Machiavelli in Mussolini. Pubblicò Preludio al Machiavelli sulla rivista Gerarchia

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AgenPress. Con l’anno dedicato a Machiavelli si dovrebbero aprire scenari nuovi che interessano non soltanto l’età rinascimentale ma anche quella dell’intero Novecento. Il rapporto che Benito Mussolini creò con Machiavelli è di estrema importanza. Infatti la necessità e l’egemonia sono due concetti chiave che hanno caratterizzato il pensiero politico e filosofico delle epoche di transizione. O meglio delle epoche che si sono chiarite nel valore di utilità di un esercizio o di superfluo di una azione.

Il primo concetto è, chiaramente, machiavelliano. Il secondo è gramsciano. L’esercitare potere attraverso la politica è un manifestare una deviazione dell’idea di filosofia. Gramsci ha cercato di creare e istituzionalizzare una filosofia del potere servendosi dell’egemonia della cultura. Machiavelli ha posto in raccordo il binomio bisogno – necessità dentro l’espressione di virtù. Ma tra i due c’è il fallimento politico del Dante del De Monarchia.

Un filo robusto che lega il Rinascimento trascinandosi dietro il Medioevo della distinzione tra gli affari, la politica e la morale del Dante ghibellino e il marxismo letto da Gramsci del materialismo storico e dello storicismo oltre la dialettica. In questa sintesi Machiavelli impronta e costruisce una visione della politica in cui l’intreccio tra etica e morale assurge a conoscenza della virtù del potere. A Dante era mancato il senso della virtù del potere perché legava la virtù all’umano sentire e all’umana conoscenza.

Machiavelli va oltre e pone all’attenzione, nell’umana conoscenza della necessità e del bisogno, l’uomo della ragione. Da questo punto di vista è già più avanti della cognizione illuminista e anticipa l’idea della ragione sacra, pur nella sua contraddizione, che è nel fascismo. Diventa, anche filtrando Dante, il precursore del fascismo regime.

C’è un fascismo che resta legato al senso della morale di Dante, che è il fascismo rivoluzione, ma c’è un fascismo che si ramifica in una filosofia della contraddizione che è quella proposta dal Machiavelli de Il Principe. D’altronde c’è un Mussolini che segue con attenzione la lezione di Machiavelli e la fa sua in molte situazioni. Come in questa visione attentamente chiosata qui: “Il popolo non fu mai definito. È una entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. L’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale”.

Infatti nell’aprile del 1924 sulla rivista Gerarchia, anno III, numero 4, Benito Mussolini pubblica una relazione saggio dal titolo Preludio al Machiavelli, testo già steso negli anni precedenti e che vedrà diverse edizioni, fino a quella del 1924 con una sua breve premessa. Mussolini vede in Machiavelli il senso dell’italianità. Siamo alle porte del fascismo regime. In più occasioni si è discusso su queste tesi. Aspetti che hanno aperto un dibattito a tutto tondo e che ancora non hanno trovato delle sottolineature definitive, comunque il problema continua a porsi.

Se l’italianità di Dante aveva accompagnato il processo rivoluzionario, riformista e cattolico e conservatore e tradizionalista, da Pascoli con il discorso La grande Proletaria si è mossa del 1911 al primo Gentile del 1923, subentra, immediatamente dopo, una struttura machiavelliana in una italianità che si afferma come ragione e Mussolini, qui, disputa un ruolo importante. Non a caso Gentile stesso, nello stesso 1924, recensendo Machiavelli, legge nel Principe la prima forma dello Stato etico in nuce, quasi a saldare idealismo e realismo politico.

Il dialogo tra democrazia e libertà viene sostituito dall’attrazione tra ragione e forza. Lo Stato Regime che individua Mussolini, dopo l’omicidio Matteotti, perde le radici di un fascismo risorgimentale, mazziniano e socialriformista nella temperie soreliana. Machiavelli incarna, sostanzialmente o meno, il precursore di una ragione etica del fascismo regime e Mussolini, che conosce molto bene l’incontro tra politica e necessità della ragione, utilizza il canovaccio de Il Principe.

Augusto Del Noce in una conferenza del 19 aprile del 1969, tenutasi a Milano, su Mussolini e il fascismo, ebbe a dire: “Si intende pure la sua sfiducia negli uomini, la sua incapacità di comunicazione umana e di amicizia, e quindi il ricorso al pessimismo di Machiavelli per sentire questa solitudine come forza; per questo riguardo il suo Preludio a Machiavelli, del 1924, è tra le pagine che meglio illuminano la sua personalità. Né c’è difficoltà a intendere come potessero combinarsi in lui una straordinaria attitudine di parlare al popolo e di trascinarlo in quanto massa, con l’incapacità di colloquiare con gli uomini in quanto singoli, e di giudicarli”.

Mussolini, infatti, fece sorgere il Regime intorno a una chiave storica che è quella del pessimismo applicata agli uomini e ai popoli. Il Regime cade nella metafora del pessimismo della ragione. Ora se Machiavelli abbia rappresentato il fulcro del successivo pensiero mussoliniano è tutto da contestualizzare e l’affermazione non è applicabile completamente in una filosofia del fascismo regime, anche perché lo stesso fascismo regime ha avuto diverse anime: come il fascismo movimentista e rivoluzionario. Ovvero quel fascismo detto di sinistra. Ma un dato potrebbe essere attendibile: nelle anime del fascismo regime quella mussoliniana è molto vicina alla ragione della forza del pessimismo machiavelliano.

Sarà Gentile, fino al suo discorso finale su Vico del 1944, a insistere sulla dialettica dell’attualismo. Ma Mussolini nel discorso di Milano era piuttosto un Principe decadente e decaduto che aveva già messo da parte la ragione della storia e si era affidato al solo pessimismo degli eventi. Ma i debiti politici sul concetto di rivoluzione di Mussolini hanno una derivazione che porta al sindacalismo di Sorel: “Ciò che sono, lo devo a Georges Sorel”, parole dello stesso Mussolini.

Resta certo, comunque, che nel suo Preludio al Machiavelli del 1924, già scritto precedentemente, ci sono tutte le premesse di un Machiavelli della necessità della ragione e dell’obbedienza del bisogno. Machiavelli precursore del fascismo? Mussolini, nella ragione del fascismo regime, aveva tentato di legare Machiavelli a Sorel. Infatti Mussolini ebbe a scrivere: “La parola Principe deve intendersi come Stato. Nel concetto di Machiavelli il principe è lo Stato”. Una dichiarazione di storia del diritto basata sullo Stato come necessità ma anche come volontà.

di Pierfranco Bruni

 

 

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