Legge elettorale. Una vittoria di Giorgia Meloni con lo sguardo attento a De Gasperi e a Moro. Una buona riforma

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AgenPress. La Legge elettorale appena votata è una buona Legge. Questo è un fatto importante. Certamente sì. È una Legge di Destra? Non direi. È un’apertura nuova a un modello politico chiaramente più liberale e aperta rispetto alla precedente.  Il fatto che si ritorni alle preferenze è un dato importante rispetto alle scelte rigorosamente monolitiche.

Direi che è una visione piuttosto democristiana. E questo è un fatto positivo. Con una differenza. Il dato percentuale di maggioranza. Ma questo vale per tutti. Anche per le sinistre. Quindi mi sembra esagerata la posizione delle sinistre nel definirla Legge truffa perché sono accorte di dettagli storici. Il rischio è per tutti gli schieramenti.

Dal punto di vista politico credo che sia la vera riforma che la presidente Meloni può firmare sua. Fortemente voluta da lei. È un bel risultato. Legge Meloni. È l’unica vera politica di questo Parlamentare e lo ha dimostrato.

Sul piano giuridico cosa dice il testo votato in Senato il 15 settembre 2026 con 113 voti favorevoli e 71 contrari, ora tornato alla Camera per la terza lettura dal 28 settembre?

Quattro cose chiare. Primo. Addio ai collegi uninominali del Rosatellum. Resta il proporzionale puro. Eccezione Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige con regime speciale per tutela linguistica. Non più la conquista del collegio singolo. Ma il dato nazionale. Il voto che torna a essere politico e non geografico.  Secondo. Il premio di governabilità. Sette  deputati alla Camera e trentacinque senatori al Senato alla lista o coalizione che prende più voti e supera il 42 per cento in entrambe le Camere. Se nessuno supera il 42 per cento in tutte e due le Camere, niente premio. Proporzionale puro. Tetto massimo 220 deputati e 113 senatori. È il correttivo liberale alla frammentazione. Non è truffa. È soglia alta. Vale per tutti.  Terzo. Tornano le preferenze. Dopo trentatré anni. Dal 1993 non c’erano. L’elettore trova la scheda con sette nomi. Primo capolista bloccato scelto dal partito. Poi sei nomi. Può mettere fino a tre crocette, con alternanza di genere se ne mette più di una. Non è preferenza pura, dicono le opposizioni. Ma è preferenza vera. Il Rosatellum aveva solo liste bloccate. Qui il 43 per cento circa degli eletti sarà scelto con preferenza. Alla Camera 44 per cento, al Senato 42 per cento. Il resto nominato. Prima era 100 per cento nominato. È un passo avanti liberale. O no? Quarto. Soglie e garanzie. Sbarramento nazionale al 3 per cento per le liste, 10 per cento per le coalizioni. Se la coalizione supera il 10, viene ripescato il miglior partito sotto il 3. Nome del candidato premier sulla scheda. Voto fuorisede per studenti, lavoratori, cure. Circoscrizioni estero ridotte a due per la Camera e una per il Senato. Le firme sono aumentate a 6.000 per collegio plurinominale, circa 372.000 nazionali, esentati i gruppi parlamentari già esistenti al 31 dicembre 2025. Punto contestato. Ma garanzia contro liste civetta.  Un dato importante.

Ritorno sul dato politico.  Non è una Legge di Destra. È una Legge democristiana nel senso sturziano e degasperiano. Perché? Perché restituisce centralità alla persona che vota. Non più solo simbolo. Ma nome. Preferenza. Il cittadino che sceglie il parlamentare. Questa era l’intuizione di Don Sturzo. Partito come comunità di persone, non come apparato. Mette insieme proporzionale e stabilità. Proporzionale è democrazia. Premio al 42 per cento è governabile. De Gasperi insegnava che senza stabilità non c’è democrazia. Moro aggiungeva che senza rappresentanza non c’è stabilità. Qui i due principi si tengono.

La sinistra grida alla legge truffa. Cartelli in Aula. Ma la soglia del 42 per cento vale per tutti. Anche per le sinistre. Se il centrosinistra prende il 42 in tutte e due le Camere, premio al centrosinistra. Se nessuno prende il 42, niente premio per nessuno. Dove è la legge di destra? Il rischio è per tutti gli schieramenti. È norma liberale.

La vera novità è che si esce dal monolite. Le liste bloccate del Rosatellum erano monolitiche. Il segretario decideva tutto. Qui con le tre preferenze si rompe il monolite. L’elettore entra di diritto. È appunto una apertura liberale.

Si tratta di una norma elettorale che porta il nome politico, Stabilicum o Melonellum che dir si voglia. Fortemente voluta dalla Meloni. Dalla presidente che ha rivendicato che l’elettore sceglie partito, coalizione, programma, candidato premier e parlamentare.

È una sua vittoria. Perché tiene unita la maggioranza su un punto delicatissimo dove il 14 luglio la maggioranza era stata battuta per un voto sulle preferenze. E perché chiude una stagione di liste nominate da segreterie senza popolo.

La Parola torna all’elettore. E il silenzio delle segreterie si fa meno forte. In apparenza.  Ma dal 1946 non è stato sempre cosi? È una Legge in cui la politica potrebbe avere un senso.

Pierfranco Bruni

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