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Nasa: scoperta l’acqua sulla Luna. Zona interessata è il cratere Clavius

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AgenPress – Grazie al telescopio SOFIA è stato possibile confermare la presenza di acqua nella faccia rivolta verso la Terra della Luna in zona equatoriale e illuminata dal Sole. Questo è una scoperta molto importante in ottica delle missioni Artemis e per gli astronauti che dal 2024 potranno tornare sul nostro satellite. Ad annunciarlo è stata la NASA (con un teaser da parte di Bridenstine) durante una conferenza stampa.

L’annuncio della scoperta, descritta nel dettaglio sulle pagine della rivista specializzata Nature. Un secondo studio condotto dall’Università del Colorado, stima invece che oltre 40.000 chilometri quadrati di superficie lunare potrebbero intrappolare acqua sotto forma di ghiaccio in piccole cavità ombreggiate.

La scoperta, come spiegato dalla Nasa sul suo sito ufficiale, darà un contributo importante ai suoi sforzi volti a ottenere una migliore comprensione della Luna e portare avanti l’esplorazione dello spazio profondo.

“Siamo riusciti a confermare la presenza di acqua sulla superficie della Luna illuminata dal Sole, grazie al telescopio SOFIA. Non sappiamo ancora se possiamo usarla come risorsa, ma questa scoperta è la chiave per i nostri piani di esplorazione Artemis”, ha annunciato in un Tweet Jim Bridenstine, amministratore della Nasa. “Questa scoperta indica che l’acqua può essere distribuita sulla superficie lunare e non limitata a luoghi freddi e ombreggiati”, precisa l’agenzia spaziale statunitense in un comunicato dedicato.

Studi precedenti avevano suggerito la possibile presenza di acqua sulla superficie lunare (soprattutto vicino al polo Sud), ma le tecnologie utilizzate per le rilevazioni non consentivano di distinguere se il segnale derivasse dalla molecola d’acqua H2O o dall’idrossile (OH) legato ai minerali. Il telescopio SOFIA ha tolto ogni dubbio in merito, analizzando lo spettro della Luna a una lunghezza d’onda di 6 micrometri a cui l’acqua non può più essere confusa con altro.

L’acqua sarebbe presente in abbondanza a latitudini più meridionali (circa 100-400 parti per milione), probabilmente sequestrata in matrici vetrose o rocciose. “Questo ci dice che la Luna potrebbe essere meno arida del previsto – precisa Flamini – ma non è ancora possibile stabilire quanta acqua ci sia e quanta sia utilizzabile: di certo questa scoperta ci aiuterà a pianificare meglio le future missioni”.

Secondo quanto emerso, l’acqua sulla Luna sarebbe arrivata attraverso i meteoriti che hanno impattato con la superficie. Grazie alla presenza di aree perennemente in ombra le molecole d’acqua hanno potuto resistere alle condizioni difficili del satellite. La quantità stimata è di 100 ppm – 412 ppm (parti per milione) nel primo metro della superficie ma non è ancora chiara la quantità totale. Una bottiglia d’acqua dispersa in un metro cubo di regolite (all’interno di strutture circolari di ridotte dimensioni).

La zona interessata è il cratere Clavius ​​ma in futuro saranno fatte nuove osservazioni per migliorare la precisione dei dati ed espandere le conoscenze sul fenomeno.

Paul Hertz (direttore della divisione astrofisica alla NASA) ha dichiarato “avevamo indicazioni che l’acqua che conosciamo – potrebbe essere presente sul lato soleggiato della Luna. Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta sfida la nostra comprensione della superficie lunare e solleva interrogativi intriganti sulle risorse rilevanti per l’esplorazione dello spazio profondo”.

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