonno.

Djalali, i cui problemi di salute gli impediscono di nutrirsi adeguatamente, ha perso tantissimo peso. La situazione è così precipitata che parla con difficoltà. Siamo sconvolti e scioccati per il crudele trattamento che gli viene imposto”, hanno aggiunto gli esperti.

Djalali è stato condannato a morte per infondate accuse di spionaggio nell’ottobre 2017, dopo che un anno prima era stato arrestato mentre si trovava in Iran per prendere parte a un convegno sulla Medicina dei disastri, la sua specializzazione. La condanna è arrivata al termine di un processo iniquo basato su una confessione estorta con la tortura.

Già nel novembre 2017 il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie aveva chiesto che Djalali venisse immediatamente scarcerato.

Nel novembre 2020 gli esperti delle Nazioni Unite avevano espresso allarme per la possibile imminente esecuzione di Djalali, che era stato improvvisamente trasferito in una cella d’isolamento.

Il rischio, hanno sottolineato gli esperti, è che se non di pena di morte, lo scienziato possa presto morire per le condizioni crudeli e inumane di detenzione.

C’è una sola parola per descrivere il grave trattamento fisico e psicologico inflitto a Djalali: tortura. Denunciamo nel modo più netto possibile le azioni delle autorità iraniane e la loro totale mancanza di risposta alla nostra costante richiesta di scarcerazione. Le accuse contro Dlalali sono del tutto infondate ed egli dovrebbe tornare in Svezia nel più breve tempo possibile”, hanno proseguito gli esperti.

Amnesty International Italia ha espresso grande apprezzamento per la dichiarazione degli esperti delle Nazioni Unite. Ricordando il periodo di ricerca trascorso da Ahmadreza Djalali presso l’Università del Piemonte Orientale, l’organizzazione per i diritti umani continua a sollecitare un’azione del governo italiano per ottenere la scarcerazione immediata dello scienziato.

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