Coronavirus. Sirchia (ex min. Sanità), manca piano strutturato e coordinato per seconda ondata

C'è poi il nodo principale, la confusione che regna nei rapporti tra stato e regioni: "la nostra non è una nazione è un guazzabuglio di realtà che agiscono in modo indipendente e a volte contrastante, creando ulteriore confusione"

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L'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia

AgenPress –  “Sono molto preoccupato della seconda ondata di contagi da coronavirus in autunno. Dovremmo prepararci ad affrontarla e non lo stiamo facendo. Non vedo un piano strutturato e coordinato per arginarla”.

Lo dice  l’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia.  “Non possiamo illuderci che in Italia la situazione sarà diversa rispetto a quello che vediamo ora in Belgio o Spagna. Manca, innanzitutto, la consapevolezza del rischio di una seconda ondata. Assistiamo  a una continua sottovalutazione da parte di scienziati, commentatori e politici che continuano a dire che non ci sarà, ma per l’influenza Spagnola fu più letale della prima”.

“Nei mesi più duri ci siamo arrangiati e tutti hanno fatto il meglio possibile, ma ci siamo trovati nella bufera senza un piano, per le colpe gravissime di chi ha governato negli anni precedenti: siamo arrivati a non avere più i medici per sostituire a quelli che andavano in pensione”. La sanità, come la scuola  “è un motore di sviluppo. Tagliare lì, come è stato fatto per anni, è mancanza di cultura”.

L’impressione “è che non si stia dando un messaggio chiaro alla gente e che le persone, di conseguenza, non recepiscano il rischio, come vediamo dal mancato uso della mascherina e dai tanti assembramenti che vediamo in tutta Italia”. Occorre  “confidare solo nel vaccino e nella terapia antivirale è un desiderio più che una realtà”.

La prima cosa da fare, da parte dalle istituzioni, centrali e regionali, sarebbe quella di “dare un’informazione univoca per spiegare che è molto probabile, sulla base della letteratura scientifica, che vi sia una seconda ondata di Covid-19 nel nostro Paese”. In secondo luogo, predisporre tutti i presidi per affrontarla.

“I tamponi che abbiamo bastano ora che ci sono pochi casi ma non so se sarebbero sufficienti anche qualora dovessero tornare a crescere in modo sensibile i contagi di Sars-Cov-2. Abbiamo aumentato posti in rianimazione ma non su tutto il territorio”. C’è poi il nodo principale, la confusione che regna nei rapporti tra stato e regioni: “la nostra non è una nazione è un guazzabuglio di realtà che agiscono in modo indipendente e a volte contrastante, creando ulteriore confusione”. Quello che dobbiamo evitare, sottolinea, è “trovarci, nei prossimi mesi, di nuovo in difficoltà per una colpevole imprevidenza”.