Meloni difende il tetto agli stranieri in classe e chiama in causa Mattarella

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La presidente del Consiglio rilancia la proposta del governo sulla distribuzione degli studenti stranieri nelle classi e ricorda le circolari firmate da Sergio Mattarella quando era ministro dell’Istruzione. Dal Quirinale, per ora, nessun commento.


AgenPress. Il confronto sul tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi entra direttamente nel rapporto tra governo e Quirinale. A rilanciare la questione è stata Giorgia Meloni, intervenuta a Porta a Porta, dove ha difeso la misura allo studio dell’esecutivo e ha chiamato in causa Sergio Mattarella, ricordando il suo passato alla guida del ministero dell’Istruzione.

«Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe», ha affermato Meloni, sostenendo che si tratti di una misura di «buonsenso». La presidente del Consiglio ha quindi respinto l’interpretazione secondo cui le recenti parole di Mattarella sulla scuola avrebbero rappresentato una critica diretta all’iniziativa del governo.

Il riferimento della premier riguarda in particolare due circolari ministeriali del 1989 e del 1990, quando Mattarella era ministro della Pubblica istruzione.

La circolare dell’8 settembre 1989, la numero 301, affrontava la presenza degli alunni immigrati nella scuola italiana. Il documento indicava che, nel caso di più studenti provenienti dallo stesso Paese e con analogo livello culturale, poteva essere didatticamente utile inserirli nella stessa classe, ma suggeriva di non superare «le quattro-cinque unità». Allo stesso tempo, chiedeva alle scuole di favorire la partecipazione degli alunni stranieri alle attività dell’intera classe, proprio per evitare fenomeni di isolamento.

La successiva circolare del 26 luglio 1990, la numero 205, sviluppava ulteriormente il tema dell’educazione interculturale e della presenza degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo. Il testo richiamava espressamente la precedente circolare del 1989 e proponeva indicazioni operative per affrontare un fenomeno migratorio che, già allora, stava assumendo dimensioni più rilevanti.

La documentazione, dunque, conferma l’esistenza delle circolari richiamate da Meloni. Il loro contenuto, tuttavia, comprendeva anche indicazioni finalizzate all’inclusione, alla partecipazione alla vita della classe e alla prevenzione dell’isolamento degli alunni stranieri. È quindi sul significato da attribuire oggi a quelle disposizioni che si concentra una parte del confronto politico.

L’esecutivo intende ora intervenire con uno strumento legislativo sul tema della distribuzione degli studenti stranieri. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva già annunciato l’intenzione di trasformare in legge il limite del 30% previsto da una precedente circolare, sostenendo la necessità di evitare la formazione di scuole e classi «ghetto».

La misura allo studio, secondo quanto dichiarato dallo stesso Valditara, dovrebbe però concentrarsi soprattutto sugli studenti che non possiedono una sufficiente conoscenza della lingua italiana. Il ministro ha spiegato che il provvedimento dovrebbe prevedere criteri oggettivi e meccanismi di distribuzione degli alunni tra diverse classi o, quando necessario, tra scuole vicine.

Meloni ha presentato la proposta nella stessa prospettiva: evitare che la concentrazione di studenti che non parlano italiano produca nuove forme di isolamento. Secondo la presidente del Consiglio, distribuire più equamente gli alunni consentirebbe di costruire classi più equilibrate e favorirebbe l’integrazione.

Il tema è diventato particolarmente delicato dopo l’intervento del presidente della Repubblica sull’istruzione. Meloni ha detto di non condividere la lettura secondo cui Mattarella avrebbe contestato l’iniziativa del governo.

La premier ha collegato invece il richiamo del capo dello Stato alla necessità di superare le «incomunicabilità» e di evitare la formazione di «ghetti». Secondo la sua interpretazione, proprio questo obiettivo renderebbe coerente una distribuzione più equilibrata degli studenti nelle classi.

Le opposizioni hanno contestato questa ricostruzione, sottolineando la differenza tra le circolari emanate da Mattarella oltre trent’anni fa e l’intervento legislativo oggi proposto dal governo. Elly Schlein ha accusato Meloni di aver coinvolto il Quirinale nella polemica politica, definendo il riferimento al presidente della Repubblica una provocazione.

Dal Quirinale, invece, non è arrivata una replica alle parole della presidente del Consiglio.  Negli ambienti vicini al Colle si è fatto sapere soltanto che sono in corso interlocuzioni tra gli uffici della Presidenza della Repubblica e quelli del ministero competente sulle misure che il governo intende adottare. Non è ancora definita neppure la forma definitiva del provvedimento, che potrebbe essere un decreto-legge oppure un disegno di legge.

Il richiamo a Mattarella riporta così al centro un tema che accompagna la scuola italiana da oltre trent’anni: come distribuire gli studenti stranieri e, contemporaneamente, garantire inclusione, apprendimento della lingua italiana e piena partecipazione alla vita scolastica.

Le circolari del 1989 e del 1990 mostrano che il problema della concentrazione degli alunni stranieri era già affrontato dal ministero guidato da Mattarella. Ma mostrano anche che quelle indicazioni erano inserite in una più ampia strategia di educazione interculturale e di integrazione.

Oggi il governo vuole trasformare il principio della distribuzione degli studenti in una disciplina legislativa più stringente. Il punto centrale del confronto sarà quindi capire come verranno definiti il limite, i criteri linguistici, le eventuali deroghe e le modalità con cui gli studenti eventualmente in eccesso verranno distribuiti tra le classi e gli istituti.

Il confronto politico, intanto, si è spostato anche sul terreno istituzionale. Il nome di Mattarella è entrato nella discussione non soltanto per ciò che fece da ministro dell’Istruzione, ma per il significato delle sue recenti parole sulla scuola. Ed è proprio su questa sovrapposizione tra il passato del presidente della Repubblica e la scelta legislativa dell’attuale governo che si sta concentrando una nuova parte della polemica.

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