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Rocca di Papa. Cordone militare al San Raffaele. “Chiesti i tamponi, la Regione Lazio disse di no”

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Agenpress – “Avevamo chiesto subito alla Regione Lazio, sin dal primo caso accertato, di poter processare i tamponi direttamente nella nostra struttura, dove siamo attrezzati con apparecchiature conformi ai protocolli internazionali. I tempi potevano essere molto più brevi, ma la Regione Lazio ha detto di no”.

A  parlare è  Antonio Vallone, amministratore delegato del Gruppo San Raffaele, nel quale rientra la struttura a Rocca di Papa, dove gli anziani positivi sono 138, di cui 5 deceduti.

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Dati che hanno costretto la Regione Lazio e la Asl Roma 6 ad avviare un’indagine interna, disponendo anche ulteriori misure di contenimento ed istituendo fino al 28 aprile un cordone sanitario intorno alla struttura sanitaria con divieto di accesso all’area interdetta salvo che da parte di fornitori e operatori.

Sul posto la polizia di stato, i carabinieri, l’Esercito con i soldati bersaglieri della Cecchignola, la polizia locale e la protezione civile che hanno transennato i due blocchi, oltre che l’ingresso secondario della clinica.“
“Se prima che scoppiasse l’emergenza, cioè prima del 3 aprile, giorno in cui sono apparsi sintomi sospetti nel primo ospite, la Regione ci avesse consentito di fare tamponi a tutti e processarli nel nostro laboratorio, avremmo avuto i risultati in quattro ore”. Invece i tamponi nel territorio della Asl Roma 6 può processarli soltanto il laboratorio del Campus Biomedico e da pochi giorni anche il laboratorio dell’ospedale di Genzano.

“Il campus è una struttura di eccellenza, ma ricevono migliaia di tamponi al giorno, è chiaro che i tempi si dilatano. Il risultato del primo tampone è arrivato solo tre giorni dopo, e quelli dei nuovi tamponi che abbiamo subito predisposto il 6 aprile per i pazienti e gli operatori che hanno avuto contatto diretto con il paziente già trasferito sono arrivati il 9. Noi abbiamo seguito le procedure corrette. Gli ospiti esterni non entrano dall’8 marzo, abbiamo isolato i casi riscontrati positivi rispetto a quelli negativi, dedicando loro, in maniera esclusiva, medici e infermieri provvisti di dispositivi per la protezione individuale”, ha dichiarato ancora Vallone.

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