Il leader leghista ottiene 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia. Resterà in carica per altri quattro anni, fino al 2030. Al congresso di Milano annuncia anche il nuovo simbolo “Lega Italia Federale” e rilancia la sua linea politica sull’Europa e sul conflitto ucraino
AgenPress. Matteo Salvini è stato riconfermato segretario federale della Lega per la quarta volta. Il voto, espresso a scrutinio segreto durante il congresso straordinario del partito a Milano, gli ha assegnato 465 preferenze, contro le 146 ottenute dallo sfidante Massimo Garavaglia. Il nuovo mandato avrà una durata di quattro anni e porterà il leader del Carroccio alla guida del partito fino al 2030.
La riconferma arriva al termine di un congresso nel quale non sono mancati confronti interni e richieste di cambiamento. Garavaglia si era candidato con l’obiettivo dichiarato di invertire la tendenza elettorale della Lega e rafforzarne il consenso, mentre Salvini ha difeso il proprio operato, chiedendo ai delegati un mandato chiaro per proseguire la sua leadership. Dopo la proclamazione del risultato, i due si sono incontrati sul palco, salutandosi con una stretta di mano e un abbraccio.
Il passaggio centrale dell’intervento di Salvini ha riguardato il sostegno italiano all’Ucraina. Prima del voto, il segretario aveva chiesto ai delegati un mandato esplicito per portare in Consiglio dei ministri la posizione della Lega, contraria alla prosecuzione degli aiuti militari e finanziari a Kiev.
«Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina», ha dichiarato il leader leghista, sostenendo la necessità di rivedere la strategia adottata finora. Salvini ha richiamato i costi del sostegno al Paese aggredito dalla Russia e ha indicato nella diplomazia la strada da privilegiare per arrivare alla fine del conflitto.
Il vicepremier ha inoltre espresso preoccupazioni sull’utilizzo dei fondi destinati all’Ucraina, avanzando dubbi sulla possibilità che una parte delle risorse possa finire nelle mani di funzionari corrotti vicini al governo di Volodymyr Zelensky.
La posizione annunciata apre un tema politico rilevante per la maggioranza di governo: l’eventuale stop agli aiuti dovrà confrontarsi con gli orientamenti dell’esecutivo e con gli impegni internazionali dell’Italia. La riconferma alla guida della Lega rafforza il mandato interno di Salvini, ma non equivale, da sola, a una decisione del Consiglio dei ministri.
Al congresso milanese Salvini ha presentato anche una proposta di rinnovamento dell’identità del partito. Il nuovo simbolo, denominato “Lega Italia Federale”, mantiene la figura di Alberto da Giussano, storico riferimento della formazione politica, ma elimina la dicitura “Salvini premier”.
La scelta punta a valorizzare il carattere federale del movimento e a sottolinearne la presenza su scala nazionale, superando una denominazione strettamente legata alla figura del segretario. Salvini ha richiamato le radici della Lega e l’eredità politica di Umberto Bossi e Roberto Maroni, sostenendo la necessità di tenere insieme le diverse anime territoriali del partito.
Il federalismo resta quindi uno dei pilastri dell’identità leghista, mentre il nuovo nome mira a rappresentare una formazione capace di rivolgersi a tutto il Paese, dal Nord al Centro fino al Sud.
Nel suo intervento Salvini ha ribadito le critiche all’attuale assetto dell’Unione europea, chiedendo un cambiamento profondo delle sue politiche. Tra i temi affrontati figurano anche immigrazione, sicurezza, fisco, pensioni e costo della vita.
Il segretario ha inoltre espresso rammarico per la partecipazione della Lega al governo guidato da Mario Draghi, sostenuto anche dal Partito Democratico. «Mi pento dell’errore fatto, e me ne assumo tutta la responsabilità», ha affermato, aggiungendo: «Mai più».
Una presa di posizione che guarda anche al futuro politico del partito e alla necessità, secondo Salvini, di mantenere una maggiore coerenza con la propria identità e con le aspettative della base.
Sul fronte economico e previdenziale, il leader leghista ha rilanciato l’obiettivo di superare la legge Fornero e di ampliare le possibilità di pensionamento, insieme alle proposte in materia fiscale rivolte a lavoratori autonomi, artigiani e commercianti.
La candidatura di Massimo Garavaglia ha portato al centro del congresso anche la questione dei risultati elettorali. Lo sfidante aveva sottolineato la necessità di recuperare consensi e valorizzare maggiormente le figure che hanno dimostrato capacità di rappresentanza nei territori.
Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto durante il congresso, aveva riconosciuto l’esistenza di difficoltà e la necessità di migliorare, richiamando l’attenzione sui risultati della Lega in alcune aree storicamente vicine al partito.
Con 465 voti, Salvini ha ottenuto una maggioranza netta tra i delegati chiamati a scegliere il segretario. Il risultato non cancella le questioni sollevate durante il confronto, ma conferma la sua leadership per il prossimo quadriennio.
La riconferma fino al 2030 consegna a Salvini un nuovo mandato nel quale dovrà tradurre le indicazioni del congresso in scelte politiche concrete. Il rapporto con gli alleati di governo, la posizione sugli aiuti all’Ucraina, il confronto con l’Unione europea e il recupero del consenso elettorale saranno tra i principali temi che accompagneranno la nuova fase.
Il congresso di Milano si chiude dunque con una continuità alla guida del partito e con l’annuncio di un rinnovamento simbolico e politico. Resta da verificare quanto le proposte presentate da Salvini riusciranno a tradursi in decisioni dell’esecutivo e in risultati elettorali nei prossimi anni.
