Giorlandino-Aodi: «Pubblico e privato accreditato sono parti dello stesso SSN. Tariffe sbagliate danneggiano strutture e professionisti e alla fine le conseguenze ricadono sui cittadini. La politica è assente»
AgenPress. Il 9 settembre prossimo, alle ore 11:00, a Roma, presso CEOforLIFE Clubhouse, in Piazza di Monte Citorio 116, UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – insieme alle principali associazioni aderenti terrà una conferenza stampa nazionale sulla nuova versione del decreto relativo alle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica.
All’iniziativa parteciperà il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP, Membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.
Aodi porterà il sostegno di AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; della CO-MAI, Comunità del Mondo Arabo in Italia; dell’UMEM, Unione Medica Euromediterranea; di AISCNEWS, Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini ed il Consorzio Informazione Senza Confini- CISC_NETWORK e del Movimento Internazionale Uniti per Unire, con il recente impegno del Manifesto internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”.
AODI: «SOSTENIAMO UAP, TARIFFE INADEGUATE METTONO A RISCHIO SERVIZI, PROFESSIONISTI E DIRITTO ALLA SALUTE»
«Sosteniamo con convinzione l’iniziativa di UAP – dichiara il Prof. Foad Aodi – perché chiedere tariffe trasparenti e realmente aderenti ai costi delle singole prestazioni significa difendere la tenuta dell’intero Servizio sanitario nazionale. Il privato accreditato non è un soggetto contrapposto al pubblico, ma una parte integrante della rete che ogni giorno garantisce visite, esami, diagnosi, riabilitazione e assistenza a milioni di cittadini».
Aodi interverrà all’evento a nome della rete associativa e dei movimenti, richiamando anche i principi e le proposte del Manifesto internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”. Ecco le sue riflessioni e le sue analisi.
«Quando le tariffe pubbliche non coprono i costi reali – prosegue Aodi – le strutture sono costrette a ridurre le prestazioni, rinviare gli investimenti, intervenire sull’organizzazione del personale o sospendere servizi essenziali. La domanda sanitaria, però, non scompare: si trasferisce sulle strutture pubbliche, aumenta le liste d’attesa e rende ancora più difficile l’accesso alle cure. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto gli anziani, i malati cronici, le persone fragili e le famiglie con minori possibilità economiche».
«Il Manifesto internazionale e interculturale “Unione per l’Italia” pone al centro una sanità accessibile, integrata e fondata sulla collaborazione tra tutte le componenti del sistema. Chiediamo quindi dati verificabili, criteri pubblici e un confronto concreto con chi eroga quotidianamente le prestazioni. Il 9 settembre saremo presenti al fianco di UAP per ribadire che la sostenibilità delle strutture, la tutela dei professionisti sanitari e il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive e di qualità sono parti della stessa battaglia», conclude Aodi.
«Continuiamo ad avere fiducia nel Ministro della Salute Orazio Schillaci – conclude Giorlandino – ma dopo l’annullamento del precedente decreto è indispensabile che gli uffici e i funzionari chiamati a predisporre l’istruttoria tecnica garantiscano criteri trasparenti, dati verificabili e tariffe realmente aderenti ai costi delle singole prestazioni. Dopo quanto già accaduto, ripetere gli stessi errori non sarebbe più ammissibile».
AODI: «OLTRE UN MILIONE DI PROFESSIONISTI REGGONO IL SISTEMA DEL PRIVATO ACCREDITATO E PURO»
«Occorre archiviare definitivamente la contrapposizione tra sanità pubblica e sanità privata accreditata – afferma il Prof. Foad Aodi – perché quasi il 39% dei servizi destinati ai cittadini viene ormai garantito dalla sanità privata accreditata. Secondo l’indagine AMSI-UMEM-Uniti per Unire, aggiornata al 31 dicembre 2025, sono oltre un milione i professionisti complessivamente coinvolti nella filiera della sanità privata accreditata e pura, del socio-sanitario e dell’assistenza strutturata. Sono loro la forza silenziosa che garantisce ogni giorno continuità delle cure, riabilitazione, lungodegenza, diagnostica, assistenza domiciliare, servizi nelle RSA e sostegno alle persone fragili».
«Negli ospedali privati accreditati operano complessivamente 95.320 professionisti, considerando dipendenti, liberi professionisti, consulenti e altre forme di rapporto. Nei servizi socio-sanitari residenziali lavorano 373.462 addetti, dei quali 336.810 retribuiti, mentre l’area socio-sanitaria del Terzo Settore conta 570.079 dipendenti. Pur considerando le fisiologiche sovrapposizioni tra i diversi comparti, il perimetro complessivo supera un milione di professionisti. Se il privato accreditato e puro si fermasse, circa il 50% dei servizi non verrebbe più erogato e il sistema pubblico non sarebbe in grado di assorbire questa domanda assistenziale».
«Non è colpa della sanità privata accreditata se sempre più cittadini evitano gli ospedali e i pronto soccorso, dove le attese possono andare dalle 10 alle 15 ore. Non sono responsabilità del privato neppure la carenza dei professionisti e la lunghezza delle liste d’attesa, sulle quali bisogna finalmente accertare i tempi reali affrontati dai cittadini e non limitarsi a quelli ufficialmente dichiarati. Dobbiamo abbattere questa zona grigia e valorizzare tutti i professionisti della sanità, indipendentemente dalla specializzazione, dall’origine e dalla nazionalità», conclude Aodi.
IL 9 SETTEMBRE UAP PRESENTERÀ DATI, CRITICITÀ E PROPOSTE SUL NUOVO TARIFFARIO
Non sarà una presentazione tecnica. Sarà una denuncia pubblica.
Il decreto del 25 novembre 2024 è stato annullato dal TAR Lazio per gravi carenze dell’istruttoria e del metodo utilizzato. Il nuovo provvedimento avrebbe dovuto superare definitivamente quelle criticità. Per UAP, non è ancora dimostrato che ciò sia avvenuto e restano interrogativi sul lavoro tecnico e istruttorio alla base della determinazione delle nuove tariffe.
Ma il problema non riguarda soltanto le strutture private.
Il Servizio sanitario nazionale è costituito da strutture pubbliche e strutture private accreditate. Quando un cittadino riceve una prestazione SSN in una struttura accreditata, quella prestazione è regolata, programmata e remunerata dal sistema pubblico.
Il privato accreditato assorbe circa il 17% della spesa del SSN, ma garantisce circa il 28% dei ricoveri, oltre la metà della lungodegenza, quasi quattro quinti della riabilitazione e una quota essenziale della specialistica e della diagnostica.
Non è quindi una componente accessoria. È una parte della capacità produttiva del SSN.
Lo dimostra concretamente quanto accaduto a Messina, dove la chiusura estiva dei laboratori privati ha riversato i pazienti sui laboratori degli ospedali pubblici, provocando file e disagi. Il principio è semplice: se diminuisce l’offerta del privato accreditato, la domanda sanitaria non scompare. Si trasferisce sul pubblico.
Ed è qui che il problema delle tariffe diventa decisivo.
Se una prestazione costa 7 euro ma viene valorizzata 5, nel pubblico quei due euro mancanti restano nel bilancio dell’azienda sanitaria e alimentano squilibri, sottraendo risorse a personale, tecnologie e servizi. Il problema è ancora più grave nelle Regioni sottoposte a piano di rientro, che dispongono di minori margini per compensare con risorse proprie le tariffe insufficienti.
Nel privato accreditato l’effetto è ancora più diretto: se la tariffa pubblica non copre stabilmente il costo della prestazione, la struttura deve ridurre attività, rinviare investimenti, intervenire sul personale o sospendere servizi. Nei casi estremi, chiude. E quei pazienti tornano inevitabilmente sul pubblico.
UAP contesta inoltre un punto centrale del nuovo metodo. Per diverse branche sono stati utilizzati anche costi aggregati riferiti a gruppi di prestazioni. Ma sapere che un gruppo di esami, nel complesso, è economicamente equilibrato non significa sapere se ogni singolo esame sia remunerato correttamente. Un esame in perdita può essere compensato statisticamente da un altro meglio remunerato.
Per questo UAP afferma: «Una media non è una prestazione».
«Dopo un decreto annullato, una nuova istruttoria e ulteriori risorse stanziate – dichiara la Presidente UAP, Mariastella Giorlandino – vogliamo sapere quanto costa realmente ogni prestazione, come è stata determinata la relativa tariffa, quali criteri siano stati utilizzati dagli uffici tecnici competenti e come siano state impiegate le risorse pubbliche disponibili. Dopo la pronuncia del TAR non è più possibile chiedere agli operatori un altro atto di fede».
