AgenPress. La Famiglia cristiana, il primo corpo intermedio tra Stato e individuo. Senza di essa crolla la coesione sociale”.
D: Senatore Scilipoti, perché torna oggi a parlare della famiglia cristiana e di Giovanni Paolo II?
R: Perché la figura e il magistero di Giovanni Paolo II ci consegnano una verità oggi più che mai attuale e controcorrente. La famiglia cristiana, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, non è una tra le tante forme di convivenza, ma è la cellula originaria e vitale della società. È la sua prima infrastruttura sociale.
D: Cosa intendeva Giovanni Paolo II quando parlava di famiglia?
R: Per Giovanni Paolo II la famiglia non è un’istituzione inventata dallo Stato, ma una comunità naturale che lo precede. Lo dice chiaramente nella Familiaris Consortio del 1981. La definisce “Chiesa domestica” e primo luogo di umanizzazione. È lì che la persona impara ad amare e a essere amata, a essere soggetto e non solo individuo. È lì che si trasmettono la vita, la fede, il linguaggio, la cultura e i valori. Il Papa diceva: “L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia”. Non è uno slogan, è un programma antropologico.
D: Dal punto di vista sociologico e politico, cosa significa?
R: Significa tantissimo. La sociologia classica, da Durkheim a Parsons, ci insegna che la famiglia è l’agenzia primaria di socializzazione, dove si forma il capitale sociale. È il primo corpo intermedio tra lo Stato e l’individuo. Se lo Stato non la riconosce, non la tutela e non la promuove, ma pretende di riscriverne la natura, produce anomia: sradicamento, fragilità dei legami, crisi d’identità.
Una politica che indebolisce la famiglia, che la equipara a qualsiasi altro legame affettivo e che non ne sostiene la missione educativa e generativa sul piano economico e fiscale, commette un errore strategico: recide le proprie radici. Senza famiglie stabili e aperte alla vita, non c’è ricambio generazionale, non c’è welfare sostenibile, non c’è coesione. La crisi demografica che l’Italia sta vivendo ne è la prova.
D: Quindi difendere la famiglia cristiana è una battaglia politica?
R: È una battaglia di libertà. Difendere la famiglia cristiana significa difendere la libertà di educare i figli secondo i propri valori, difendersi dall’invadenza di uno Stato etico che vuole sostituirsi ai genitori e garantire libertà economica a chi sceglie di mettere al mondo dei figli.
D: E sul piano culturale?
R: La sfida è ancora più profonda. La cultura del relativismo e dell’individualismo esasperato presenta la famiglia come un ostacolo alla realizzazione personale. Giovanni Paolo II, con la Teologia del Corpo, ha smascherato questa menzogna. L’amore coniugale, fedele, indissolubile e fecondo non è una prigione, ma la via più alta di realizzazione.
In termini sociologici, come direbbe Bauman, la famiglia è l’antidoto più potente alla “modernità liquida”, alla cultura dello scarto e della provvisorietà. Promuoverla significa proporre il “noi” contro l’io tirannico, il dono contro il possesso, la responsabilità intergenerazionale contro il culto del presente assoluto.
D: In conclusione?
R: Ripartire dalla famiglia cristiana, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II, non è nostalgia del passato. È l’unico investimento lungimirante per il futuro politico e culturale della nostra Nazione.
