Il ricercatore trentenne è accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Al centro dell’inchiesta il “Movimento 17 ottobre”. Gli investigatori verificano anche eventuali collegamenti con presunti finanziatori di Hamas e hacker russi
AgenPress. Youssef Siher è in carcere. Il ricercatore trentenne è stato fermato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto “Movimento 17 ottobre”, finito sotto la lente degli investigatori dopo gli scontri e i saccheggi verificatisi nel centro del capoluogo lombardo il 17 e 18 ottobre.
Le accuse contestate comprendono l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Nel decreto di fermo il pubblico ministero descrive un presunto progetto volto a commettere atti delittuosi con finalità eversive e a generare uno stato di intimidazione nella popolazione.
Siher dovrà rispondere delle contestazioni nelle sedi giudiziarie competenti. La sua posizione resta soggetta alle verifiche previste dal procedimento e vale, come per ogni indagato, la presunzione di innocenza.
Nell’inchiesta è coinvolta anche la moglie di Siher, una mediatrice culturale di 32 anni residente a Como, indagata per gli stessi reati in concorso con il marito.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due sarebbero stati amministratori delle pagine Instagram e Telegram riconducibili al “Movimento 17 ottobre”. I contenuti pubblicati sui social avrebbero raggiunto un pubblico potenziale di circa 150mila persone.
Il telefono della donna avrebbe inoltre avuto un ruolo nelle indagini che hanno portato gli investigatori a rintracciare Siher, il cui cellulare risultava spento.
Secondo l’ipotesi accusatoria, attraverso i messaggi diffusi online Siher avrebbe promosso una mobilitazione permanente, con iniziative previste in diverse città italiane. Gli investigatori stanno esaminando i contenuti pubblicati, le comunicazioni digitali e il materiale sequestrato per ricostruire le finalità del movimento e verificare le eventuali responsabilità dei suoi amministratori.
Nel provvedimento di fermo viene contestato al ricercatore di aver sfruttato il clima seguito ai disordini di Milano per portare avanti un progetto con finalità eversive.
Resta tuttavia da accertare se e in quale misura le attività online siano collegate agli autori materiali degli scontri. Secondo le informazioni diffuse finora, non risultano collegamenti diretti accertati tra Siher, la moglie e i responsabili delle devastazioni e dei saccheggi.
Gli accertamenti investigativi si estendono anche a possibili contatti con soggetti esterni. Gli inquirenti stanno valutando eventuali collegamenti con persone coinvolte nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso associazioni benefiche e verificando una possibile connessione con il collettivo di hacker filorussi Noname057(16).
Si tratta di piste ancora da approfondire: non è possibile considerare dimostrati eventuali rapporti finanziari, operativi o organizzativi senza riscontri investigativi. Gli accertamenti mirano proprio a stabilire se esistano legami concreti e quale possa essere stata la loro natura.
Dopo il trasferimento in carcere, il procedimento prosegue con gli adempimenti davanti al giudice chiamato a valutare il fermo e le eventuali misure cautelari. In quella sede, Siher potrà esercitare il proprio diritto di difesa rispetto alle contestazioni formulate dalla Procura.
L’inchiesta dovrà chiarire il ruolo del “Movimento 17 ottobre”, le condotte attribuite ai due indagati e l’eventuale esistenza di connessioni con altri gruppi.
Al centro della vicenda restano dunque le accuse contenute nel decreto di fermo e gli elementi raccolti dagli investigatori. Sarà il percorso giudiziario a stabilire quali ipotesi troveranno conferma e quali responsabilità potranno essere eventualmente accertate.
