Attacchi hacker, Tajani: “Vogliono condizionare il voto”. Il ministro nel mirino degli hacker filorussi

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AgenPress. Gli attacchi informatici diventano una questione sempre più delicata per la sicurezza nazionale italiana. A lanciare l’allarme è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che torna sulla vicenda delle minacce filorusse e della presunta taglia diffusa online per ottenere informazioni personali su di lui e sui suoi familiari. Il timore è che dietro queste operazioni ci sia una strategia più ampia, finalizzata a influenzare il dibattito pubblico e condizionare il voto.

«Le minacce filorusse e la taglia per ottenere informazioni sulla mia famiglia? Sono due giorni che seguiamo la vicenda», ha dichiarato Tajani, assicurando che la Farnesina sta monitorando attentamente la situazione. Il vicepremier ha quindi illustrato le misure adottate per rafforzare la sicurezza informatica del ministero degli Esteri, sottolineando il cambiamento organizzativo avviato nei mesi scorsi.

«Dal primo gennaio abbiamo rivoluzionato il ministero con una direzione generale e una sala operativa cyber attiva 24 ore su 24 collegata con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale», ha spiegato. Una struttura che punta a garantire un controllo costante delle minacce informatiche, migliorare il coordinamento con le autorità nazionali e intervenire tempestivamente in caso di attacchi.

Il ministro ha assicurato di essere già sottoposto al livello più elevato di protezione, anche alla luce delle informazioni personali che sarebbero finite nelle mani degli hacker. «Io ho già il livello di sicurezza più alto, l’attenzione è massima», ha precisato Tajani.

La vicenda riguarda le attività di gruppi di hacker filorussi, accusati di condurre operazioni informatiche contro istituzioni e obiettivi occidentali. Tra le iniziative segnalate ci sarebbe anche la richiesta di informazioni riservate sulla famiglia del ministro, attraverso una sorta di ricompensa destinata a chi fosse in grado di fornire dati utili. Un episodio che ha riacceso l’attenzione sui rischi legati alla diffusione di informazioni personali, sulle possibili intimidazioni nei confronti dei rappresentanti istituzionali e sulle nuove forme di pressione politica attraverso il web.

A preoccupare maggiormente è la possibilità che gli attacchi informatici non abbiano soltanto finalità di sabotaggio o raccolta di informazioni, ma siano parte di una strategia per condizionare i processi democratici.

Le operazioni di hackeraggio, infatti, possono accompagnarsi a campagne di disinformazione, diffusione di notizie manipolate e tentativi di influenzare l’opinione pubblica. Il bersaglio non è soltanto il singolo esponente politico, ma anche la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini nel sistema democratico.

In questo scenario, la protezione delle infrastrutture digitali assume un’importanza strategica. La collaborazione tra Farnesina e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’Italia intende rafforzare le proprie difese.

La guerra informatica si conferma così uno dei nuovi fronti della sicurezza internazionale. E l’avvertimento di Tajani è chiaro: le minacce non riguardano soltanto la riservatezza dei dati, ma possono arrivare a mettere sotto pressione le istituzioni e il regolare svolgimento della vita democratica.

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