Giunse la Befana senza racconti e senza storie e diede fine alle feste e tutto divenne come prima

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AgenPress. E arrivò. La Befana. Non ha più le scarpe rotte. Indossa vestiti color di luna e i capelli intecciati con nodi arabi. Pantaloni attillati di pelle nera e gli occhiali d’orati firmati sul vetro e ai bordi delle stanghette.
Quella Befana che veniva di notte con le scarpe tutte rotte e vestita da romana è rimasta impigliata nelle ragnatele delle macerie della modernità e non son rimaste né cenere e né carbone. È finito quel tempo.
La favola bella che bella fu nella mia infanzia è distante ma nulla o poco è rimasto di quelle sere che dopo cena non bisognava sparecchiare perché la Befana vecchietta e con la scopa doveva pur trovare qualcosa sulla tavola.
Era la tradizione che segnava il mosaico delle feste ed erano le feste che facevano il rito. Rifuggo da nostalgie.
Custodiscono ricordi e malinconia e per quelli che hanno la mia età è tempo di memoria. L’età che passa lascia soltanto storie e frammenti di vita depositati nel cuore.
Oggi i miei figli vivono altre storie dentro le mie storie. Ma è giusto che sia così perché ogni storia si radica tra ricordi e realtà e la realtà è sempre più forte del ricordare per il semplice motivo che il reale vive dentro il presente quotidiano attuale e il ricordo è un passato. Pass-are.
Mi invento una etimologia. Attra-versare. Versare nel passato. Inventare è come costruire. Infatti.
La Befana che viene quando decide di venire ma pur sempre il 6 Gennaio è un donare. Un regalare. Un offrire incondizionato. I tre Re della Magia camminano lenti e sanno assaporare i colori del tempo nello spazio del viaggio e hanno Oro Incenso e Mirra e dagli Orienti portano il vento del deserto e il passo paziente dei cammelli.
Chi saranno mai i Re Magi? Non vengono dal mondo ebraico. Non vengono dal Mediterraneo. Comunque hanno l’Oriente nei loro occhi a volte invisibili perche sul capo e sul viso hanno sete azzurre a mò di foulard ma sanno osservare oltre perché hanno il cuore sciamano e negli delle voci le onde del mare e le dune della sabbia.
Matteo dice soltanto che vengono dall’Oriente: “Magi venuti dall’Oriente”. Nient’altro. Forse dalla Persia o dalla Mesopotamia o addirittura dalla Babilonia. Sciamani che hanno saputo seguire le stelle e cogliere il mistero della rivelazione per rendere omaggio a Gesù.
È la favola della bellezza che trascorrono la notte per vedere l’aurora. Se la storia non avesse il sogno resterebbe cronaca. Io sono un sognatore nel vagabondaggio delle parole.
Allora?
La Befana arriva sempre.
Ho appeso la mia calza alla maniglia della porta non avendo qui il focolare e resto in attesa che giunga la bella e giovane dea che chiamarono un tempo strega e che ora veste di una eleganza sbalorditiva e divina.
La verità delle verità è che non ha più le scarpe rotte e non è romana. Sarà mai la Regina dei Magi? Forse non so.
Raccolgo i pensieri e resto in attesa del mattino che verrà. Non portarmi promesse e desideri. Regalami sorrisi. Sorrisi belli per i giorni che verranno tanto le feste son finite e il miele è tra le ginestre con le api che si riposano un pò.
La Befana vien nel sogno con lo sguardo nella passione e le mani nei guanti di pelle. Lascia speranze per un nuovo anno che sarà mentre il tempo solca I giorni per le feste lunghe che finiscono e un carnevale che è alle porte. Non bussa mai. Entra nelle case in silenzio e silenziosa se ne va. Cosa ci sarà mai nelle calze che hanno il peso del vento e la leggerezza del canto?  Arriva la Befana e il rito ha il gioco della Magia per i bimbi che aspettano e per me che invento e racconto fantasie vere.
La Befana vien di notte e non ha più le scarpe rotte e ha il viso di una Dea e non scende dal Camino  con la scopa di un c’era una volta. In realtà giunse la Befana senza racconti e senza storie e diede fine alle feste e tutto divenne come prima.
Piefranco Bruni
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