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Scuola. Cisl, test salivari agli studenti per monitorare e prevenire eventuali contagi

AgenPress – “Il ministero della Salute sta valutando l’evidenza del test salivare per monitorare, attraverso gruppi di alunni, e prevenire l’eventuale contagio importando il ‘modello Lazio e Bolzano’ a scuola un po’ in tutte le Regioni, ma sono queste ultime che hanno la competenza: e questo ci preoccupa, avremo ancora una volta una situazione a macchia di leopardo”.

Lo dice Maddalena Gissi, segretario Cisl Scuola.  Domani si riunisce il Cts, ci ritroviamo a pensare che non sono state attivate le procedure che a settembre erano state annunciate: sdoppiamenti delle classi, più spazi, più docenti. I tavoli prefettizi e regionali devono funzionare più incisivamente”.

“I test salivari non sono invasivi come i tamponi nasali – spiega Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus. Sono antigenici, quindi rapidi, e molto semplici da eseguire. Danno il risultato in 5 minuti. Non sono ovviamente precisi come i tamponi molecolari, ma per gli screening su grandi numeri sono un aiuto valido. Possiamo pensare a test ripetuti una o due volte alla settimana su tutti gli studenti”, anche perché “la capacità produttiva a livello mondiale ormai c’è. Gli Stati Uniti hanno in programma di usarne 500 milioni alla settimana, la Germania alcune decine di milioni. In Italia si potrebbe partire con 10 milioni a settimana, da usare in parte nelle scuole fra gli studenti, che non sono vaccinati, e in parte per far ripartire alcuni settori dell’economia. Li possiamo fare all’ingresso di ristoranti, cinema, teatri, sempre mantenendo le regole del distanziamento all’interno. Il costo, su grandi numeri, è 4-5 euro a test”.

Gissi spiega ancora come sia sbagliata la difformità tra territori che ha portato la dad a richiesta, per esempio, in Puglia.

“Serve una presa di posizione di Regioni, Anci, Upi e Governo per garantire maggiore uniformità”.

“Non si può scegliere se stare in classe o no, questo sta creando conflitti e diseguaglianze, è un modello sbagliato. Al capo di gabinetto del Ministero  abbiamo sottolineato nuovamente che la riapertura, soprattutto per la superiore, non vede un cambiamento nelle regole, non ci sono novità sui trasporti, il tracciamento, i tamponi rapidi, l’utilizzo delle mascherine che non possono essere quelle di comunità.

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