Regeni. Amnesty, sfruttate cinicamente garanzie italiane. Motivazioni a settembre, parola torna a gup

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AgenPress – “Si è consentito a un governo, quello egiziano, che mai ha voluto collaborare alla ricerca della verità per Giulio Regeni, di sfruttare cinicamente le garanzie della procedura italiana per cercare ancora una volta di ottenere l’impunità per suoi funzionari”.

Lo afferma il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, dopo la decisione della Cassazione sull’uccisione di Giulio Regeni.

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Con la decisione della Cassazione di ieri, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Roma contro lo stop al processo per l’omicidio Regeni, la parola torna al gup di piazzale Clodio. Gli ermellini infatti hanno escluso che i provvedimenti di Assise e Gup che hanno portato alla sospensione del processo ai quattro 007 del Cairo e impugnati dai pm, siano di loro competenza perché “non abnormi”.

Di più si capirà dalle motivazioni che verranno depositate entro sessanta giorni ma questo passaggio potrebbe lasciare intendere che il giudice per le udienze preliminari potrà entrare nel merito e proseguire nella road map definita con il provvedimento di sospensione firmato l’11 aprile scorso. Il gup ha fissato udienza il 10 ottobre prossimo e in quella occasione verrà sentito anche il direttore generale degli affari di giustizia del ministero che dovrà relazionare sull’attività svolta con le autorità egiziane. Parallelamente non è escluso che i genitori di Regeni possano ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo per cercare una ulteriore strada per ottenere che il processo ai quattro 007 venga celebrato.

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