Donald Trump in attesa sulla pista della Joint Base Andrews per accogliere l’omologo cinese Xi Jinping

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AgenPress. È una scena dal forte valore simbolico: Donald Trump che aspetta sulla pista della Joint Base Andrews, alle porte di Washington, per accogliere personalmente Xi Jinping. Il presidente degli Stati Uniti ha scelto di essere lì, all’arrivo del leader cinese, per l’apertura di una visita di Stato che riporta Xi alla Casa Bianca a undici anni dall’ultima volta.

L’ultimo viaggio di Xi negli Stati Uniti per una visita di Stato risale infatti al settembre 2015, quando alla Casa Bianca sedeva Barack Obama. Nel frattempo, il rapporto tra Washington e Pechino è diventato uno dei principali terreni di confronto della politica internazionale, tra commercio, tecnologia, sicurezza e competizione strategica.

Xi era tornato sul territorio statunitense nel novembre 2023, per il vertice con Joe Biden a San Francisco in occasione dell’Apec. Quella missione, tuttavia, non era una visita di Stato alla Casa Bianca.

L’attesa di Trump sulla pista non è soltanto un dettaglio del protocollo. Secondo le anticipazioni della Casa Bianca e delle autorità americane, il presidente ha deciso di accogliere personalmente Xi alla base militare, una scelta considerata insolita perché normalmente il presidente statunitense non si reca in aeroporto per ricevere i leader stranieri.

Il gesto assume così un significato particolare proprio perché arriva nel pieno di una relazione segnata dalla rivalità. Washington considera la Cina un concorrente strategico di primo piano, mentre Pechino insiste sulla necessità di un rapporto tra le due potenze fondato sul riconoscimento reciproco e sulla gestione delle divergenze.

La visita è stata organizzata con un livello di cerimoniale particolarmente elevato. Xi e la moglie Peng Liyuan saranno ricevuti alla Casa Bianca il 24 settembre con una cerimonia ufficiale. Sono previste anche una rassegna militare e una cena di Stato.

La scelta di Trump di andare incontro a Xi sulla pista si inserisce nella strategia di valorizzazione del rapporto personale tra i due leader. I due presidenti si sono incontrati nuovamente negli ultimi mesi e questa visita rappresenta il secondo incontro bilaterale in un arco di circa sei mesi. Pechino ha definito la reciprocità delle visite un passaggio di particolare rilievo per le relazioni tra i due Paesi.

Dietro le strette di mano e il cerimoniale, però, rimangono aperte questioni molto concrete.

Al centro dei colloqui ci saranno i rapporti commerciali, le terre rare, i semiconduttori e l’intelligenza artificiale. Washington e Pechino devono inoltre gestire le conseguenze della guerra commerciale e trovare un equilibrio sulle catene di approvvigionamento dei minerali strategici, fondamentali per numerosi settori industriali e tecnologici.

Sul tavolo non ci sarà soltanto l’economia. Taiwan resta uno dei nodi più delicati delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, insieme alle questioni di sicurezza e alla competizione tecnologica.

Alla vigilia della visita, l’ambasciatore cinese a Washington Xie Feng ha indicato quelle che Pechino considera linee rosse: Taiwan, democrazia e diritti umani, i rispettivi percorsi di sviluppo e il diritto allo sviluppo della Cina.

È dunque una visita costruita attorno a una doppia esigenza: mostrare la volontà di mantenere aperto il dialogo e, allo stesso tempo, evitare che le divergenze strategiche tra le due potenze sfuggano al controllo.

Un altro elemento significativo della visita sarà la cena di Stato. Tra gli invitati figurano alcuni dei principali protagonisti della tecnologia e della finanza americana: Jeff Bezos, Sundar Pichai, Sam Altman, Tim Cook, Elon Musk e Jensen Huang, oltre ad altri esponenti del mondo economico.

La loro presenza non è casuale. L’intelligenza artificiale, i semiconduttori e le tecnologie avanzate sono ormai parte integrante della competizione tra Washington e Pechino. Il confronto tra i due Paesi non riguarda più soltanto dazi e bilancia commerciale, ma anche il controllo delle tecnologie considerate strategiche per l’economia e la sicurezza del futuro.

Il significato della visita, quindi, va oltre la fotografia di Trump che aspetta Xi sulla pista.

Il presidente americano offre al leader cinese un’accoglienza dal massimo profilo istituzionale, mentre Pechino cerca di presentare la missione come un riconoscimento del proprio ruolo internazionale e della necessità di un rapporto diretto tra le due maggiori potenze economiche mondiali.

Resta però da vedere quanto il nuovo clima diplomatico riuscirà a tradursi in risultati concreti. Le questioni più difficili — commercio, tecnologia, terre rare, Taiwan e sicurezza — non sono scomparse. La visita può aprire nuovi canali di dialogo, ma non cancella la competizione strutturale che continua a caratterizzare il rapporto tra Stati Uniti e Cina.

Per questo, la fotografia di Trump sulla pista di Andrews racconta soprattutto il momento attuale delle relazioni sino-americane: due potenze che continuano a confrontarsi duramente, ma che hanno anche un interesse reciproco a mantenere il confronto dentro i binari della diplomazia.

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