L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, ritenuto dagli investigatori, il presunto mandante dell’attentato a Ranucci

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AgenPress. Svolta nelle indagini sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. La Procura di Roma, attraverso i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, ha iscritto nel registro degli indagati l’imprenditore ed ex giornalista-editore , ritenuto dagli investigatori il presunto mandante dell’attentato avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del conduttore di Report.

Nella giornata di oggi Lavitola è stato sottoposto a una perquisizione eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e di Frascati su disposizione della DDA capitolina. Nel corso dell’attività investigativa sono stati acquisiti telefoni cellulari, computer e altro materiale informatico che sarà ora analizzato dagli investigatori alla ricerca di ulteriori riscontri utili all’inchiesta.

Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, l’imprenditore, già coinvolto in passato in diverse vicende giudiziarie, avrebbe avuto un ruolo di regia nell’organizzazione dell’attentato intimidatorio contro il giornalista. Si tratta, allo stato, di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata nel prosieguo delle indagini e nel contraddittorio tra le parti.

La nuova iscrizione nel registro degli indagati arriva a pochi giorni dagli arresti eseguiti nei confronti di quattro persone accusate di aver preso parte materialmente all’attentato. Secondo la ricostruzione della DDA, il commando avrebbe agito su commissione, mentre fino a oggi restava ancora senza nome il possibile mandante dell’azione.

L’attentato risale alla notte del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci, provocando ingenti danni alle automobili parcheggiate e alla proprietà del giornalista. L’episodio suscitò un’ondata di solidarietà istituzionale e alimentò forti preoccupazioni per la libertà di stampa e la sicurezza dei cronisti impegnati in inchieste su criminalità organizzata e interessi illeciti.

L’indagine prosegue ora con l’analisi del materiale sequestrato a Lavitola, che potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire eventuali contatti, movimenti e rapporti con gli esecutori materiali dell’attentato. La Procura punta a chiarire definitivamente la catena di comando e le motivazioni che avrebbero portato all’azione intimidatoria contro il volto di Report, uno dei più noti giornalisti d’inchiesta italiani.

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