Strage di Ustica. La Francia è pronta a collaborare. La Procura di Roma valuta ora il ritiro della richiesta di archiviazione

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Una svolta potrebbe riaprire l’inchiesta sulla strage di Ustica. L’ambasciata francese avrebbe comunicato alla Farnesina la disponibilità a trasferire all’Italia la documentazione in possesso di Parigi. La Procura di Roma valuta ora il ritiro della richiesta di archiviazione


AgenPress. Quarantasei anni dopo la strage di Ustica, una nuova possibile svolta si affaccia sul caso del DC-9 Itavia precipitato nel Tirreno il 27 giugno 1980. Secondo quanto si apprende, l’ambasciata francese avrebbe inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina nella quale comunica la disponibilità della Francia a trasferire alle autorità italiane tutta la documentazione ritenuta pertinente alla vicenda.

La notizia arriva alla vigilia di un passaggio giudiziario particolarmente delicato. La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, ma l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari è stata fissata per il 30 settembre. A giugno il Governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, aveva annunciato l’intenzione di opporsi alla richiesta di archiviazione.

Il possibile cambio di posizione di Parigi potrebbe avere un peso rilevante perché, nel corso degli anni, la magistratura italiana ha cercato di acquisire dalla Francia informazioni e documenti relativi alle attività militari che interessarono il Mediterraneo nella notte del 27 giugno 1980.

In particolare, le richieste investigative hanno riguardato le attività degli aerei presenti nelle basi francesi di Solenzara e Sartène, la posizione e la rotta della portaerei francese Foch, nonché eventuali esercitazioni militari in corso quella sera.

La documentazione parlamentare testimonia che, negli anni passati, l’Italia aveva già avanzato richieste di cooperazione giudiziaria a Parigi. Le autorità francesi avevano accolto alcune rogatorie e consentito ai magistrati italiani di partecipare all’esame di persone che all’epoca dei fatti prestavano servizio presso la base di Solenzara.

La nuova disponibilità, se confermata nei termini riferiti, potrebbe quindi mettere a disposizione degli investigatori materiale ulteriore rispetto a quello già acquisito.

La Procura di Roma aveva motivato la richiesta di archiviazione evidenziando le difficoltà incontrate nell’identificazione dei responsabili dell’abbattimento del DC-9. Nella ricostruzione investigativa è rimasto centrale lo scenario di una battaglia aerea, mentre è stata esclusa l’ipotesi di una bomba esplosa a bordo.

Le indagini, tuttavia, non erano arrivate all’identificazione degli autori materiali dell’abbattimento. Proprio l’assenza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa aveva portato i pm a chiedere di chiudere il procedimento.

Il procedimento riguarda due filoni investigativi, successivamente riuniti: uno aperto nel 2008 dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e un secondo avviato nel 2022 in seguito a un esposto dell’Associazione per la verità su Ustica. Entrambi i procedimenti sono contro ignoti.

È proprio la possibile acquisizione di nuova documentazione francese a modificare il quadro. Se gli atti messi a disposizione da Parigi dovessero contenere elementi nuovi e concretamente utilizzabili sul piano investigativo, la Procura potrebbe valutare il ritiro della richiesta di archiviazione e la prosecuzione delle indagini.

Si tratta, al momento, di una prospettiva: la decisione dovrà essere formalizzata dalla Procura e il giudice dovrà comunque pronunciarsi nell’ambito del procedimento.

La questione assume particolare rilievo anche perché l’udienza del 30 settembre arriva dopo mesi di confronto tra Procura, Governo e familiari delle vittime. A maggio, il legale dell’Associazione dei parenti delle vittime aveva sostenuto davanti al gip che esistessero ancora elementi da approfondire e che la ricerca della verità non dovesse essere interrotta.

La strage di Ustica costò la vita a 81 persone. Il DC-9 dell’Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò nel mare al largo dell’isola il 27 giugno 1980.

Nel corso di oltre quattro decenni sono state formulate diverse ricostruzioni e sono state condotte numerose indagini giudiziarie e parlamentari. La cooperazione internazionale è sempre stata uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta.

La stessa Farnesina ha ricordato negli anni il lavoro svolto per reperire e declassificare la documentazione italiana relativa alla strage. Una ricognizione avviata nel 2014 portò a diversi versamenti di documenti sull’argomento all’Archivio centrale dello Stato.

Adesso, se la disponibilità annunciata dall’ambasciata francese troverà piena conferma e sarà accompagnata dalla consegna effettiva degli atti, il materiale proveniente da Parigi potrebbe tornare al centro dell’indagine.

Il primo appuntamento è fissato per il 30 settembre, quando il giudice dovrà affrontare la richiesta di archiviazione. Sul tavolo, nel frattempo, c’è una nuova possibilità: quella di esaminare documenti che potrebbero consentire alla magistratura italiana di verificare ulteriormente quanto accadde nei cieli del Tirreno quella notte del 1980.

Per i familiari delle 81 vittime, la questione resta quella che accompagna la vicenda da oltre quattro decenni: capire cosa accadde realmente al DC-9 e individuare, se ancora possibile, le responsabilità della strage.

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