Il segretario di Stato americano starebbe considerando di lasciare anticipatamente il proprio incarico per concentrarsi sulla corsa alla nomination repubblicana per le prossime presidenziali. A riferirlo è il quotidiano britannico The Independent, che cita fonti politiche americane e britanniche. Possibile sfida con il vicepresidente JD Vance
AgenPress. Marco Rubio starebbe valutando di lasciare l’amministrazione di Donald Trump per prepararsi alla corsa alla Casa Bianca del 2028. Il segretario di Stato americano, che ricopre anche il ruolo di consigliere per la Sicurezza nazionale, potrebbe dunque dimettersi nei prossimi mesi, anche alla luce della pesante sconfitta subita dai repubblicani alle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
L’indiscrezione è stata pubblicata da The Independent, che cita fonti vicine al Partito repubblicano negli Stati Uniti e alcuni esponenti del governo britannico. Secondo il quotidiano, l’ipotesi di un passo indietro era già stata presa in considerazione da Rubio prima ancora della pubblicazione dei risultati elettorali. La sconfitta repubblicana avrebbe però rafforzato le ragioni di un possibile addio.
L’obiettivo sarebbe quello di preparare per tempo la candidatura alle primarie repubblicane in vista delle presidenziali del novembre 2028. Rubio viene indicato da alcune delle fonti citate come uno dei principali aspiranti alla successione di Trump, con il vicepresidente JD Vance considerato il suo rivale più diretto.
Tra le motivazioni che potrebbero spingere Rubio a lasciare il governo ci sarebbe anche la necessità di prendere le distanze dalla guerra in Iran, diventata uno dei principali fattori di contestazione nei confronti dell’amministrazione Trump.
Una fonte vicina agli ambienti politici di Washington, citata da The Independent, sostiene che il segretario di Stato avrebbe interesse a separare il proprio futuro politico dalle scelte militari del presidente. In particolare, Rubio dovrebbe evitare che le conseguenze del conflitto pesino sulla sua eventuale candidatura presidenziale.
Secondo un alleato del segretario di Stato, lasciare l’incarico avrebbe una logica politica precisa: consentirgli di costruire un profilo autonomo e di presentarsi agli elettori come un candidato distinto dall’attuale amministrazione. La guerra con l’Iran ha infatti rappresentato uno dei temi più controversi della campagna elettorale e avrebbe contribuito alla perdita di consenso dei repubblicani.
Il risultato delle elezioni di metà mandato ha rappresentato una pesante battuta d’arresto per Trump e il suo partito. I democratici hanno conquistato il controllo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato, mettendo fine alla maggioranza repubblicana in entrambi i rami del Congresso.
La sconfitta ha aperto una fase di tensione all’interno dell’amministrazione, con interrogativi sulla gestione della guerra, sulle strategie politiche della Casa Bianca e sulle responsabilità del risultato elettorale.
Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, Rubio non sarebbe l’unico componente dell’amministrazione a valutare un’uscita anticipata. Fino a cinque membri del governo potrebbero infatti prendere in considerazione l’ipotesi di lasciare gli incarichi dopo il risultato delle urne. Tra le ragioni ci sarebbe anche il timore delle iniziative di controllo parlamentare che i democratici potrebbero avviare una volta insediatosi il nuovo Congresso, previsto per gennaio.
La prospettiva delle dimissioni di Rubio si intreccia inevitabilmente con la partita per la successione politica a Donald Trump. Il vicepresidente JD Vance è considerato uno dei principali candidati alla nomination repubblicana del 2028, ma Rubio potrebbe rappresentare un concorrente particolarmente competitivo.
Un alleato del segretario di Stato, citato da The Independent, sostiene che Rubio sarebbe attualmente in una posizione favorevole nella possibile competizione interna al partito, anche rispetto a Vance. Il confronto tra i due potrebbe diventare uno dei temi centrali della politica americana nei prossimi due anni. Entrambi fanno parte dell’attuale amministrazione, ma hanno profili e percorsi politici differenti.
Rubio, già senatore della Florida e candidato alle primarie repubblicane del 2016, ha costruito la propria carriera sulla politica estera e sulla tradizione conservatrice del Partito repubblicano. Vance, invece, rappresenta una delle figure più vicine alla componente populista e nazionalista del movimento trumpiano.
Le indiscrezioni sono state respinte dall’amministrazione americana. Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha definito le ricostruzioni di The Independent «teorie del complotto false e infondate», sostenendo che Trump abbia costruito una squadra unita e concentrata sull’agenda America First.
Anche il Dipartimento di Stato ha contestato duramente la notizia. Il portavoce Dylan Johnson ha definito il servizio giornalistico «completamente infondato», accusando il quotidiano di basarsi su fonti anonime inventate.
Non esiste quindi, al momento, una conferma ufficiale delle dimissioni né un annuncio di candidatura da parte di Rubio.
Il segretario di Stato aveva già affrontato in passato le indiscrezioni sulle proprie ambizioni presidenziali. Nel settembre scorso aveva dichiarato di non avere programmi immediati per candidarsi alla Casa Bianca, assicurando di essere concentrato al cento per cento sui propri incarichi nell’amministrazione.
Adesso, dopo la sconfitta elettorale repubblicana, il quadro politico potrebbe essere cambiato. La possibile uscita di Rubio dal governo aprirebbe una nuova fase nella competizione per la leadership del Partito repubblicano e potrebbe anticipare di oltre un anno l’inizio della battaglia per la successione a Trump. Per ora, tuttavia, si tratta di indiscrezioni attribuite a fonti anonime, smentite ufficialmente dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato.
