Dobbiamo riportare i medici dentro il servizio sanitario pubblico
AgenPress. “Non so ancora per quanto tempo potremmo parlare di Servizio sanitario nazionale pubblico: è evidente che in tanti stanno lavorando per distruggerlo a favore del privato. Lo constatiamo ogni giorno, con liste d’attesa lunghissime e una subalternità del servizio sanitario al privato. Il privato si convenziona con il servizio sanitario pubblico, ma è il privato a decidere su cosa convenzionarsi. Non fa certo il pronto soccorso, interviene su quelle patologie e quei settori della medicina che rendono di più. Siamo in una situazione difficile: se andiamo avanti così riuscirà a curarsi solo chi potrà pagare la sanità privata.
Il privato cresce sulle spalle del pubblico. Quando una struttura privata si convenziona con il pubblico, una massa di persone si rivolge a quella struttura privata convenzionata perché pensa: ‘se vado lì pago come nel pubblico solo il ticket’. Quando arriva a bussare al pubblico ora deve aspettare sei mesi, un anno o anche di più. Con il privato fanno tutto nel giro di una settimana, ma pagando tutto. Il cittadino viene così preso in contropiede; non sarebbe mai andato in quella struttura se non fosse stata convenzionata.
Quindi il privato acquisisce moltissime richieste e poi ovviamente cerca di indirizzarla sulla struttura a pagamento. Sceglie su cosa intervenire, più del 50% dei ricoveri che fa il privato convenzionato sono nell’ambito della chirurgia, perché un ricovero in chirurgia rende di più. Il rimborso che arriva dall’ente pubblico è infatti maggiore per un ricovero in chirurgia. La differenza tra la spesa e il ricavo è maggiore, quindi è maggiore il guadagno. Un ricovero in una struttura privata convenzionata in media allo Stato costa di più, cioè rimborsa una cifra maggiore di quella che altrimenti destinerebbe a una struttura pubblica”.
Queste le parole Vittorio Agnoletto, medico, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
“Si dice che in Italia ci siano pochi medici, ma non è così. Il numero di medici in attività in Italia nel 2022, in relazione alla popolazione, è maggiore come media del numero di medici presenti negli altri paesi dell’Unione Europea. Ma c’è una piccola differenza: più di metà di questi medici non lavora nel Servizio sanitario nazionale, ma privatamente.
Le ragioni sono semplici. La prima riguarda gli stipendi: soprattutto per i medici ospedalieri, quelli italiani sono fanalino di coda a livello dell’UE come stipendi. La seconda è il livello spaventoso di burocrazia, soprattutto per i medici di famiglia”, ha concluso Agnoletto. “Questo spinge i colleghi ad abbandonare e andare verso il privato. Dobbiamo fare di tutto per riportare i medici dentro il servizio sanitario pubblico. Questo vuol dire aumentare prima di tutto gli stipendi e dare un’organizzazione diversa. Lo stesso ragionamento va fatto per gli infermieri. Sono decine di migliaia quelli che mancano. Non ci sarà nessuna possibilità di avere una medicina territoriale funzionante se non ci saranno gli infermieri”.
“La cura della salute di miliardi di persone sono nelle mani delle grandi aziende multinazionali farmaceutiche, in Occidente tutta la produzione di farmaci è privatizzata. A questo aggiungiamo l’accordo sulla proprietà intellettuale, che stabilisce che l’azienda che produce per prima un farmaco ha per vent’anni il brevetto e quindi il monopolio su quel farmaco. Questo significa che quell’azienda potrà stabilire prezzo, quanto produrre e chi autorizzare a produrre. Se domani dovesse esserci una nuova pandemia ci troveremmo nuovamente a dover acquistare farmaci o vaccini da aziende private che stabiliranno i prezzi che vorranno e che metteranno in concorrenza i Paesi sui prezzi”, ha concluso Agnoletto. “Come mai quel polo pubblico che doveva produrre vaccini scomparve totalmente? Vi do una notizia: durante il Covid il Parlamento Europeo decise di incaricare una commissione di esperti economisti, coordinata dal professor Florio, per valutare quanto sarebbe costata un’azienda farmaceutica pubblica per sottrarsi al dominio dei Big Pharma. La commissione concluse che sarebbe stato realizzabile a condizione che ogni anno la commissione europea destinasse a questa azienda la stessa cifra assegnata all’agenzia spaziale europea. Non hanno finito di parlare che il progetto è stato bloccato immediatamente”.
