Senigallia. Rimasto per ore senza barella, morto il paziente oncologico simbolo delle criticità della sanità pubblica

- Advertisement -
- Advertisement -

Questa morte non può essere archiviata come cronaca. È un atto d’accusa. Perché una sanità che costringe un malato oncologico a stare a terra non è semplicemente in difficoltà: è una sanità che ha perso la sua umanità


AgenPress. Franco Amoroso è morto. Aveva 60 anni, era un paziente oncologico e per ore è rimasto senza una barella nel pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia. Costretto a sdraiarsi per terra, come un oggetto ingombrante e non come una persona malata, è diventato il simbolo più crudele e inequivocabile del fallimento della sanità pubblica.

Non si è trattato di un episodio isolato né di una tragica fatalità. È stata la conseguenza diretta di un sistema allo stremo, di reparti sovraffollati, di posti letto che non ci sono, di personale insufficiente e di scelte politiche che negli anni hanno progressivamente smantellato il diritto alla cura. In quelle ore, a Franco Amoroso non è mancato solo un letto: è mancata la dignità.

Le immagini e i racconti di quell’attesa disumana avevano già scosso l’opinione pubblica. Ora, con la sua morte, non ci sono più alibi. Non basta parlare di “emergenza”, perché l’emergenza è diventata la normalità. I pronto soccorso italiani sono luoghi di sofferenza aggiuntiva, dove chi è fragile viene parcheggiato, invisibile, mentre medici e infermieri — anch’essi vittime del sistema — cercano di reggere un carico insostenibile.

Franco Amoroso non è morto solo per la sua malattia. È morto dentro un contesto che non ha saputo, o voluto, proteggerlo. La sua vicenda chiama in causa responsabilità precise: anni di tagli, promesse mancate, riforme annunciate e mai realizzate. Ogni volta che un paziente viene lasciato su una barella nei corridoi, o peggio ancora sul pavimento, lo Stato fallisce il suo compito più elementare.

Questa morte non può essere archiviata come cronaca. È un atto d’accusa. Perché una sanità che costringe un malato oncologico a stare a terra non è semplicemente in difficoltà: è una sanità che ha perso la sua umanità. E senza un cambiamento reale, Franco Amoroso rischia di non essere l’ultimo nome di una lista che continua ad allungarsi.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -