Analisi con Giovanni De Baggis, Presidente dell’Ordine dei Periti Industriali di Roma e Provincia
AgenPress. Nel dibattito pubblico si tende a considerare le delibere comunali come atti “locali”, utili a regolare questioni amministrative circoscritte. In realtà, alcune delibere segnano passaggi più profondi: possono diventare lo strumento con cui una città rende applicabili norme dello Stato complesse, trasformandole in procedure verificabili e in risultati misurabili sul territorio.
La Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 264/2025 appartiene a questa categoria. Non è soltanto un atto sulla digitalizzazione. È, prima di tutto, un atto sul metodo di governo: governo dei processi edilizi, governo del dato pubblico, governo della collaborazione tra Pubblica Amministrazione e professioni tecniche.
La nuova funzione pubblica nell’edilizia
Nel terzo millennio l’edilizia ha cambiato paradigma: dal “silenzio-rifiuto” al “silenzio-assenso”. In questo assetto la Pubblica Amministrazione non è più l’unico soggetto che “certifica” ogni passaggio; al contrario, una parte decisiva del sistema poggia sulla responsabilità professionale: attestazioni, certificazioni, asseverazioni.
Ciò che una volta era “abitabilità” rilasciata dall’amministrazione, oggi è “agibilità” asseverata da un professionista abilitato, che assume responsabilità non solo verso il committente, ma verso l’interesse pubblico. È una responsabilità extra-contrattuale sulla quale si appoggia l’intero sistema. Proprio per questo, la collaborazione tra Uffici comunali e Ordini professionali non può essere lasciata all’occasionalità: deve diventare strutturale, stabile, orientata a obiettivi e risultati.
Dalla norma alla macchina operativa: la modulistica come snodo di legalità
Il cuore operativo della Delibera 264/2025 è un punto spesso sottovalutato: la modulistica edilizia. Se la modulistica non chiede l’informazione giusta, il controllo non può esistere; e se il controllo non esiste, la norma resta un principio astratto. In altre parole: la modulistica non è burocrazia. È infrastruttura istituzionale della legalità e della qualità delle decisioni.
Il CIME come “commissione di territorio”: ascolto, evidenze, decisioni mirate
La scelta più innovativa è l’istituzione del Comitato per l’Infrastrutturazione Multiservizio degli Edifici (CIME). Qui sta la “politica alta” della delibera: un Comune che si organizza come lo Stato sa organizzarsi.
Nel sistema parlamentare, le Commissioni esaminano situazioni complesse, ascoltano le componenti del sistema, raccolgono evidenze, e poi orientano decisioni e norme. Allo stesso modo, la Delibera 264/2025 istituisce un Comitato con uno scopo preciso, nel quale siedono insieme l’amministrazione e i soggetti tecnici che già svolgono una funzione pubblica nelle pratiche edilizie. Attraverso questi soggetti, il Comitato può consultarsi con le forze economiche e sociali del proprio territorio: chi vive e lavora nella città, chi realizza interventi, chi ne subisce gli effetti, chi produce dati e responsabilità.
È un punto decisivo: il governo del territorio diventa un percorso basato su informazioni che dal territorio arrivano e vengono rielaborate in modo ordinato. Così le azioni della Pubblica Amministrazione diventano più mirate, con risultati certi e sistematicamente verificabili.
Un elemento merita di essere sottolineato: la Delibera 264/2025 è stata approvata all’unanimità con 30 voti favorevoli, e, come risulta dal verbale, alla votazione hanno partecipato anche esponenti dei gruppi di opposizione. Questo dato non è formale: indica che l’obiettivo non è “una misura di parte”, ma un metodo di governo del territorio fondato su norme dello Stato, procedure verificabili e responsabilità pubbliche. Proprio per questo il CIME può diventare un modello replicabile, capace di dialogare con gli altri livelli istituzionali e con le forze economiche e sociali della città.
Perché partire dall’edilizia: effetti rapidi, misurabili, vicini alle persone
La delibera sceglie di cominciare dall’edilizia perché l’edilizia è la “piattaforma materiale” della vita collettiva. Migliorare l’ambiente in cui i cittadini vivono e lavorano significa aumentare l’efficacia dell’azione di governo e verificarne gli effetti in tempi rapidi.
Non è un tema astratto: connettività, qualità degli impianti, efficienza energetica significa riduzione dei costi di gestione, capacità di monitorare e intervenire ed anche certezza delle transazioni e tutela del risparmio: la qualità tecnica degli immobili è un elemento essenziale per famiglie e imprese.
Una città diseguale, diritti uguali: connettività ed energia come cittadinanza
Roma è una città dove convivono valori immobiliari estremamente diversi: il valore al metro quadrato varia da 20.000 a 1.500 euro. Eppure – ed è un “eppure” fondamentale – chi vive in queste case paga gli stessi costi per l’energia e la connettività. Le tariffe dei servizi essenziali non sono proporzionali al valore dell’immobile ma le possiamo utilizzare per adeguare le infrastrutture. La legge lo permette!
Questo dato porta a una conclusione semplice e potente: connettività e efficienza energetica dovrebbero essere più vicine a un diritto che a una condizione sociale.
Se vogliamo coesione e sviluppo, dobbiamo rendere questi servizi accessibili e reali ovunque, soprattutto dove la fragilità abitativa si somma alla fragilità infrastrutturale ma con tariffe che permettono la trasformazione.
Conclusione
Le professioni tecniche non sono nate per difendere un mestiere: sono nate per tutelare il cittadino. La Delibera 264/2025 riconosce che, nel nuovo assetto del silenzio-assenso, la tutela dell’interesse pubblico passa dalla responsabilità professionale e dalla capacità della Pubblica Amministrazione di organizzare regole, dati e controlli.
Per questo il CIME non è un tavolo in più: è un impegno a trasformare competenze diffuse in risultati verificabili sul territorio. È la traduzione amministrativa di un principio costituzionale (art. 4, comma 2): contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità e la propria scelta, al progresso materiale o spirituale della società.
Oggi quel progresso si chiama casa più sicura, più efficiente, più connessa; quindi più giusta.
A cura di Devis Ciuccio
