Naufragio Cutro, uomini dello Stato a processo: USIF chiede “verità senza gogna”

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. In vista della prima udienza del processo penale sul naufragio di Cutro, fissata per il 14 gennaio a Crotone, l’Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF) interviene per richiamare la necessità di un giudizio equilibrato e rispettoso delle garanzie nei confronti dei sei uomini dello Stato imputati per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

La tragedia avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, costata la vita ad almeno 94 persone e con un numero imprecisato di dispersi, resta una ferita profonda per il Paese e un dolore incancellabile per le vittime e i loro familiari. Una tragedia che impone verità e giustizia, ma anche responsabilità e rigore nel giudizio.

Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura – afferma USIF – auspichiamo che il processo consenta di fare piena chiarezza sull’operato dei colleghi coinvolti. Chi serve lo Stato non agisce mai con l’intento di provocare un danno deliberato, ma opera in contesti complessi, emergenziali e spesso drammatici”.

Il sindacato prende atto della presenza annunciata all’udienza di numerose ONG e di Amnesty International Italia in qualità di osservatore. Senza entrare nel merito del procedimento, USIF evidenzia tuttavia come “raramente tali organizzazioni si siano costituite parte civile nei confronti delle reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, veri responsabili di tragedie come quella di Cutro”.

“Questa vicenda – prosegue USIF – non è solo una tragedia per le vittime e per i loro familiari, ma anche per i servitori dello Stato coinvolti, sottoposti da mesi a una gogna mediatica preventiva e a una pressione personale e professionale enorme. Una condizione che rischia di trasformarli in ‘morti viventi’, prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo di responsabilità”.

Per l’Unione Sindacale Italiana Finanzieri, il processo deve restare “il luogo della verità e delle garanzie, non quello dei giudizi sommari o della colpevolizzazione anticipata”.

“Difendere lo Stato di diritto – conclude USIF – significa tutelare le vittime, ma anche chi rappresenta quotidianamente le istituzioni in prima linea. La giustizia deve basarsi sui fatti, non sull’emotività”.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -