Il quadro emerge dal rapporto di Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024. Su 42,8 milioni di contribuenti, poco più di 34 milioni risultano effettivamente versare l’Irpef. E quasi la metà dei contribuenti contribuisce soltanto per il 5% dell’imposta complessiva.
AgenPress. Il sistema fiscale italiano continua a mostrare una forte concentrazione del gettito Irpef. È quanto emerge dall’analisi di Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi relative al 2024.
In Italia, a fronte di una popolazione di circa 58,9 milioni di abitanti, i contribuenti sono 42,8 milioni. Ma il numero di persone che effettivamente versano l’Irpef è decisamente più contenuto: poco più di 34,1 milioni.
Ne consegue che circa 8,7 milioni di contribuenti non risultano versare Irpef, mentre considerando anche la popolazione che non presenta dichiarazioni dei redditi, il numero complessivo delle persone che non contribuiscono direttamente al gettito dell’imposta arriva a circa 24 milioni.
Il dato più significativo riguarda però la distribuzione del carico fiscale. Secondo il rapporto, il 47% dei contribuenti versa complessivamente appena il 5% dell’Irpef. Una quota relativamente ridotta di contribuenti sostiene quindi la parte largamente maggioritaria del gettito.
Il quadro restituisce un sistema nel quale il peso dell’Irpef è fortemente concentrato sui redditi medio-alti. La progressività dell’imposta, prevista dalla Costituzione, fa sì che all’aumentare del reddito aumenti anche l’incidenza dell’imposta.
Il problema evidenziato dal rapporto riguarda però anche l’ampiezza della platea che contribuisce effettivamente al finanziamento dell’Irpef.
Il dato del 47% dei contribuenti che produce soltanto il 5% del gettito significa infatti che quasi un contribuente su due ha un peso molto ridotto nella raccolta dell’imposta. All’estremo opposto, il gettito è alimentato in misura molto maggiore dai contribuenti con redditi più elevati.
Questo non significa automaticamente che chi non paga Irpef non paghi alcuna imposta. Irpef e pressione fiscale complessiva non sono la stessa cosa: anche chi ha un reddito troppo basso per essere soggetto all’imposta può sostenere, direttamente o indirettamente, altre forme di imposizione, come l’IVA e le imposte sui consumi.
I numeri riaccendono così il dibattito sull’equilibrio tra progressività, redistribuzione e allargamento della base imponibile.
Da un lato, la concentrazione del gettito è coerente con una struttura dell’Irpef nella quale chi dispone di redditi più elevati contribuisce in misura maggiore. Dall’altro, una platea relativamente ristretta di contribuenti sostiene una quota molto ampia delle entrate derivanti dall’imposta.
È proprio questo uno degli elementi che rende centrale il tema della partecipazione al fisco: non soltanto quanto paga ciascun contribuente, ma anche quante persone contribuiscono effettivamente al finanziamento delle entrate pubbliche.
La cifra dei circa 24 milioni di italiani che non versano Irpef va quindi interpretata correttamente. Non si tratta di 24 milioni di persone che non pagano alcuna tassa. Il dato si riferisce alla platea che, secondo l’elaborazione del rapporto, non contribuisce direttamente al gettito Irpef.
La fotografia delle dichiarazioni dei redditi mostra dunque una realtà precisa: l’Irpef italiana è finanziata in larga misura da una parte minoritaria della popolazione, mentre una quota molto ampia dei contribuenti produce una quota relativamente contenuta del gettito.
Un elemento che, oltre ai numeri, pone una questione più ampia: come distribuire il carico fiscale garantendo allo stesso tempo progressività, sostenibilità delle finanze pubbliche e un’adeguata partecipazione dei cittadini al finanziamento dei servizi dello Stato.
