Lettera Aperta a Giorgia Meloni. Dalle notti bianche alla notte delle vacche nere. La destra italiana ritrovi il suo pensiero e la sua tradizione

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AgenPress. Dopo le tante “notti bianche” vogliamo fare qualche notte con il buio? O magari in penombra, con le tende più abbrunite? Sarebbe molto seducente e l’identità politica della destra ne potrebbe uscire rinvigorita. Ma si tolga il velo, distante da ogni riferimento puramente casuale, e si mostri realmente cos’è l’identità nazionale e l’onor di Patria. Andiamo al nocciolo.

Il centrodestra non ha funzionato come ci si aspettava sul piano degli ideali, dei valori, delle appartenenze. Tre elementi che fanno della storia politica non solo una ragione fenomenica, ma una virtù sostanziale. Virtù e sostanza sono una realtà non virtuale, ma fondante. Allora non solo Giorgia Meloni, ma l’intera compagine faccia qualcosa che possa farci ricordare una destra matura, preparata, incisiva. Ciò vuol dire che deve assumere il Pensiero come asse portante di una progettualità che sia lungimirante, rispetto alla frammentazione delle idee soltanto finora poste nel “gioco” delle iniziative concrete e resistenti.

Non si perda dietro a “quote”, bonus, modelli di conservatorismo che non hanno più senso. Tiri nel ballo dell’agorà la vera tradizione del pensiero, come aveva fatto decenni fa Pinuccio Tatarella, e faccia discutere non di allegre contese i parlamentari che ripetono cose trite e ritrite che, anche per uno come me di forte formazione tradizionalista di destra e cattolico-cristiana, danno fastidio per la pochezza dei sussurri. La smettano di lanciare slogan. Diano il segno di un pensiero forte, da non affidare al primo passante davanti a una telecamera. Si scelgano i rappresentanti politici giusti anche per una semplice dichiarazione.

Dovevamo costruire una politica robusta, fatta da una Tradizione post-risorgimentale e da una cultura identitaria non pagana, e invece si è rimasti legati a un’Europa laicista e mancante di una visione di Europa al centro della civiltà del Mediterraneo. Dovevamo fare dell’Occidente il riferimento che recupera un Oriente in pezzi e invece ci troviamo con un Oriente mosaicizzato, in frantumi e divisivo, ma compatto quando si tratta di sfidare l’Occidente.

L’Italia è la vera e unica cerniera che può legare Occidente e Oriente in un sistema unico che è appunto il Mediterraneo, non più come “mare nostrum” soltanto, ma come spazio determinante e decisivo che può realmente competere con la Cina e il Giappone, le Americhe e le Russie.

Non stiamo a dibattere su alleanze a destra, destra o meno, ma andiamo sulla scena delle motivazioni storiche che reggono il vero pensiero di una destra tradizionalista e smettiamola con la tesi del conservatorismo. La destra è stata anche conservatrice. Ma anche rivoluzionaria e innovativa. Prendiamo questo secondo aspetto come modello. Il tradizionalismo “rivoluzionario” è fatto di nuovi saperi che non dimenticano di essere attuali e moderni nella contemporaneità.

Certo, Giorgia Meloni è l’unica, al di là di alcune scivolate come sulla percentuale degli alunni stranieri nelle scuole, a poter realizzare un tale progetto. Ma si contorni di persone capaci, autorevoli, vere nella cultura e di pensiero, e non di idee fuggenti. Abbiamo davanti una problematica vasta, a cominciare dagli aspetti che pone il Santo Pontefice Leone XIV. Attenzione: un agostiniano.

Insomma, si riprenda il valore della destra tra politica, economia e cultura come principio innervante. Lo si faccia subito. Tanto a sinistra non c’è nulla e il campo cosiddetto largo è un campo perso dove, per usare una metafora del mio Hegel, si attraversa una “notte in cui tutte le vacche sono nere”. Ritorniamo al Pensiero e al “concetto”. Da Dostoevskij a Hegel il passo non è poi tanto complicato e profondo, anche andando a ritroso.

di Pierfranco Bruni – Presidente del Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi 

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