Senatrici in gonna contro Tajani e Vannacci. Questo è un gesto di libertà per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo

- Advertisement -
- Advertisement -

A Palazzo Madama la protesta delle senatrici di opposizione dopo le parole del ministro degli Esteri sulla lunghezza delle gonne. E dopo la nuova battuta di Roberto Vannacci: «Una donna la preferisco sempre senza gonna». Nel mirino anche il silenzio della premier Giorgia Meloni.


AgenPress. La gonna come simbolo di libertà. È questo il messaggio scelto da un gruppo di senatrici delle opposizioni che oggi, a Palazzo Madama, si sono presentate insieme indossando la gonna per contestare le recenti dichiarazioni di Antonio Tajani e Roberto Vannacci sul modo di vestire delle donne.

La protesta è stata promossa da Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, e ha coinvolto esponenti di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Autonomie. Le senatrici si sono ritrovate nel Transatlantico del Senato per una foto e per ribadire che l’abbigliamento di una donna non può diventare un criterio per giudicarne il carattere, l’affidabilità o il valore.

«Questo è un gesto di libertà per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo», ha spiegato Paita. La senatrice ha collegato la scelta della gonna al principio più generale dell’autodeterminazione femminile: secondo la sua posizione, le donne devono poter scegliere come vestirsi e come vivere senza essere giudicate dagli uomini.

La protesta nasce dalle parole pronunciate nei giorni scorsi da Tajani durante un appuntamento politico a Formello. Parlando della scelta del partner, il ministro degli Esteri aveva utilizzato la lunghezza della gonna e l’appariscenza di una donna come elementi della metafora con cui descriveva la maggiore o minore affidabilità di una persona. Successivamente Tajani si è scusato per le proprie parole.

La polemica, tuttavia, non si è chiusa con le scuse.

A riaccenderla è stato oggi Roberto Vannacci. Intervenendo a Start su Sky TG24, il leader di Futuro Nazionale ha commentato la vicenda con una battuta: «Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna».

La frase ha immediatamente riportato il tema al centro del dibattito politico e ha dato alle senatrici dell’opposizione un ulteriore motivo per trasformare la protesta in una presa di posizione pubblica.

Tra le voci intervenute a Palazzo Madama c’è quella di Valeria Valente, senatrice del Partito democratico, che ha contestato l’idea stessa che l’abbigliamento femminile possa essere utilizzato per stabilire il valore o l’affidabilità di una donna.

«Noi non è che ci vestiamo, ci comportiamo o facciamo le nostre scelte per piacere agli uomini», ha affermato Valente, sostenendo che la questione non riguardi soltanto una battuta, ma un più ampio tema culturale.

Anche Simona Malpezzi, del Pd, ha definito le parole di Tajani un esempio di quelli che, nella sua interpretazione, sono stereotipi radicati nella cultura patriarcale. Secondo Malpezzi, il fatto che il ministro abbia poi chiesto scusa non cancella il problema sollevato dalle sue dichiarazioni.

Cecilia D’Elia ha invece sostenuto che la frase debba essere considerata politicamente, e non semplicemente come un’espressione infelice. Alessandra Maiorino, del Movimento 5 Stelle, ha scelto l’ironia: arrivata con una gonna lunga, ha scherzato sul fatto di essere così una «donna seria e affidabile», richiamando proprio il criterio utilizzato nella discussione sulla lunghezza delle gonne.

La protesta non si è però fermata a Tajani e Vannacci. Le senatrici hanno rivolto le loro critiche anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendole di prendere posizione sulle dichiarazioni al centro della polemica.

Valente ha contestato in particolare quello che considera un mancato intervento netto della premier, ricordando che Meloni ha più volte rivendicato il significato della propria esperienza politica come donna arrivata alla guida del governo.

«Perché non condanna quelle parole?» è, in sostanza, la domanda posta dalle senatrici dell’opposizione alla presidente del Consiglio.

Il tema diventa così più ampio della singola controversia sulla gonna: da una parte c’è la libertà individuale delle donne di scegliere come vestirsi, dall’altra il dibattito politico sul linguaggio utilizzato da esponenti delle istituzioni e della politica quando parlano delle donne.

La scena delle senatrici in gonna a Palazzo Madama nasce dunque da una polemica precisa, ma punta a trasformare un dettaglio apparentemente leggero — la lunghezza di una gonna — in un simbolo di autodeterminazione.

«La libertà passa anche così», è il messaggio rilanciato dalle parlamentari.

Una protesta che, dopo le parole di Tajani e la successiva uscita di Vannacci, porta ancora una volta al centro del confronto pubblico il rapporto tra politica, linguaggio e rappresentazione delle donne. E che ora chiama direttamente in causa anche la presidente del Consiglio, alla quale le opposizioni chiedono una presa di posizione sul tema.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -