Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha portato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite le immagini dell’ex guida suprema Ali Khamenei e dei bambini uccisi nel bombardamento della scuola di Minab. «Non abbiamo iniziato noi la guerra», ha dichiarato, rivendicando il diritto dell’Iran alla difesa e alle tecnologie nucleari pacifiche. Durante il suo intervento, la delegazione statunitense ha abbandonato l’aula.
AgenPress. Un intervento durissimo, costruito intorno alle vittime iraniane della guerra e alla denuncia delle azioni militari statunitensi e israeliane. È stato questo il messaggio portato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian davanti all’Assemblea generale dell’Onu.
Pezeshkian ha risposto direttamente alle accuse rivolte all’Iran dal presidente americano Donald Trump, che nel suo intervento del giorno precedente aveva minacciato di intensificare il conflitto e aveva evocato la possibilità di «annientare» la Repubblica islamica.
«Il presidente degli Stati Uniti ci ha descritti come terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo», ha affermato Pezeshkian.
Il presidente iraniano ha quindi mostrato ai delegati una fotografia di Ali Khamenei, la guida suprema iraniana uccisa all’inizio del conflitto, sostenendo che la sua morte sia avvenuta attraverso un’azione militare priva di legittimità.
Il momento più drammatico del discorso è arrivato quando Pezeshkian ha mostrato le immagini dei bambini morti nel bombardamento della scuola Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran.
«Vengo da un Iran dove una scuola è stata bombardata e sono morti bambini che non avevano commesso alcun crimine», ha detto il presidente iraniano, accusando Stati Uniti e Israele di avere utilizzato armi contro obiettivi civili.
Secondo un’inchiesta nel bombardamento del 28 febbraio almeno un missile statunitense colpì la scuola di Minab. L’AP ha raccolto testimonianze e ricostruito la morte di circa 120 bambini; le autorità iraniane hanno fornito bilanci superiori.
Un rapporto attribuito a una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha successivamente affermato che esistono ragionevoli motivi per ritenere gli Stati Uniti responsabili di violazioni del diritto bellico nell’attacco, che avrebbe provocato 156 vittime civili, tra cui 120 bambini. Le conclusioni sono tuttavia parte del quadro di accertamento internazionale e Washington non ha riconosciuto di avere deliberatamente colpito la scuola.
Pezeshkian ha utilizzato quelle immagini per contestare la definizione dell’Iran come Stato terrorista: «Coloro che sono terroristi descrivono noi come terroristi. Noi abbiamo soltanto difeso noi stessi».
Durante il passaggio più duro contro Washington, l’unico rappresentante statunitense presente in sala si è alzato e ha lasciato l’Assemblea generale.
La fuoriuscita è avvenuta mentre Pezeshkian mostrava le immagini dei bambini uccisi e accusava gli Stati Uniti di avere colpito scuole, ospedali, università e altre strutture iraniane. La notizia è stata confermata da Reuters.
Il gesto ha trasformato il discorso in uno dei momenti diplomaticamente più significativi della giornata: il confronto tra Washington e Teheran è arrivato direttamente nella principale sede multilaterale delle Nazioni Unite, davanti alla platea dei 193 Stati membri.
Sul dossier nucleare Pezeshkian ha ribadito una posizione già sostenuta da Teheran: l’Iran non intende dotarsi di armi nucleari, ma non accetterà limitazioni al proprio diritto di sviluppare tecnologia nucleare per scopi pacifici.
«Niente armi nucleari e nessuna limitazione alle tecnologie nucleari pacifiche», è stato il messaggio del presidente iraniano.
La questione nucleare rimane uno dei principali punti di frizione tra Iran e Stati Uniti. Washington sostiene che il programma iraniano rappresenti un rischio strategico; Teheran rivendica invece il diritto allo sviluppo dell’energia e della tecnologia nucleare per scopi civili.
Nel suo intervento Pezeshkian ha respinto l’idea di una resa iraniana e ha sostenuto che il Paese debba mantenere la capacità di difendersi.
«L’Iran ha bisogno di essere forte e potente per resistere agli Stati Uniti», ha affermato, ribadendo allo stesso tempo che Teheran non intende rinunciare alla diplomazia.
Il presidente iraniano ha inoltre difeso la posizione di Teheran sullo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto di petrolio e gas. Secondo Pezeshkian, non è accettabile che le potenze straniere utilizzino lo stretto per esercitare pressioni sull’Iran mentre Teheran viene privata del libero accesso alle proprie vie marittime.
Il discorso di Pezeshkian arriva in una fase particolarmente delicata del conflitto. Il confronto militare tra Iran, Stati Uniti e Israele dura ormai da mesi, mentre parallelamente continuano i tentativi diplomatici per arrivare a una soluzione.
La posizione iraniana presentata all’Onu è stata netta: Teheran non intende arrendersi, rivendica il diritto all’autodifesa, respinge l’accusa di terrorismo e chiede che il proprio diritto alla tecnologia nucleare pacifica venga riconosciuto.
La risposta americana è stata altrettanto significativa, anche se affidata a un gesto: l’abbandono dell’aula proprio mentre il presidente iraniano mostrava al mondo le fotografie delle vittime civili.
Un confronto che, almeno per alcuni minuti, ha trasformato la tribuna dell’Assemblea generale in un vero e proprio teatro dello scontro tra Washington e Teheran.
