Ogni forma di discriminazione e persecuzione basata su razza, religione o origine; rifiuta ogni strumentalizzazione del nome di Dio”. Dal Pontefice l’invito ad un impegno comune per un dialogo fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla verità
AgenPress. Alzare la nostra voce a favore di ogni minoranza che soffre. Come ho detto a Bamenda in Camerun: “Guai … a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi …, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”.
Il Pontefice, ricorda che il dialogo interreligioso è “uno strumento prezioso per allentare le tensioni e costruire una pace duratura”. Promuovendo questo dialogo “e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”.
Dinanzi all’odierno panorama internazionale, ai “flussi crescenti di migranti e di rifugiati”, ai discorsi di odio che avvelenano il tessuto sociale”, all'”indebolimento del legame familiare” e all’”erosione dei riferimenti etici e spirituali, in particolare tra i giovani”, servono relazioni basate sui valori fondamentali.
Oggi il mondo ha bisogno di una diplomazia e di un dialogo religioso fondati sulla pace, sulla giustizia e sulla verità. Cristiani e musulmani, crediamo insieme che ogni essere umano sia modellato dalle mani di Dio, e quindi rivestito di una dignità che nessuna legge né alcun potere umano hanno il diritto di confiscare.
