L’opinione di Roberto Napoletano. Basta balle, investire al Sud

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Roberto Napoletano Direttore del Quotidiano del Sud e l'Altravoce dell'Italia

Agenpress. Non ne posso più di sentire parlare di Iva, contante, tetto da tremila a mille, no duemila. Sì, no, facciamo chiudere parrucchieri e fruttivendoli, serve una verifica; commissioni bancarie le tagliamo certo, ma no, forse sì. Sconto per le rette negli asili nido, ma chi non ha gli asili nido? Si attacca. Fondo famiglia, buoni pasto elettronici, quota 100 per un anno, no tre, due, e così via. Che sia sacrosanta la lotta all’evasione fiscale non si discute. Che la via telematica sia quella più efficace per arrivare a destinazione è un’altra certezza. Lo dimostrano i risultati dell’obbligo di fatturazione elettronica, ma non aiutano la fiducia gli eccessi da guerra santa al contante. Evitiamo di sprecare in un ventaglio di micro tasse il credito ricevuto dall’Europa per essere usciti dalla fase più insulsa, ideologica e dilettantesca, nella storia recente dei governi italiani.

Fermatevi, per piacere. C’è una sola via per evitare che il segno della manovra sia il ritorno di Dracula. Si deve dire con chiarezza che un Paese che ha azzerato da dieci anni (0,15% del Pil) la spesa per infrastrutture di sviluppo nel Mezzogiorno e che consente alla Regione Piemonte di spendere per i suoi servizi generali cinque volte di più di quanto spende la Regione Campania, è morto per sempre. Non ha futuro. Ha deciso di non fare più figli. Ha condannato all’esodo di massa la sua generazione giovanile. Parliamo di investimenti, i soldi ci sono, di come e dove farli. Individuiamo gli strumenti centrali con poteri sostitutivi e rompiamo l’isolamento ferroviario delle regioni meridionali, restituiamo loro il maltolto in termini di spesa sociale, scuole, università, asili nido, ospedali, vita.

Al primo vagito protestatario di Fontana e Zaia si ricordino le decine di miliardi che indebitamente sottraggono al Sud da dieci anni grazie alla spesa storica e ci si chieda come è possibile che sopravviva in Lombardia un poltronificio di enti collegati da 50 mila e passa amici degli amici messi sul conto della collettività e che in Veneto ci siano 16 mila infermieri, amministrativi non medici in più della regione Campania con un milione di abitanti in meno.

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